INTRODUZIONE AD UNA FONDAZIONE RAZIONALE DELL'ETICA
Come devo vivere? Cosa devo fare?
Da tempo immemorabile la mente dell'uomo è assillata da questa domanda cui la filosofia morale o etica cerca di dare una risposta razionale e completa, forse a volte pagando il prezzo di qualche astrazione non comprensibile ai più.
Essa si interroga sull'essenza dell'agire umano tentando di comprendere il perché alcuni comportamenti o azioni siano morali o immorali, lodevoli o biasimevoli, e pertanto da farsi o da evitarsi, fornendo un giudizio valutativo ed assiologico verso ciò che l'uomo deve fare per realizzarsi come tale.
In questa società ormai proiettata verso il terzo millennio, in diverse occasioni la ragione e l'intima coscienza umana, vengono messe a tacere per far posto alla logica deleteria dell'edonismo più esasperato.
Non è abitudine dell'uomo (al contrario di un tempo) riflettere sul senso della propria esistenza e interrogarsi su ciò che è giusto farne per il proprio e altrui miglioramento.
Molti sottovalutano tali problematiche, semplicemente perché ritengono di non esserne colpiti o le affrontano in maniera superficiale poiché il proprio interesse così suggerisce.
In realtà non esiste questione più importante della "domanda morale", sia per le riflessioni che comporta, sia per soluzioni che prospetta come possibili e auspicabili.
Semplicemente vivendo siamo, nella quotidianità, chiamati a prendere delle decisioni che sentiamo come giuste o ingiuste, buone o cattive. Trattandosi di concetti di capitale importanza, scopo del presente articolo (come di quelli che seguiranno) non è quello di illustrare in maniera "didattica" i fondamenti della filosofia morale, ma quello di offrire al lettore uno spunto di riflessione su temi tanto importanti quanto spesso trascurati. Ma non solo! Vuole essere, nella personale intenzione di chi scrive, un tentativo di reazione alla generalizzata cultura del lassismo e alla pigrizia intellettuale che spinge taluno a dare per scontato tutto ciò che è ancora degno di essere deciso e discusso.
Comprensibili saranno le perplessità che qualche lettore potrà sollevare, ma ciò non rappresenta un fatto negativo, poiché ciò dimostra come il tema l'abbia profondamente toccato.
Non è presente l'intenzione di costruire un monologo. È nel dialogo che comincia la comprensione di sé!
Premesso tutto ciò, il nostro cammino verso la filosofia morale ci porterà in primo luogo alle origini, determinando la valenza del termine dal punto di vista etimologico. Tenteremo in seguito di individuare gli strumenti di cui l'etica si avvale per l'analisi della realtà che ci circonda e l'influenza dell'etica rispetto alla legge positiva, intesa questa come legge di una comunità stabilmente costituita. Continuando il nostro cammino identificheremo la valenza di termini come "valore" e "legge naturale", chiarendone il rapporto con la libertà dell'uomo. Infine analizzeremo il risultato ultimo dell'uomo, rapportato alle scelte eticamente corrette.
Sarà un cammino impegnativo, ma (se il mio lettore avrà la bontà si seguirmi) positivi saranno i risultati al suo termine.
Etimologicamente il termine "philosophia moralis" deriva dal latino "mos, mores" che significa comportamento, costumi, e traduce l'espressione greca "ethiche episteme".
Nella lingua greca, infatti, "ethos" significa luogo fisso di abitazione , dimora, consuetudine, costume, ecc.
Quindi l'etica, o la filosofia morale, se si preferisce, fa riferimento ai costumi, al modo di comportarsi della gente, sia individualmente sia nella società. Ora, il ventaglio delle attività umane si presenta così ampio da essere oggetto di molteplici ricerche.
Quale parte dell'agire umano l'etica analizza?
Alla luce della premessa fatta, possiamo affermare che ciò che l'etica analizza è il fatto morale o l'esperienza morale, cercando di cogliere l'azione umana e i diversi comportamenti e costumi che ne conseguono non tanto nella moro utilità immediata o nella loro perfezione dal punto si vista esecutivo, quanto piuttosto nel perché del loro dirsi morali o immorali.
A questo punto sorge spontanea una domanda: quale è lo strumento di cui l'etica si avvale per determinare la moralità o meno di un comportamento o di una azione? La risposta è semplice e risiede in noi stessi: la ragione.
La ragione, a patto che se ne faccia buon uso, è in grado di indicarsi la moralità oggettiva che in quanto tale preesiste al processo logico che la disvela (l'intelligenza non è mai creans bensì revelans). Essa costringe l'uomo a porsi delle domande. Ad esempio: "è lecita la manipolazione genetica oppure l'inseminazione artificiale?".
Ciò che è divenuto scientificamente e tecnicamente possibile è moralmente lecito tradurlo nella prassi?
Il lettore converrà che a questi e ad altri quesiti non è possibile rispondere, se non utilizzando l'unico strumento della ragione, e mai accontentandosi di raggiungere la verità in modo grossolano e approssimativo (sebbene il filosofo Aristotele ammonisse spesso in senso contrario).
Nella letteratura filosofica sono presenti diverse definizioni dell'etica.
René Simon scrive: "L'etica può definirsi nel modo seguente: la scienza normativa della condotta umana alla luce della ragione".
Sofia Vanni Rovighi, all'inizio della sua trattazione dell'etica dichiara: "Si definisce generalmente la filosofia morale come la scienza di ciò che si deve fare e di ciò che si deve evitare…".
Personalmente condivido la definizione limpida e sintetica di Joseph de Finance per il quale l'etica rappresentava "la scienza di quel che l'uomo deve fare per vivere come deve, per essere quel che deve diventare, affinché raggiunga il suo valore supremo, affinché realizzi nella sua natura quel che si presenta come la giustificazione della sua esistenza, ciò verso cui e per cui egli esiste".
Luca Albanese