tuttinsieme
Rivista
cartacea e in rete della parrocchia
BENTORNATA RIVISTA!
GLI AUGURI
DI UN SINCERO CAMMINO
TRA LE RIGHE
DELLA COMUNITA’ LARIANESE
P. DOMENICO OMD
ALLA RICERCA DELL’AUTONOMIA PERDUTA
La scuola media “A.Campanile” di Lariano è stata
accorpata alla “C.Cardinali” di
Velletri e ha perso i suoi uffici di Presidenza e di segreteria. La notizia è
stata ufficializzata in questi giorni ed è purtroppo confermata dalla
pubblicazione del decreto con cui, in base alla cosiddetta “Legge Bassamini” ,a
partire dal prossimo anno scolastico si avvia il processo di razionalizzazione
delle unità scolastiche presenti nel territorio delle diverse provincie
italiane. Le istituzioni scolastiche, per mantenere le proprie autonomie
dovranno rispettare precisi parametri: il più significativo è relativo al
numero degli alunni che dovranno essere almeno 500, fino ad un massimo di 900
unità. La delicata questione
riguardante la nostra scuola media era già stata posta a partire dal maggio
1998 , da allora la discussione si è svolta soprattutto a livello distrettuale
, con la convocazione dei rappresentanti scolastici e amministrativi di Lariano. Purtroppo almeno a quanto riferisce
il preside, prof. Marinotti, i nostri assessori hanno sempre disertato le
riunioni, presentandosi solo all’ultima, come se non dovessero essere proprio
loro a tutelare e difendere il destino e l’identità della nostra unica, scuola
media. Da parte sua il Collegio dei Docenti della “Campanile” , già dall’estate
98 aveva prospettato alcune soluzioni che avrebbero consentito il mantenimento
dell’autonomia. Esse possono essere così schematizzate:
1.
Richiesta
dell’autonomia in deroga , motivata con particolari esigenze territoriali;
2.
Scorporo
di un plesso della scuola elementare da unire alla “Campanile” , così da
raggiungere il numero minimo di 500 alunni richiesto dalla legge;
3.
Accorpamento
della scuola media di Lariano alla “Cardinali” di Velletri , rivendicando però
al nostro istituto gli uffici di presidenza e di segreteria;
4.
Unione
paritaria tra le scuole medie di Lariano e Artena.
In un primo momento i consensi maggiori andavano
alla prima proposta che però non veniva accolta dalle competenti autorità , si
ripiegava quindi sulla terza eventualità, anche perché i nostri politici
assicuravano al preside Marinotti di riuscire ad ottenere che la presidenza
sarebbe rimasta a Lariano.
Va anche ricordato che la proposta di fusione “verticale” con un plesso della scuola elementare era intanto naufragato per la forte opposizione del Direttore didattico Sancandi, il quale sosteneva le sue ragioni, anche con la raccolta di firme e il consenso dei docenti elementari. E’ significativo ricordare, comunque che la “verticalizzazione” è stata scelta dal maggior numero di scuole medie dei paesi vicini per il mantenimento dell’autonomia: vedi Valmontone, Segni, Carpineto.
Ciò che sconcerta di più in tutta questa vicenda è
che la “Campanile” si trova ora ad essere unita ad un istituto che , per bocca
del suo ex preside, aveva già definito ”degradante” questo accorpamento ,
rappresentando la “Cardinali” l’élite della società i Velletri e la nostra
scuola media soltanto dei “Rozzi Campagnoli”. Allo stato attuale delle cose non
è comunque più possibile fare nulla; al contrario si potrà agire per il futuro
perché mentre la Cardinali perde classi, la nostra scuola media aumenta di
numero degli alunni e quindi potrà con diritto richiedere la Presidenza
dell’istituto.
Intanto Martedì 28 Marzo si è
svolta un’infocata assemblea aperta ai genitori degli alunni della “Campanile”
e alla quale si sono presentati rappresentanti distrettuali e diversi
insegnanti :tutti si sono rivolti reciproche accuse, senza però prospettare
soluzioni concrete e fattibili. Concludendo , è necessario rivolgere a tutti un
invito alla riflessione: alla Presidenza della scuola media che , forse,
avrebbe potuto e dovuto mobilitare per tempo alunni e genitori, agli
amministratori locali che avrebbero dovuto agire con maggiore tempestività,
alla cittadinanza tutta che , anche in questa occasione si è mostrata poco
sensibile ai gravi problemi della comunità e si è svegliata troppo tardi dal
suo torpore. Quando i giochi erano ormai fatti.
Maria
Grazia Gabrielli
Si invita gentilmente la parte comunale a dare la
sua versione.
Giovanni Paolo II ha finalmente realizzato il suo
sogno : visitare la Terra Santa e i
luoghi "dove tuto cominciò",
ripercorrere le tappe dell'esistenza terrena di Gesù come pellegrino e
profeta dei tempi moderni, levando il suo grido in favore della pace e della
giustizia in una delle regioni più tormentate e insanguinate del mondo. In 20
secoli è il secondo successore di Pietro, dopo Paolo VI, a poter compiere
questo pellegrinaggio dai molteplici e complessi significati. In più occasioni
Egli aveva sottolineato che il suo viaggio doveva essere interpretato in senso
squisitamente religioso e spirituale; ma attraversando le terre di Giordania,
Palestina e Israele, segnate da secolari conflitti, il Papa non ha perso
l'occasione di levare più volte la sua voce in favore della pace, della
giustizia e di una soluzione equa per tutte le popolazioni che abitano questi
luoghi. Il suo discorso, di forte impetto sull'opinione pubblica mondiale, ha
rivelato un atteggiamento equilibrato, rispetto agli interessi delle diverse
parti coinvolte, senza sposare la tesi di un gruppo rispetto ad un altro.
Nonostante ciò, il viaggio di Papa Wojtyla ha
scatenato le reazioni dei più diversi estremisti e, soprattutto, le feroci
contestazioni degli ultranazionalisti israeliani, che hanno insultato il
pontefice paragonandolo ad un clown e disegnato una croce ed una svastica unite
dal segno dell'uguaglianza. Alla Chiesa viene infatti contestato di non avere
condannato il nazismo hitleriano e di non aver saputo fermare l'Olocausto,
tragedia di fronte alla quale sono ritenute insufficienti le richieste di
perdono avanzate da Wojtyla.
Ma queste voci di dissenso sul viaggio del Papa
provengono soprattutto dai religiosi ebraici; il mondo laico ha invece accolto
con interesse la visita del Pontefice. In particolare DAVIDE CASSUTO, ex
vicesindaco di Gerusalemme, che ha patito lo sterminio di tutta la sua famiglia
ad AUSHWITZ, pur riconoscendo che l'antisemitismo è all'origine della Shoah e
che la Chiesa è all'origine dell'antisemitismo europeo, sostiene che i gesti
compiuti da Giovanni Paolo II e la sua richiesta di perdono al popolo ebraico
sono un grande atto di conciliazione.
Egli ritiene inoltre che se durante la II Guerra Mondiale la Chiesa avesse avuto un
Papa energico come l'attuale, forse la Shoah, l'Olocausto non si sarebbe
verificato.
Più di tante parole, è stato significativo l'omaggio
reso dal Pontefice allo "YAD VASHEM", "Muro del Pianto", il
monumento-mausoleo eretto a perenne memoria dello sterminio di 6 milioni di
ebrei; ha inoltre ribadito alle delgazioni religiose ebraiche, che lo hanno
incontrato, la sua volontà a sviluppare il dialogo tra ebrei e cristiani,
superando i reciproci pregiudizi e le ostilità che ancora lo ostacolano.
Nel suo
viaggio in Terra Santa il Papa rappresenta però soprattutto il pellegrino
cristiano che nell'anno giubilare ripercorre le tappe fondamentali di una
storia culminata con la venuta di Cristo sulla terra. Il primo significativo
momento è stata la visita al monastero giordano sul Monte NEBO dedicato a
Mosè, che da quel luogo poté vedere la
Terra Promessa senza riuscire ad entrarvi, perché morì poco dopo e venne
sepolto nella valle sottostante. Qui il Papa ha pregato per tutti i popoli che
abitavano la Terra della promessa : ebrei,
cristiani, musulmani.
Il Papa polacco ha poi sostato in preghiera presso
le rovine di una chiesa bizantina lungo il fiume Giordano, lì dove la
tradizione vuole che Giovanni abbia
battezzato Gesù. Giunto in Israele dalla Giordania, il Pontefice ha visitato
Betlemme e la grotta della natività, cuore del suo pellegrinaggio giubilare; il
giorno seguente ha potuto celebrare la messa nel Cenacolo, ripetendo le parole
pronunciate da Cristo e revocate nell'Eucarestia. Quindi il suo viaggio lo ha
portato in Galilea, sul Monte delle Beatitudini e a Nazareth, nella basilica
dell'Annunciazione. A Gerusalemme, città santa e luogo religioso di diverse
fedi, il Papa ha inoltre pregato nell'orto del Getsemani, per concludere il suo
pellegrinaggio con la messa nella basilica del Santo Sepolcro.
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