QUALI RAGIONI PER CREDERE?
Gesù il segno più alto di credibilità della fede cristiana
La fede è ragionevole? O meglio, l'atto di fede che il Padre suscita nel cuore del credente è ragionevole, cioè è sostenuto - anche se non suscitato - da motivi ragionevoli?
Oppure la ricerca di motivi che ne mostrino la credibilità non è necessaria, anzi, è dannosa, perché si tenderebbe a fare della ragione la misura della fede?
È questo il problema del rapporto tra fede e ragione che ha aperto, lungo i secoli, lunghe e aspre discussioni. Storicamente si sono avute tre posizioni sulla questione.
La posizione razionalista: la religione deve restare nell'ambito e nei limiti della ragione, perché quest'ultima è la misura di ogni cosa, misura di tutte le verità. Tra i filosofi che sostenevano questa posizione ricordiamo Spinoza, Kant, Hegel.
La posizione fideistica: la fede è qualcosa che non si fonda sulla ragione, ma su se stessa, anzi, il ricercare ragioni e motivi che possano sostenerla sarebbe come dimostrare di non avere fiducia in Dio e nella sua Parola.
La terza posizione: è la posizione intermedia tra le due precedenti. La ragione ha un compito importante nell'atto di fede del credente. Essa è quindi necessaria, ma non sufficiente, alla fede stessa. La Verità rivelata da Dio supera i limiti della ragione, ma non la contraddice, anzi, la esalta e ne allarga la visuale.
Nel 1870 il Concilio Vaticano I respinse sia il razionalismo sia il fideismo, assumendo la posizione "moderata". Infatti il Concilio dichiarò "anatema" (ndr: scomunicato) chi sosteneva che tutti i dogmi della fede potevano essere spiegati con la ragione, e chi sosteneva che la rivelazione divina non poteva essere compresa, e quindi essere credibile, per mezzo di segni esterni.
In conclusione, affermò che la fede è una "virtù soprannaturale" che può essere acquisita solo con l'ispirazione dello Spirito Santo, e che esistono argomenti e fatti che la rendono "credibile", cosicché una persona ha motivi ragionevolmente sufficienti per dare liberamente il suo assenso di fede. Tali "segni" di credibilità sono stati voluti da Dio per aiutare il credente a non fare violenza sulla sua ragione, ma per aiutarlo a meglio comprendere l'onnipotenza divina.
Ma quali sono questi segni, questi motivi e fatti che danno ragionevolezza all'atto di fede? Pensiamo, per esempio ai miracoli, alle profezie, all'esistenza della Chiesa, al fatto che la religione cristiana sappia rispondere in maniera soddisfacente a tutti i grandi problemi dell'esistenza umana, ma soprattutto a quello che definiamo come "il fatto di Gesù".
Con l'espressione "il fatto di Gesù" intendiamo l'avvenimento storico della sua nascita, della sua vita, della sua morte, della sua risurrezione e dei circa 20 secoli di storia che sono seguiti alla sua morte.
Il "fatto di Gesù" costituisce sicuramente il segno più alto di credibilità della fede cristiana, per cui nel conoscerlo non si può fare a meno di chiedere "Chi è Gesù? Quale mistero Egli svela?".
Indubbiamente ci sono stati, nel corso della storia, grandi uomini, uomini significativi, come Confucio, Lao-Tse, Socrate, Buddha, Zoroastro, Maometto. Ma la figura di Gesù, proprio per i tratti che lo contraddistinguono, è una figura a parte, diversa dalle altre. Sicuramente l'uno o l'altro dei caratteri di Gesù sono presenti negli uomini citati, ma è l'insieme di tali caratteri che ne fanno un personaggio unico nella storia.
Innanzitutto ciò che bisogna apprezzare in Gesù è il fatto di essere un grande uomo. Un uomo molto intelligente, un intelligenza che gli permette di affrontare chiunque e qualsiasi situazione con arguzia e con folgoranti intuizioni. Ha una grande capacità di osservazione delle realtà umane, un'analisi psicologica che poi sintetizza nei capolavori letterari che sono le parabole. In particolare ha la grande capacità di leggere la realtà presente nel cuore umano.
Polemizza con i maestri e i dottori del tempo circa delicate questioni riguardanti la Legge ebraica, eppure i suoi studi si limitavano al frequentare ogni sabato la sinagoga di Nazaret, e quindi alla lettura e ai commenti della Sacra Scrittura che qui si facevano.
Colpisce in lui la sua straordinaria bontà: egli partecipa intensamente alle sofferenze umane. Così la maggior parte dei miracoli da lui compiuti sono a favore di persone malate, affamate, in pericolo, indemoniate. Egli ama, soprattutto, i poveri, i bambini, i peccatori, anche a costo di creare scandalo in coloro che si ritenevano giusti e osservanti della Legge. Egli "sa" che essi sono i prediletti da Dio. È appunto in questo che Gesù si distacca maggiormente dai personaggi sopra citati. Egli non solo afferma di conoscere il disegno di Dio, le sue predilezioni, la sua volontà, ma entra con Dio stesso in un rapporto tanto intimo da chiamarlo con l'appellativo affettuoso di Abba (Padre mio). Egli non si dichiara, come gli altri personaggi, servo o messaggero di Dio, ma "figlio", perciò si attribuisce il potere si portare a compimento la Legge data da Dio a Mosè. Inoltre, egli avanza questa pretesa con estrema umiltà, rifuggendo ogni tipo di gloria personale, e allo stesso tempo con grande coraggio, senza temere l'opposizione dei suoi nemici, l'abbandono dei suoi seguaci, la condanna a morte.
Tutta la sua figura è sconcertante. È sconcertante il fatto che egli fonda il suo insegnamento sull'espressione "Io vi dico…". È sconcertante l'operare con miracoli, che egli compie con la sola forza della sua parola. Ma soprattutto è sconcertante nella vita di Gesù un fatto assolutamente unico e incredibile: la risurrezione. È grazie ad essa che la Chiesa è potuta nascere, è grazie ad essa che un movimento religioso quale il cristianesimo ha potuto segnare profondamente tutta la storia umana fino ai giorni nostri, e può conservare ancora oggi grande vitalità. Dice S. Paolo "Se Cristo non è risorto, vana è la nostra predicazione e vana è la vostra fede"(1 Corinzi 15,14).
Non c'è stato niente nella storia umana che possa essere anche solo lontanamente paragonato alla grandezza del "fatto di Gesù".
Chi dunque riflette senza prevenzioni e senza pregiudizi su tutto questo non può non essere affascinato dall'unicità della sua persona.
Cosa si può concludere da quanto detto? Che l'unica spiegazione ragionevole del fatto di Gesù è che nelle sue affermazioni e nel suo operato si deve riconoscere la presenza e l'onnipotenza di Dio. Nessun'altra ipotesi potrebbe spiegarlo. Quindi con la sua grandezza, la sua santità, la sua sincerità, la sua morte e risurrezione (con la quale Dio ha "testimoniato" in suo favore), Gesù diviene il segno più altro della credibilità della fede cristiana.
Stefano Pedone