25 marzo 2001: IV domenica di Quaresima

O Padre, tu rispetti la nostra libertà anche quando decidiamo di andarcene da casa.

Fai crescere nel nostro cuore la nostalgia di tornare.

Scruti l'orizzonte e corri incontro al figlio, lo abbracci e fai festa.

Non gli chiedi come ha sperperato il patrimonio ricevuto da te.

Al figlio maggiore dai una lezione di misericordia.

Aiutaci a godere della tua presenza, della tua compagnia.

 

1 aprile 2001 - V Domenica di Quaresima

Grandi cose ha fatto il Signore per noi! Alla 'donna' sorpresa in flagrante adulterio dice: "Neanch'io ti condanno, va e d'ora in poi non peccare più". A San Paolo ha fatto capire che cosa è veramente importante e che cosa è 'spazzatura'. Dal momento che ha conosciuto Cristo, lascia perdere tutto il resto. Quando nel popolo di Israele regna la rassegnazione, quando è spenta la speranza, risuona la promessa: "Aprirò anche nel deserto una strada". Potranno tornare nella loro terra.

Anche a te il Signore dice: "Non ti condanno, va e d'ora in poi non peccare più". Fa' altrettanto con il tuo fratello, invece di avere fretta a condannare, invece di essere impaziente di eseguire la condanna.

Anche a te, più volte, il Signore ha fatto capire che cosa è veramente importante nella vita: non dimenticarlo; aiuta i tuoi fratelli a scoprirlo.

Se sei tentato dalla rassegnazione, se ti è così difficile sperare: guardati attorno! Tante piante sembrano senza vita; se ti avvicini però vedi il germoglio: è piccolo, ma è un segno di vita.

 

8 aprile 2001 - Domenica delle Palme

Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù.

Capostipite di una razza di preziosi facchini, disseminati sulle strade della sofferenza umana. La discendenza di Simone di Cirene, per fortuna, si è moltiplicata e allungata all'inverosimile, fino ad oggi. L'appartenenza a questa famiglia viene denunciata da una caratteristica comune a tutti i membri: l'attitudine ad aiutare un fratello a portare la croce (malattia, fame, ingiustizia, esclusione, solitudine, abbandono, problemi economici, difficoltà familiari, lutti...).

Non c'è bisogno di fare nomi. Basta quello del patriarca, un certo Simone di Cirene, di professione agricoltore, ma capace di improvvisarsi facchino. Gli infiniti anonimi che alleviano le sofferenze degli altri, specialisti nel coniugare il verbo "chinarsi" e "compatire" in tutte le forme. Specialmente quelli che pur avendo già troppi guai in proprio, si interessano dei guai altrui. Penso a lui, patito della montagna, innamorato della natura, con la schiena sbriciolata da una banale caduta. Quattro figli a casa. Non appena può muoversi sulla carrozzella, percorre i corridoi dell'ospedale alla ricerca di qualche disgraziato da confortare, di qualche disperato cui alleggerire il peso.

Si improvvisa cuoco, panettiere, confessore, segretario... e altro ancora pur di rendere meno penosa la situazione dei compagni di sventura. Dimentica la propria tragedia ("piccole cose", dice) per fare spazio, nel proprio cuore, alla miseria e all'angoscia dei fratelli occasionali.

Tutti coloro che pagano regolarmente il prezzo della dimenticanza di sè, del proprio tempo, dei propri diritti, dei propri fastidi, dei propri mezzi "limitati", per regalare agli altri un sorriso, un respiro di sollievo, un guizzo di speranza.

I solitari che si occupano degli "ultimi", cui nessuno bada.

I "volontari" che captano il grido silenzioso di qualcuno che invoca aiuto e non esistano a partire.

Le mie responsabilità

Tutte le volte che cedo alla tentazione di girare al largo di fronte alla croce altrui. Fingo di non vedere. Ho già fatto fin troppo. Non tocca a me. Che ci posso fare, io? Che cosa centro, io? "Sono forse il guardiano di mio fratello?" Tutte le volte che non mi lascio disturbare da un prossimo indesiderato, che arriva al momento meno opportuno, e non rispetta le regole, non si fa annunciare, sconvolge le mie abitudini, manda all'aria i miei programmi...

Preghiera

Signore, cancella dal mio vocabolario l'espressione "io non centro". E anche quell'altra: "Ho già fatto fin troppo". Quando si tratta della croce di un fratello, io centro sempre. Dal momento che centri Tu. E quando ho già fatto fin troppo, mi resta sempre da fare... il più.

(A. Pronzato, Via Crucis oggi, Gribaudi Editore)

 

15 aprile 2001 - Domenica di Pasqua

...anche noi possiamo camminare in una vita nuova (Romani 6,4). Quante volte hai toccato con mano la gioia dell'altro perché ti sei ricordato di lui, sei andato a trovarlo. Hai avuto la chiara sensazione di aver usato bene il tuo tempo. Poi 'travolti' dalle troppe cose da fare ci siamo dimenticati di quell'amico. Che bello essere in buona salute! Si possono fare tante cose. Viene il giorno in cui la malattia entra con prepotenza nella nostra esistenza e rende tutto più difficile. Il dialogo, la sintonia con le persone portano tanta serenità: poi d'improvviso ecco l'incomprensione, il fraintendimento. Vivere accanto ad una persona che ami e dalla quale ti senti amato; condividere esperienze belle, interessi, riflessioni; godere semplicemente della sua presenza, della sua compagnia rende bella la vita. Poi, un giorno, la morte spezza quel legame.

Qualcuno allora sceglie di 'abbuffarsi'. Finché ne hai la possibilità divertiti, corri... Altri - dal momento che non tutto può essere tenuto sotto controllo - 'si lasciano vivere'.

Il Cristo risorto viene a dirci: mentre cammini su questa terra ti è data la possibilità di 'pregustare' la 'vita nuova'. Godi i momenti belli, non angustiarti per tutto quello che ti limita. La rassegnazione lasci il posto all'impegno. La delusione lasci il posto alla speranza. La croce e il sepolcro vengono definitivamente illuminati dalla resurrezione.

Spalanca allora la finestra della tua vita, lascia entrare questo sole che illumina e riscalda. Sperimenterai anche tu (o forse stai già sperimentando) la croce e il sepolcro, ma giungerai alla gloria della risurrezione. Andate e portate a tutti la gioia del Signore risorto.

 

22 aprile 2001 - Seconda domenica di Pasqua

La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo.

È una delle affermazioni che troviamo nel salmo 117 (salmo responsoriale). In questa domenica potremmo verificare se questa affermazione è vera: per la comunità internazionale e nazionale, per la nostra comunità parrocchiale, per ciascuno di noi. Signore, tu hai detto: "Non giudicate e Dio non vi giudicherà. Non condannate gli altri e Dio non vi condannerà. Perdonate e Dio vi perdonerà." Stiamo 'costruendo' i rapporti con le persone, con chi ha sbagliato, con chi ci ha fatto del male partendo da questo invito del Signore? Signore, tu ci hai ammonito: " Non potete servire Dio e il denaro". Stiamo costruendo i rapporti tra le nazioni in modo che il tornaconto economico non sia l'unica finalità o la più importante? Signore, tu ci hai ricordato il progetto originario sull'uomo e sulla donna: insieme in modo fedele, indissolubile, aperti alla vita. Le famiglie esistenti, i giovani che si sposano cercano di realizzare questo progetto?

 

29 aprile 2001 - Terza domenica di Pasqua

Vi avevamo espressamente ordinato di non insegnare più nel nome di costui (Gesù), ed ecco voi avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo.

In molte parti del mondo si tenta, anche oggi, di ostacolare la testimonianza dei cristiani. Si vorrebbe impedire loro di raccontare la gioia dell'incontro con Gesù Risorto. Anche in Italia dei cristiani sono stati uccisi perché, obbedendo all'invito del Signore, hanno denunciato ingiustizie, oppressioni... Non mi pare sia questa, però, la situazione in cui vengono a trovarsi molti cristiani in Italia, oggi.

Tutti abbiamo sperimentato i capricci di un bambino. La mamma o il papà talvolta, invece di sgridarlo, adottano un'altra tecnica: cercano di distrarlo, di spostare altrove la sua attenzione. Qualcosa di analogo avviene nei confronti di tanti ragazzi, giovani e adulti che almeno una volta sono stati 'raggiunti' dall'invito del Signore. Difficilmente li si ostacola in modo esplicito, vengono semplicemente 'distratti'. Non mancano certo i mezzi e le occasioni per distogliere la loro attenzione da Gesù Cristo. Credo che i cristiani debbano essere anzitutto consapevoli di questo e offrire la testimonianza di una vita lieta, serena perché sostenuti dalla certezza della presenza di Cristo risorto.

 

6 maggio 2001 - Quarta domenica di Pasqua

Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono.

Per essere sicuro di ascoltare proprio la 'sua voce', devo trovare la risposta a queste domande: 'quando' e 'in che modo' oggi il Buon Pastore parla a noi?

Attraverso la Parola proclamata nell'assemblea; attraverso i pastori (Papa, Vescovi, preti) nella misura in cui sono docili 'uditori' dello Spirito e in comunione tra di loro; attraverso i 'profeti' (ad esempio: Enzo Bianchi, frère Roger), ai quali il Signore ha consegnato una parola da dire oggi a tutti. Anche nell'intimo della coscienza il Signore si rivolge a noi. Il fratello e la sorella che vivono accanto a me sono 'parole' che Dio ha pronunciato nella storia.

In sintesi: Dio si serve di segni. La scelta di Dio sorprende anzitutto chi è stato scelto. Ma ti possono riconoscere in me gli uomini, o almeno capacitarsi che tu m'abbia mandato come messaggero della verità, portatore dalla tua misericordia? si chiedeva K. Rahner. Tu m'hai mandato: tuo ambasciatore sono io; misero, ma pur sempre tuo ambasciatore, mandato da te, segnato con il tuo carattere indelebile. E la tua verità non diventa falsa perché l'annuncio io, peccatore.

 

13 maggio 2001 - Quinta domenica di Pasqua

(Paolo e Barnaba) riunirono la comunità e riferirono tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro

6Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. 7Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. 8Non c’è differenza tra chi pianta e chi irrìga, ma ciascuno riceverà la sua mercede secondo il proprio lavoro. 9Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. (1 Cor. 3)

In S. Paolo questa consapevolezza è molto chiara: Dio fa crescere; siamo collaboratori di Dio. Come è facile dimenticarlo e attribuirci meriti che non abbiamo! Perché questo avvenga credo che sia anzitutto necessario 'lavorare' nel 'campo' che Dio ci ha indicato. Abito nella via di questo quartiere, ho questi colleghi di lavoro. A queste persone sono mandato ad annunciare la buona notizia del Regno di Dio; queste persone devo servire; questi fratelli devo amare come Dio ama me. Inoltre dovrò preoccuparmi di dire una 'parola' frutto di riflessione, di studio: il Signore la renderà efficace in modo che arrivi 'fino al cuore'. Cercherò di essere 'sale saporito', 'luce posta in alto', 'lievito buono'. Lo Spirito aprirà gli occhi del fratello e li renderà capaci di vedere per accogliere la mia testimonianza.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.

La comunità cristiana sarà 'credibile' nella misura in cui sarà 'unita' nell'amore. Le parole della preghiera eucaristica Vd diventino 'programma di vita per le nostre comunità cristiane:

"in un mondo lacerato da discordie, la tua chiesa, Signore, risplenda, segno profetico di unità e di pace"  

 

20 maggio 2001 - Sesta domenica di Pasqua

"Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate." (Vangelo di Giovanni 14,28-29)

'Turbamento', 'timore', 'gioia'. È il turbamento di chi è stato amato, scelto, di chi ha condiviso tre anni di vita con Gesù; è il turbamento dell'amico 'costretto' a vivere il momento della separazione. È cresciuto un legame forte ed ora si spezza. È il timore di chi viene mandato 'nel mondo' che tante volte si manifesta ostile. È il timore dell'inadeguatezza: sarò in grado di portare 'la Parola', i doni del Signore a tutti con fedeltà? Siamo invitati a rallegrarci perché 'al Padre' Gesù non va solo. Ha aperto la strada ed invita tutti noi a seguirlo. Il giorno della nostra morte verrà a prenderci per portarci 'nella sua casa' ad occupare quel 'posto' che ha preparato per ciascuno di noi. Ritroveremo le persone che ci hanno amato, che abbiamo amato. E sarà per sempre. Sia allora sulla nostra bocca l'invocazione che conclude il libro dell'Apocalisse: "Vieni, Signore Gesù". Viviamo la morte non solo come 'lacerazione', ma come il realizzarsi di una bellissima promessa.

 

27 maggio 2001 - Ascensione del Signore

"Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra." (Atti degli Apostoli 1,8)

Che cosa significa in concreto essere testimoni di Gesù risorto? Ecco: un cristiano o un gruppo di cristiani, in seno alla comunità d’uomini nella quale vivono, manifestano capacità di comprensione e di accoglimento, comunione di vita e di destino con gli altri, solidarietà negli sforzi di tutti per tutto ciò che è nobile e buono. Ecco: essi irradiano, inoltre, in maniera molto semplice e spontanea, la fede in alcuni valori che sono al di là dei valori correnti, e la speranza in qualche cosa che non si vede, e che non si oserebbe immaginare. Allora con tale testimonianza senza parole, questi cristiani fanno salire nel cuore di coloro che li vedono vivere, domande irresistibili: perché sono così? Perché vivono in tal modo? Che cosa o chi li ispira? Perché sono in mezzo a noi? Ebbene, una tale testimonianza è già una proclamazione silenziosa, ma molto forte ed efficace della buona novella. (Evangelii Nuntiandi n. 21)

 

3 giugno 2001 - Pentecoste

"Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto." (Vangelo di Giovanni 14,26)

Spirito Consolatore, // crea in noi il silenzio necessario per ascoltare la Parola. // Donaci la costanza nelle tribolazioni. // Fa' che non ci abbattiamo per la mancanza di successo. // Le preoccupazioni del mondo e l'inganno della ricchezza non soffochino la Parola. // Spirito Consolatore, // fa' che la Parola plasmi i nostri pensieri, ispiri le nostre azioni e susciti sentimenti buoni. // Spirito Consolatore, // la Parola suggerisca ai governanti le scelte per un autentico bene comune. // Fa' che ci mettiamo con onestà in ascolto della Parola; allontana da noi la tentazione di ammorbidirla, di addomesticarla, di vanificarla. // Spirito Consolatore, // donaci la sapienza, perché con la Parola sappiamo illuminare questo nostro tempo.

 

10 giugno 2001 - SS. Trinità

"che cosa è l'uomo perché te ne ricordi ?" (Salmo 8)

"Era un giorno come tanti altri, e quel giorno Lui passò. Era un uomo come tutti gli altri e passando mi chiamò, come lo sapesse che il mio nome era proprio quello, come mai volesse proprio me nella sua vita, non lo so." Questo canto, intitolato 'Vocazione', esprime la sorpresa di chi è chiamato: come mai vuole proprio me? La stessa sorpresa è espressa nel salmo 8: come mai il Signore si interessa all'uomo, piccolo se confrontato con la magnificenza del cielo, della luna e delle stelle? Mi son chiesto perché la chiesa ci fa pregare con questo salmo nella solennità della SS. Trinità? Forse per ricordarci che il nostro Dio, Padre Figlio e Spirito Santo, si interessa a noi, è vicino, viene ad abitare in noi se gli apriamo la porta quando arriva e bussa. Non è un Dio lontano, indifferente alle vicende umane. Non gli interessano le statistiche. non si accontenta se il 99% si salva; va a cercare la centesima pecora che si era smarrita. Non si lascia distrarre dalla folla che lo attornia: si ferma e fa chiamare il cieco seduto ai margini della strada.

Questo salmo contiene anche un'altra affermazione: se Dio si interessa all'uomo, se Dio ama l'uomo significa che agli occhi di Dio l'uomo è importante. Da qui discende la sua dignità, la sua grandezza, la sua inviolabilità. Non credo sia esagerato dire che celebrare la SS. Trinità significa avere un atteggiamento di 'grande rispetto' per l'uomo.

 

17 giugno 2001 - SS. Corpo e Sangue di Cristo

"Allora Gesù prese i cinque pani e i due pesci e, levati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla." (Luca 9,16)

Questa pagina di S. Luca mi ricorda un'altra pagina del vangelo di S. Marco: il cieco all'uscita di Gerico (10,46-52). Là 'molti' lo sgridavano per farlo tacere; qui i discepoli suggeriscono a Gesù di 'congedare la folla perché vada nei villaggi per alloggiare e trovar cibo'. Là, Gesù dice ai presenti: 'chiamatelo!'; qui si rivolge ai discepoli con queste parole: 'voi stessi, date da mangiare a questa gente!' Là, alla fine, chiamarono il cieco; qui distribuiscono alla folla i pani e i pesci ricevuti da Gesù.

È interessante notare che Gesù per comunicare i suoi doni (la salvezza) coinvolge l'uomo. Non lui direttamente chiama il cieco, ma dice a chi gli è vicino: chiamatelo! Non lui direttamente distribuisce pani e pesci, ma li dà ai discepoli perché abbiano a distribuirli. Queste pagine del vangelo ci aiutano a capire qual è il nostro ruolo di cristiani. Riceviamo i doni dal Signore per comunicarli, per condividerli, per distribuirli. È particolarmente stimolante la domanda che San Giacomo rivolge a tutti noi: "Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: "Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi", ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?" (Gc 2,15-16). È profondamente evangelica la preghiera di San Francesco: "O Signore, fa' di me uno strumento..."

"Perché il Signore permette che tanti uomini muoiano di fame? Perché il Signore non pone fine alle violenze, alle ingiustizie...? Il Signore ha fatto una cosa importante: ha creato te! Insieme ai tuoi fratelli: datti da fare!

 

24 giugno 2001 - Natività di S. Giovanni Battista

" Giovanni è il suo nome." (Luca 1,63)

Il bambino riceve il nome per una scelta di Dio, nome significativo e carico di promesse: "Il Signore è favorevole, usa misericordia". Non è difficile trovare tra gli israeliti nomi che esprimono un'idea religiosa, la potenza, la misericordia di Dio, il soccorso che da lui ci si attende, il sentimento di parentela con lui (Raffaele: Dio guarisce).

Il Signore 'usa misericordia' con Zaccaria ed Elisabetta che non avevano ancora sperimentato la gioia della paternità e della maternità, anzi sembrava definitivamente preclusa (Lc 1,7).

Il Signore 'usa misericordia' con tutti noi. Il Padre manda 'il Salvatore' (gli metterai nome Gesù, perché lui salverà il suo popolo da tutti i peccati (Mt 1,21).

Giovanni aiutò i suoi contemporanei a riconoscere Gesù presente in mezzo a loro. In questo diventa per il cristiano modello da imitare. Anche noi siamo chiamati a riconoscere insieme ai nostri contemporanei Dio presente e operante nella nostra storia. Per questa ragione la nostra preghiera dovrebbe essere caratterizzata da meraviglia, gioia, silenzio contemplativo e anche timore.

 

1 luglio 2001 - XIII Domenica del tempo ordinario

"Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Luca 9,58)

A chi vuole seguirlo, Gesù fa capire a che cosa si impegna. Lui 'Figlio dell'uomo', 'Messia', 'Signore' ha percorso la via dell'incarnazione, della solidarietà [pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Filippesi 2,6-8)]. Con la venuta di Gesù non assistiamo al trionfo dei giusti [io vi mando come pecore in mezzo ai lupi (Matteo 10,16)]. Anzi, il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo. Chi vuole seguirLo è avvertito!

Gesù non offre 'insicurezza'. Ad una 'sicurezza' fondata sul possesso, su garanzie economiche, sull'accoglienza da parte delle persone che incontriamo; Gesù oppone una sicurezza fondata su una fiducia incondizionata nella provvidenza [Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre (Matteo 6,26). Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro (Matteo 6,28-29)]

 

8 luglio 2001 - XIV Domenica del tempo ordinario

" il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due " (Luca 10,1)

Gesù, che aveva messo nelle mani dei 12 discepoli i pani e i pesci da distribuire alla folla, ora mette nelle mani di questi settantadue la sua 'potenza' ("Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome"). Mette sulla loro bocca la sua 'parola' (In qualunque casa entriate, dite: Pace a questa casa!). Ancora una volta siamo di fronte al 'mistero' di Dio che 'chiede' la collaborazione dell'uomo per far crescere il suo Regno.

" il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi"

Il discepolo è 'mandato' ad annunciare l'arrivo del Signore, a preparare le persone perché siano in grado di accoglierlo, a favorire l'incontro tra le persone e il Signore. Le persone non devono legarsi al discepolo [Quando uno dice: "Io sono di Paolo", e un altro: "Io sono di Apollo", non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma che cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irrìga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. (1 Cor 3,4-6)]. Inconsciamente la samaritana esprime il ruolo del discepolo: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?". I suoi concittadini non sono scortesi con lei quando le dicono: "Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo". (Vangelo di Giovanni, capitolo 4)

 

15 luglio 2001 - XV Domenica del tempo ordinario

"...lo vide e passò oltre... ...lo vide e passò oltre... lo vide e ne ebbe compassione."

È la compassione che mette in moto la serie di azioni (gli si fece vicino - fasciò - versandovi - caricatolo - portò - si prese cura - estrasse - diede - rifonderò). Quando Gesù incontra la vedova di Nain (san Luca dice): vedendola ne ebbe compassione (7,13). Nella parabola del padre e dei due figli troviamo scritto: commosso gli corse incontro (Luca 15,20). Gesù con i suoi gesti di misericordia rivela "un Dio misericordioso" che diventa 'modello' per il discepolo. Sempre nel vangelo di Luca (6,27-36) troviamo l'invito a 'prestare gratuitamente senza sperare nulla in contraccambio, per essere figli di Dio che è benevolo e buono, misericordiosi come il Padre celeste è misericordioso'. Allora il Samaritano è il modello del discepolo.

Erano samaritani quelli che avevano irritato Giacomo e Giovanni con il loro rifiuto di accogliere Gesù perché era diretto a Gerusalemme. È samaritana la donna che - conoscendo bene il disprezzo dei giudei - si meraviglia di Gesù che si ferma a parlare con lei e le chiede da bere. È una "albanese" la donna (Madre Teresa di Calcutta) che il Signore oggi ci ha indicato, ripetendo: "va, e anche tu fa' lo stesso".

Chi è oggi l'uomo che è incappato nei briganti, spogliato, percosso, abbandonato mezzo morto? Chi sono i 'briganti'? Di che cosa è stato spogliato? Dei beni, della dignità, della capacità di dare un senso alla vita? Che cosa significa - in concreto - chinarsi su di lui con compassione? L'invito di Gesù è per il singolo cristiano o anche per la comunità cristiana?

"La carità evangelica, poiché si apre alla persona intera e non soltanto ai suoi bisogni, coinvolge la nostra stessa persona ed esige la conversione del cuore. Può essere facile aiutare qualcuno senza accoglierlo pienamente. Accogliere il povero, il malato, lo straniero, il carcerato è infatti fargli spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie, nella propria città e nelle proprie leggi. La carità è molto più impegnativa di una beneficenza occasionale: la prima coinvolge e crea un legame, la seconda si accontenta di un gesto." (Evangelizzazione e testimonianza della carità, 39) 

 

22 luglio 2001 - XVI Domenica del tempo ordinario

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola.

Ascoltare è sedersi ai piedi di Gesù tenendo lo sguardo fisso su di lui (sono molti i segni della sua presenza: il pane e il vino consacrati, l'altare, il libro della Parola, tutti quelli che Lui ha inviato, i poveri...). Ascoltare è fare in modo che la nostra attenzione sia tutta su di lui (impegno difficile è allontanare le distrazioni). Ascoltare è impegnarsi per capire bene. Ascoltare è essere disposti a rimettere in discussione le proprie convinzioni, a cambiarle se necessario. Ascoltare significa lasciarsi trasformare, a poco a poco, fino a essere condotti su strade spesso diverse da quelle che avremmo potuto immaginare chiudendoci in noi stessi. L'ascolto sarà più efficace se è preceduto da fiducia in Dio che ci parla. Perché l'ascolto porti ad un cambiamento di mentalità non dev'essere saltuario. L'ascolto autentico genera nel cristiano l'impegno perché il Regno di Dio cresca nel mondo. Chi ama è favorito nell'ascolto: capirà il senso profondo delle parole.

 

29 luglio 2001 - XVII Domenica del tempo ordinario

Se a Sodoma troverò dieci giusti, non la distruggerò.

Dieci giusti attirano la benevolenza, la misericordia, il perdono del Signore. La storia ci consegna molti esempi. Dio si è fatto uomo là dove e quando una donna (Maria) ha detto: "eccomi, si faccia di me secondo la tua parola". Quando Maria accoglie Dio che si fa uomo nel suo grembo, non soltanto lei, ma tutti gli uomini potranno essere salvati. Quando una persona si lascia 'guardare' da Dio, quando non si sottrae alla chiamata del Signore, quando accetta di essere 'unta' con l'olio profumato (il crisma: nel battesimo, nella cresima, nell'ordine sacro); diventa una persona profumata e il suo profumo si espande e altri saranno attratti. A Francesco d'Assisi si uniranno presto altri giovani. Madre Teresa di Calcutta, che ha cominciato da sola, si troverà accanto migliaia di altre donne. Moltissimi uomini e donne affascinati dall'esempio di Giuseppe Benedetto Cottolengo, prete torinese, metteranno la loro vita a servizio degli ammalati.

Sarebbe bellissimo se le persone che mi vivono accanto, affascinate dal mio modo di vivere, si aprissero con disponibilità all'iniziativa di Dio!

 

5 agosto 2001 - XVIII Domenica del tempo ordinario

Riposati, mangia, bevi e datti alla gioia.

La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto! Ha lavorato, non ha sottratto ad altri. Per l'abbondanza del raccolto non è certo condannabile. Costruisce magazzini più grandi: nulla di sbagliato in tutto questo. Sbagliato, secondo Gesù, è il ragionamento seguente: hai a disposizione molti beni per molti anni; non preoccuparti. Questa ricchezza renderà sicura, tranquilla la tua vita. Anche l'amministratore infedele (Luca 16,1ss) non sarebbe d'accordo. Nel fare le sue scelte è guidato da un altro pensiero: "farò in modo che ci sia sempre qualcuno che mi accoglie in casa sua"

La certezza di non finire i propri giorni nella solitudine, una discreta sicurezza economica non bastano a rendere 'sensata' (ricca di senso, di significato) la nostra vita. La vera gioia si esperimenta quando si diventa capaci di donare generosamente, gratuitamente. La 'pietra angolare' su cui costruire la nostra sicurezza è Gesù Cristo.

Come ci invita a fare S. Paolo, pensiamo, cerchiamo le 'cose di lassù' dove si trova Cristo, assiso alla destra di Dio. Può risultare utile, oltre che piacevole, la lettura del racconto intitolato "Un soldo".

 

12 agosto 2001 - XIX Domenica del tempo ordinario

Si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli.

L'attesa di un padrone così diverso da tutti gli altri (nello stesso tempo così simile a Gesù) non si vive nella paura d'essere presi in fallo ma nel gioioso desiderio di mostrargli l'attaccamento che si ha per lui. L'immagine insolita offerta nella prima parabola spicca con naturalezza nell'insieme del brano. L'attesa di cui si parla è rischiarata dal raggio luminoso della speranza.

Un'attesa di questo genere non potrebbe essere puramente passiva. Infatti mette in azione, fa scattare un'attività che non ammette alcuna sosta e non lascia sfuggire alcun momento della vita. Ciò è ben espresso dalle due immagini poste all'inizio del brano: la cintura ai fianchi, le lucerne accese. Slacciare la cintura e lasciar sventolare la tunica sarebbe segno evidente di riposo e di distensione. Gesù non accorda tregua ai suoi discepoli: in nessun momento sono disimpegnati dal loro servizio, la loro attività non deve conoscere riposo. La seconda immagine, quella delle lucerne accese che non si devono mai lasciar spegnere, insiste sull'idea che il discepolo deve sapersi di servizio di notte e di giorno. Gesù dunque non vuole discepoli a tempo parziale: quando ci si impegna al suo servizio, ciò avviene nella totalità di quello che si è. Non c'è vero cristiano che ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni per settimana.

 

9 settembre 2001 - XXIII Domenica del tempo ordinario

Gesù obbliga coloro che intendono seguirlo ad una chiara e ferma presa di posizione. Non potete servire Dio e i soldi, ammonisce Gesù (Matteo 6,24). Se qualcuno vuol venire con me, smetta di pensare a se stesso (Matteo 16,24). Per essere perfetto, vai a vendere tutto quello che hai, e i soldi che ricavi dalli ai poveri. Allora avrai un tesoro in cielo. Poi, vieni e seguimi (Matteo 19,21). Simone e Andrea abbandonarono le reti e lo seguirono subito (Marco 1,18). Non puoi essere cristiano e conservare rancore per tutta la vita: sei cristiano, devi perdonare. Se passi la vita assillato dalla preoccupazione di costruirti una sicurezza economica, non dire che ti fidi della Provvidenza.

Te la senti di fare questa scelta? Pensaci bene! Non ti accada di iniziare a costruire e lasciare l'opera a metà (Luca 14,25 e seguenti). La decisione per il Regno richiede maturità e serietà, perseveranza e fatica, intelligenza e programma.

 

16 settembre 2001 - XXIV Domenica del tempo ordinario

Il Signore non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Il peccatore è colui che, in modo consapevole, ha voltato le spalle a Dio. Preferisce vivere secondo un progetto da lui elaborato, piuttosto che fidarsi di Dio. Fa del male ai fratelli. Finisce col rovinarsi e rovinare la vita agli altri.

Dio cerca i peccatori. Probabilmente molti si convertono perché, con sorpresa, si accorgono che Qualcuno ha fiducia in loro, dà loro un'altra possibilità, non ha già emesso la sentenza di condanna. Dio non usa le statistiche. Non dice: è 'fisiologico' che su cento pecore, una si smarrisca. Lascia le novantanove e va a cercarla. Il Padre non 'rinfaccia' al figlio più giovane gli errori commessi: lo abbraccia, lo perdona.

Il cristiano si sente 'pecora smarrita', destinatario del perdono. Dio va oltre: associa il cristiano a se nella ricerca di altre 'pecore smarrite'. Forse dovremmo rivedere tanti nostri atteggiamenti nei confronti di chi ha peccato.

 

23 settembre 2001 - XXV Domenica del tempo ordinario

"Rendi conto".

Oggi siamo invitati a fare una seria riflessione sull'atteggiamento che caratterizza la nostra vita. 'C'è tempo', 'ci penserò', 'vedremo': quante volte usiamo queste espressioni per rimandare una decisione! Il rischio è quello di dire anche a Gesù Cristo: ci penserò. Quanto tempo abbiamo a disposizione? Coloro che martedì 11 settembre 2001 sono saliti ai piani delle torri gemelle di New York forse pensavano di avere ancora tempo a disposizione. I quattro pescatori di Galilea 'subito' lasciate le reti e la barca lo seguirono.

Oggi il Signore ti chiede se vuoi affidare a tua vita a Lui o confidare nella ricchezza. Oggi ti è richiesto di non trattare gli altri come clienti da imbrogliare: sono tuoi fratelli! I telegiornali di questi giorni ci informano, con toni preoccupati, sull'andamento delle 'borse'. È una preoccupazione da ricchi. Chi aveva capitali e li ha investiti segue con ansia la flessione delle azioni. Chi hai deciso di servire?

 

30 settembre 2001 - XXVI Domenica del tempo ordinario

"un mendicante giaceva alla sua porta"

Il mendicante non si trova nella sala dove tutti i giorni si banchettava lautamente. L'uomo ricco non lo vede e se ne dimentica. Quante volte succede la stessa cosa a noi: non vediamo e ci dimentichiamo. In questi giorni sono diventati 'visibili' milioni di profughi che fuggono dall'Afghanistan, centinaia di migliaia di bambini afghani ridotti a lavorare come 'schiavi' in Pakistan. Quanti altri sono "fuori, davanti alla porta" e non ci accorgiamo della loro presenza?

"se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno".

Sono molte le persone che cercano, anche oggi, il contatto con i morti. Molti imbroglioni l'hanno capito e si rendono disponibili a far da tramite, magari dietro pagamento di consistenti somme di denaro. La risposta di Abramo è chiara: la conversione nasce dall'accoglienza della Parola di Dio. Chi l'ascolta e la mette in pratica sarà come albero piantato lungo il fiume. Egli darà frutto a suo tempo, le sue foglie non appassiranno: riuscirà in tutti i suoi progetti (salmo 1). Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà simile a un uomo intelligente che ha costruito la sua casa sulla roccia (ci ricorda Gesù nel vangelo di Matteo 7,24). C'è chi accoglie con entusiasmo la Parola di Dio, ma non è costante: appena incontra difficoltà subito si lascia andare. A volte sono le preoccupazioni di questo mondo e i piaceri della ricchezza a soffocare la Parola (Matteo 13,18ss).

 

7 ottobre 2001 - XXVII Domenica del tempo ordinario

"Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare."

Ma chi è poi Apollo? e chi è Paolo? Semplici servitori per mezzo dei quali voi siete giunti alla fede. A ciascuno di noi Dio ha affidato un compito. Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere. Perciò chi pianta e chi innaffia non contano nulla: chi conta è Dio che fa crescere. (1 Corinzi 3,5-7)

E Gesù diceva: "Il regno di Dio è come la semente che un uomo sparge nella terra. Ogni sera egli va a dormire e ogni giorno si alza. Intanto il seme germoglia e cresce, ed egli non sa affatto come ciò avviene. La terra, da sola, fa crescere il raccolto: prima un filo d'erba, poi la spiga e poi, nella spiga, il grano maturo. E quando il frutto è pronto subito l'uomo prende la falce perché è venuto il momento del raccolto". (Marco 4,26-29)

In un tempo in cui l'uomo è affetto da 'delirio di onnipotenza' è duro e allo stesso tempo salutare ricordare che a ciascuno di noi Dio chiede tutto l'impegno possibile, ma Lui solo opera i miracoli, Lui solo salva.

 

14 ottobre 2001 - XXVIII Domenica del tempo ordinario

"Gesù maestro, abbi pietà di noi!"

La lebbra, al tempo di Gesù, non era una malattia curabile. Solo Dio poteva guarire dalla lebbra. Questa invocazione significa riconoscere che Gesù opera con la potenza di Dio: è quindi un atto di fede. La lebbra può diventare anche simbolo del peccato. Non è possibile guarire con l'impegno personale o con la tecnica: è necessario l'intervento di Dio che salva. Questa invocazione significa anche riconoscere il proprio limite. L'abitudine rende distratti: i nove dimenticano presto che la loro guarigione è frutto di un dono gratuito di Dio e quindi non sentono il desiderio di lodare Dio. Non ti accada di pensare: sono partito dal niente e mi sono fatto da solo!

 

 

21 ottobre 2001 - XXIX Domenica del tempo ordinario

"Quando Mosè alzava le mani..."

Cerchiamo di cogliere il valore simbolico di questo gesto. Il bambino piccolo alza le braccia davanti al papà o alla mamma: vuole essere preso in braccio. Sa che di quelle persone può fidarsi. Affida a loro tutto se stesso. Non lo fa con chiunque. Alziamo le braccia per allungare un oggetto ad una persona che sta in alto. Alziamo le braccia per prendere qualcosa che ci viene dato da chi sta più in alto di noi.

Pregare significa affidarsi al Signore, consegnare a lui tutto. Pregare significa far salire al Signore il canto della lode, la supplica, il ringraziamento, la richiesta di perdono. Nella preghiera offriamo propositi, sofferenze, gioie e debolezze. Nella preghiera ci apriamo ad accogliere il dono del Signore, la sua forza, il suo aiuto. "Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l'aiuto? L'aiuto viene dal Signore, che ha fatto cielo e terra"

 

 

28 ottobre 2001 - XXX Domenica del tempo ordinario

"per alcuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri"

Ti ringrazio, Signore. Il fariseo riconosce i doni del Signore. Di questi, però, si serve per costruirsi un piedistallo, dall'alto del quale guarda con disprezzo i suoi fratelli, giudica e condanna. San Paolo gli ricorderebbe che i doni del Signore sono per 'il bene comune', da mettere a disposizione.

Rifletti alloro sulle opportunità che tu hai avuto e che forse ad altri non sono state offerte; prendi coscienza dei tuoi doni e guarda con atteggiamento di servizio, con misericordia, con generosità i tuoi fratelli.

 

 

4 novembre 2001 - XXXI Domenica del tempo ordinario

"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua".

Gesù si autoinvita a casa tua. Ha la faccia dell'affamato (di compagnia, di ..., di ..., di ...) dell'assetato (di ..., di ..., di ...) dello straniero (es.: ); del carcerato (che cosa pensiamo di chi è in carcere, a che serve il carcere, a che dovrebbe servire?); dell'ammalato (c'è qualche ammalato che segui in questo periodo o che potresti andare a trovare?); di chi è nudo. In questi giorni Gesù ti è venuto incontro, è venuto a casa tua con una di queste facce? Dall'incontro con il Signore, è scaturito qualche impegno concreto?

Vedendo ciò, tutti mormoravano: "E` andato ad alloggiare da un peccatore!".

La gente - meravigliandosi - non condivide quello che Gesù decide di fare. La gente da tempo ha classificato Zaccheo. Questa gente (meno peccatrice di Zaccheo) che cosa avrebbe dovuto fare?

"Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".

Il Signore può invitare personalmente oppure mandare noi a consegnare il suo invito alle persone. Nel secondo caso, ti chiede di essere 'segno': - della sua attenzione per le persone (quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo. Gesù guarda proprio Zaccheo); - della sua fiducia (gli altri ti considerano un peccatore, vorrebbero che ti evitassi; io invece vengo a casa tua). Sei consapevole di questa responsabilità? "Essere segni della attenzione e della fiducia di Gesù": come si concretizza dentro la comunità parrocchiale e al di fuori? Ricordi qualche episodio in cui tu o altri siete stati positivamente stimolati dall'attenzione e dalla fiducia nei vostri confronti?

 

 

11 novembre 2001 - XXXII Domenica del tempo ordinario

Finché ci troviamo a camminare su questa terra la vita continua perché due sposi decidono di generare un figlio. Il lavoro, la fatica, l'impegno andranno a beneficio dei miei figli. Se anche noi moriamo, qualcosa di noi continua nei figli. La vita eterna non è prolungare all'infinito questa catena. Se le persone vissute 200 anni fa, non avessero generato, non ci sarebbe più l'uomo sulla terra. La vita eterna promessa da Gesù riguarda ogni uomo che vivrà in pienezza il suo essere figlio di Dio. Perché questa vita continui non ci sarà più bisogno di due sposi che generano. Ma dobbiamo vivere oggi, in modo da essere giudicati degni di partecipare al mondo futuro. Non: io continuerò nei miei figli e nipoti, ma io vivrò per sempre (Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, e i miei occhi lo contempleranno non da straniero. Giobbe)

Il celibe (ad esempio il prete) è un "segno" qui sulla terra di questa realtà definitiva.

La certezza della resurrezione aiuta i 7 fratelli ad affrontare la morte con coraggio e serenità. Nella nostra vita, la certezza della resurrezione ci ha aiutato a vivere con serenità momenti difficili?

La Scrittura non cade in facili concessioni alla nostra curiosità su come è fatto l’al di là, se è una spiaggia o se è in montagna, o se ci sono le nuvolette, e altre amenità simili: vuole richiamarci alla nostra responsabilità di uomini, che fin d’ora devono comportarsi in maniera degna dei figli della risurrezione.

Che cosa pensiamo di quei racconti, testimonianze in cui persone raccontano l'aldilà?

 

 

18 novembre 2001 - XXXIII Domenica del tempo ordinario

Il cristiano vive nell'attesa del

GIORNO DEL SIGNORE

Sarà un giorno in cui il Signore ridurrà i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia come il fuoco riduce la paglia. (rileggi la prima lettura)

Ogni volta che finisce il telegiornale, riesci a dire: sono certo che alla fine il Regno di Dio avrà la meglio, il bene trionferà sul male, la vita sulla morte, la pace sulla guerra, la giustizia sull'ingiustizia?

Siccome questo farà il Signore, noi non siamo autorizzati a vivere oziosamente. Siamo invitati a vivere in operosa attesa: siamo chiamati ad opporci oggi all'oppressore, a chi commette ingiustizia. (rileggi la seconda lettura)

Che cosa posso fare, che cosa sto facendo perché l'oppressore non continui ad opprimere e chi commette ingiustizia non continui a farlo?

Quando accadrà questo e quale sarà il segno che ciò sta per compiersi? (rileggi il vangelo)

Il biblista Ravasi Gianfranco dice che "è stupido ricorrere ad astrologia, a chiromanzie, a parapsicologia, a pseudo-scienze per indovinare il futuro dell'uomo". Che cosa pensi di questa affermazione?

Vi perseguiteranno a causa del mio nome. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime. (rileggi il vangelo)

Che cos'è la perseveranza? Quando un cristiano è perseverante? Conosci qualcuno che è stato veramente perseverante? (racconta)

 

 

25 novembre 2001 - Cristo Re dell'universo

I.N.R.I.

(Iesus Nazarenus Rex Iudeorum)

Regna la pace dove regna il Signore

Gesù non è un buon 'stratega'. Avrebbe dovuto dare una 'prova di forza'; raccogliere la provocazione: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto"; "Se tu sei il re dei giudei, salva te stesso!"; "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!"

Nella festa di Cristo re - la liturgia - ci presenta l’immagine del crocifisso. Non dimentichiamo che la croce è un patibolo, uno strumento di tortura, una condanna a morte infamante. Il nostro re è un condannato a morte, torturato senza opporre resistenza. Sotto un certo punto di vista, un fallito.

Un gruppo di ex-terroristi scriveva a don Adolfo Bachelet, fratello di Vittorio: "Ricordiamo bene le parole del suo nipote Giovanni, (che aveva pregato per gli assassini del padre e aveva invocato il perdono di Dio su di loro) durante il funerale del padre. Oggi queste parole ritornano a noi e ci riportano là a quella cerimonia, dove la vita ha trionfato sulla morte, e dove noi siamo stati davvero sconfitti, nel modo più fermo e irrevocabile.

È proprio vero che la 'reazione' dell'occidente all'attentato dell' 11 settembre era l'unica possibile?

Il fatto che Gesù non abbia reagito agli 'scherni', agli 'insulti' è segno di debolezza, di impotenza?

Qualcuno dice che se Hitler non fosse stato 'fermato', avrebbe imposto al mondo la sua ideologia intrisa di razzismo. Secondo costoro, oggi ci troveremmo nella stessa situazione! Che ne pensi?

Uno dei malfattori: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno"

Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso"

Conosci 'storie' simili a quella del malfattore del vangelo?

Quali atteggiamenti suggerisce questo 'dialogo' a ciascuno di noi?