VITA DI SAN CATALDO

           Il 10 maggio segna una scadenza importante nella vita personale e familiare di ogni collese. E' una di quelle date che acquistano un significato ed una rilevanza sin dalla prima infanzia, e continuano a segnare un punto di riferimento spontaneo e denso di felici, interne risonanze, per il resto della vita. La festa dì S. Cataldo costella e scandisce da secoli questo piccolo flusso di storia che si snoda in questo lembo della campagna lucchese, tanto da rappresentare ormai un gesto ed una presenza che esprime il tratto forse più saliente della nostra identità collettiva e paesana.

           Ma chi è questo personaggio da innumerevoli generazioni protagonista della vita religiosa di S. Maria a Colle? Quali i suoi legami con questa nostra terra? Una breve investigazione storica ci riporta a tempi e luoghi assai lontani. L'Irlanda, l'isola verde, lo smeraldo dell'oceano Atlantico, come la cantarono i poeti, fu la patria di Cataldo. Il secolo VII segnò il tempo della sua presenza e della sua azione. Il popolo che gli dette i natali era profondamente legato alla Fede Cristiana tanto che la stessa vita civile ne era profondamcnte segnata e quasi assorbita. La popolazione, divisa nei vari Clan trovava nei numerosi monasteri un centro naturale di riferimento e di orientamento, ed essi costituivano il pernio della vita civile, religiosa e culturale dell'epoca.

           Le tappe della vita di Cataldo evidenziano che egli non subì passivamente l'influenza del suo tempo ma ne accolse radicalmente i valori e ne divenne un protagonista. In tal senso ci indirizza la scelta da lui compiuta a favore dell'austero ideale monastico entrando nel monastero di Lismore. La sua vita venne così più a diretto contatto con questi centri di Fede, di azione pastorale di vitalità culturale e la sua persona ne restò segnata. Ma anche in questo nuovo contesto Cataldo dovette imporsi per la ricchezza delle doti umane e per la fervida operosità della Fede, tanto che prima fu eletto abbate del suo monastero, poi Vescovo della sede di Rachau. Nella sua vita vengono ora a specchiarsi ed a riflettersi, potenti, quelle che furono le ansie e le idealità evangelizzatrici e missionarie della Chiesa nel suo tempo.

           Fu così che egli sulla scia dei grandi Santi suoi conterranei (S. Frediano, S. Colombano, S. Donato, ecc.), si lasciò alle spalle le verdi pianure della sua isola e si rese monaco e vescovo itinerante. Di ritorno forse da un pellegrinaggio in Terra Santa, la morte lo colse nella città portuale di Taranto e trovò sepoltura nella Cattedrale. La memoria della tomba andò poi perduta col passare dei secoli.

            Nel 1094, riedificandosi quella Cattedrale distrutta dai Saraceni, venne scoperto il suo corpo il giorno 10 di Maggio; da qui l'origine della festa. I Tarantini, conquistati dal ricordo della sua vita e dalla potenza dei miracoli che accompagnarono il ritrovamento del corpo, lo scelsero come protettore della loro città, supponendo anche, a torto, che fosse stato Vescovo di quella sede.

             Il culto di S. Cataldo si diffuse presto nella Puglia ed oltre, portato forse da quei Tarantini che sotto l'incalzare dell'invasione Saracena abbandonavano la loro città per ricercare altrove una terra più ospitale e sicura. Così esso arrivò a Lucca e vi si diffuse verso il 1200, di ciò troviamo testimonianza in un catalogo delle Chiese e Pii Luoghi della diocesi redatto intorno al 1260. Nel Sinodo diocesano del 1351 il Vescovo di Lucca Berengario dichiarò festivo il giorno 10 maggio in onore di S.Cataldo.

             A S. Maria a Colle il culto del Santo si affermò con tutta probabilità, intorno al 1250, come altrove nella nostra Diocesi, ma vi si radicò in una maniera del tutto eccezionale ed unica. Già in una pergamena del 1337, conservata nel nostro Archivio parrocchiale, si fa menzione di una fiorente confraternita intitolata alla Natività della Madonna ed a San Cataldo.

             E così nel lento fluire dei secoli e nel trascorrere delle generazioni, la figura e la presenza di S. Cataldo sono state il faro luminoso di un lungo e spesso travagliato cammino, porto sicuro per tante ricerche e tante speranze. Egli è ancora oggi, un legame tenace e valido con il nostro passato, nastro di scorrimento per tante vicende ed alveo conduttore di valori e di attese germinate in lontane generazioni, che aspettano di essere da noi accolte e vivificate.
             Questo è il regalo migliore che dopo sette secoli continua a farci Lui, il più "collese" dei "collesi" S. Cataldo.

+ Mons. Mansueto Bianchi

PREGHIERA A S. CATALDO

Dio nostro Padre, dalla lontana terra d'Irlanda Tu guidasti il cammino del Santo vescovo Cataldo fino alle coste della nostra patria e Lo donasti, protettore e guida, a questa Comunità parrocchiale di S. Maria a Colle che da secoli ne invoca l'aiuto e ne sperimenta il patrocinio.
La sua testimonianza monastica ci aiuti a ricercare il Tuo Volto,
o Signore.
La sua fatica di pellegrino ci richiami sempre
ad essere attivi e solidali sulle strade degli uomini.
Il suo ministero di vescovo ci sproni a costruire una chiesa di credenti veri, dove sia sempre possibile incontrare e riconoscere Te,
unico vero Dio
e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo nostro Signore,
che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen