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...e sono 25 anni !

Sono passati venticinque anni da quando i Padri Canossiani sono arrivati alle Egadi ed è opportuno fare delle riflessioni più che dei resoconti. 
Se si osserva qual'è stata l'attività della Chiesa in questo periodo, ci si rende conto che la filosofia Canossiana non è soltanto di tipo ecclesiale, ma è volta verso una formazione globale dell'individuo. 
I Canossiani, infatti, si interessano della società in cui operano, osservandola da ogni angolazione. 
 

  

Pallavolo Canossa (Serie D)

  

Il punto di partenza, chiaramente, sono i giovani; essi li seguono durante il cammino verso l'età adulta, per essere poi loro vicini nei momenti di felicità, così come in quelli in cui una voce amica è l'unico rifugio per uno spirito in pena. 
Sicuramente i tempi sono cambiati e le possibilità di intervento sono le più svariate, ma, chi conosce l'ambiente Egadino non può non notare che nuova linfa vitale si è riversata sulle nostre tormentate isole da quel lontano 17 ottobre 1971, giorno del loro arrivo, senza che questo abbia comportato, peraltro, squilibri nel tessuto sociale delle Egadi. 
 I Canossiani, "senza far politica partitica", ma rimanendo all'interno delle loro competenze, continuano, da allora, a curare ed a seguire l'etnia locale perché si affermi ancora e sempre il principio secondo cui solo l'individuo sano nella mente e nello spirito è fonte sicura di benessere e di crescita di una società migliore. Ciò si ottiene permettendo incontri continui con la gente, con il confronto dialettico o sportivo fra persone di varia cultura ed estrazione sociale, alimentando lo scambio di esperienze diverse, nel sommo intento di portare nell'intimo sentimenti di pace e di cristiana solidarietà. 
Questo è quello che hanno fatto e fanno i Padri Canossiani.

  

E' loro l'iniziativa estiva del GREST, che permette ai nostri figli più piccoli di vivere, nel divertimento, momenti di crescita fisica e spirituale.  Sono loro i fondatori del nostro Oratorio, che, partendo da attività sportive amatoriali, ha portato i nostri giovani ad esprimersi ad alti livelli competitivi nazionali, togliendone tanti altri dalla strada e dal contatto con l'ozio. 
Sono i Padri Canossiani che hanno voluto, con forza, alcuni momenti di incontro fra la gente dell'Isola e chi ha perso la libertà, perché questi ultimi possano non sentirsi completamente abbandonati e respinti, mostrando grande senso di umana pietà. 
Ancora la Canossa, che è la realtà sportiva che fa capo alla nostra Chiesa, ha partecipato a gemellaggi sportivo-culturali in ambito anche internazionale, permettendo ai nostri ragazzi di vivere esperienze irripetibili, proprio perché vissute da giovani. Come non ricordare lo spirito di sacrificio e di partecipazione emotiva con il quale le Madri Canossiane aiutano e portano conforto agli anziani ammalati delle nostre isole? 
Ma una cosa qualifica in particolare la sensibilità d'animo di questi novelli "Cavalieri" dello spirito: l'interesse che essi hanno per le nostre radici storico-culturali. 
Mai nessuno, estraneo alle Egadi, ha mostrato tanto attaccamento alle nostre origini. Così i Padri Canossiani stanno raccogliendo, con certosina pazienza tutto ciò che (antico o moderno che sia), costituisce memoria-storica, affinché non si perdano le tracce della nostra cultura, fermi nella convinzione che, conoscere il passato è segno di grande civiltà. 
In quest'ottica, nuovo impulso è stato dato alle nostre tradizioni più vere e sono tornati all'antico fasto ad esempio gli "Altari di S. Giuseppe". Si è affermato un nuovo modo di manifestare gioia per la nascita di Cristo, con presepi di concezione strutturale diversa ed originale, fino al gioiello che è quello vivente realizzato, con grande partecipazione all'interno di una cava-giardino. 
Io credo che noi dovremmo prendere esempio dai "Figli" di S. Maddalena di Canossa, perché essi ci dimostrano, giornalmente e con i fatti, cosa si deve e si può fare per le nostre isole e per la nostra gente. 
Credo che sia doveroso, in occasione di questo venticinquesimo, dire loro: grazie per essere venuti! Grazie per esserci! 
  

Umberto Rizza

Protagonisti i nostri giovani

Per la prima volta quest'anno abbiamo assistito ad un presepe vivente ed a una via crucis con personaggi viventi. Dire che è stato in tutte e due i casi uno spettacolo superlativamente bello è dire poco. 
Retorico sarebbe magnificare l'opera che nel suo insieme ci ha fatto rivivere la nascita, la passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo. Voglio invece magnificare l'opera nei suoi attori e per questo intendo il lavoro, l'in-traprendenza, l'iniziativa, la direzione di chi ha organizzato il tutto. 
I Giovani. Cosa dire di questi giovani che senza mezzi economici hanno realizzato uno spettacolo che ha richiamato l'attenzione ed ha avuto il consenso di tutta la cittadinanza? 
Possiamo solo ringraziarli per lo spettacolo che hanno saputo offrirci, ma troppo poco sarebbe fare soltanto questo. 
Ai nostri giovani che si affacciano alla vita lavorativa non possiamo soltanto dire questo. Sarebbe una ben misera ricompensa: un "grazie" non costa niente, lo possiamo dare a tutti. 
A questi giovani che hanno dimostrato di saperci fare noi abbiamo l'obbligo di spianare le strade della vita. 
Abbiamo l'obbligo, noi che prima di loro l'abbiamo affrontata, di consigliarli con gli esempi e i suggerimenti. Chi ha più esperienza ha l'obbligo morale di metterla a beneficio di coloro che non ne hanno. Vero è che l'esperienza di vita ci porta più ad avere che dare, più ad accumulare che dividere, ma guardando l'esempio dei nostri giovani che senza mezzi hanno realizzato i due principi fondamentali del nostro essere cristiani, ci deve far riflettere e pensare: cosa noi abbiamo fatto per loro e cosa stiamo facendo. 

Tutta la nostra Comunità ha bisogno di noi, i meno giovani per dare l'esempio del vivere, i più giovani che con l'esempio degli adulti e con l'intraprendenza pura e sognatrice della giovane età possono e debbono sempre fare meglio e creare per questa comunità. 
I nostri giovani hanno dimostrato di sapersi organizzare e di saperci fare. Sono seri, onesti e volenterosi, ma mancano di mezzi, ed allora chi questi mezzi li ha, li metta a disposizione perché la vera ricchezza sta nel diminuire la distanza tra chi ha e chi non ha. Accorciando questa distanza più vicina sarà la felicità, più tranquillo l'essere e inesistenti i conflitti sociali, le invidie, le inimicizie. 
Sono un sognatore? Contento di esserlo? A tutti questi giovani che ancora mi hanno fatto sognare, la mia riconoscenza e gratitudine. 
 

B.G.