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MARZO 1992 LA VOCE DELLE EGADI

PAGINA 2   

GIUSEPPE BARRACO NEL CUORE DI TUTTI

Non avrei mai pensato nella mia vita di trovarmi di fronte ad una esperienza così drammatica: la tragica morte del collega Giuseppe nell'adempimento del suo dovere. In quella fatidica notte del 21 dicembre, noi tutti, suoi colleghi ci siamo prodigati con tutte le nostre forze per strapparlo dalla violenza del mare. 
Giuseppe, per gli amici "Peppe Pilotina", era nato a Trapani il 24 Giugno 1965. Arruolato nel Corpo di Polizia Penitenziaria il 26 Aprile 1984 e in servizio navale dal 28 Agosto 1986. 
Trasferito a Favignana nel 1988, si è subito inserito bene tra i coetanei e desiderava trascorrere la sua licenza nell'isola. 
Tutti i Favignanesi si sono adoperati in un modo o in un altro per Lui. 
E' doveroso però sottolineare il gesto spontaneo di Ventrone, Marcantonio e Costanzo, che incuranti del freddo e delle insidie del mare in tempesta si sono immersi nelle acque gelide per ritrovare Giuseppe; grazie proprio alla loro operosità si deve il ritrovamento. 

 

   

In ciascuno di noi oltre il dolore vi è anche il rammarico per non dire rabbia: proprio perché Giuseppe era riuscito a salvare vite umane come nel naufragio del traghetto "Espresso Trapani" e... nessuno di noi ha potuto salvare la sua!... 

  

 

LODEVOLE INIZIATIVA PER RICORDARE GIUSEPPE

 

Le qualità che abbiamo riscontrato in Giuseppe sono: bontà, altruismo, socialità, amicizia, sacrificio onestà e senso del dovere. 

Per Lui ognuno di questi aggettivi significava dare un senso alla vita, significava essere uomo. Essere uomini vuol dire possedere tutte quelle qualità e trasmetterle alla società circostante. In questo mondo così attaccato alle cose materiali, trovare un giovane che dei valori morali ha fatto il suo sistema di vita, il suo essere uomo, sembra utopia di altri tempi. 
Noi giovani, che del futuro saremo la realtà operante, dovremo ispirarci a Giuseppe, ai suoi sentimenti, alle sue aspirazioni, ai suoi ideali. 
Dovremo indirizzare le nostre iniziative e le nostre idee, perché se sapremo comportarci così, l'umanità avrà capito che a prescindere dalle cose materiali ed economiche, si potrà vivere in pace con se stessi ed in perfetta armonia con tutti. 
E per far sì che i valori in cui Peppe credeva non dovranno mai assopirsi (e nei quali valori dovremo riconoscerci e realizzarci), noi giovani di Favignana abbiamo pensato, che mantenendo vivo il ricordo di Giuseppe Barraco, manterremo vivi i suoi ideali ed in essi potremo rispecchiarci. 
Vorremmo così istituire un Premio Bontà da assegnare a chi nella nostra società isolana avrà saputo distinguersi per quei valori umani dei quali Peppe era depositario. 
Si è aperto un conto corrente presso le due banche locali nei quali ogni cittadino potrà versare un contributo che sarà utilizzato per istituire il premio "BONTA' ISOLE EGADI".

UNA SCHIAVA AFRICANA ACLI ONORI DEGLI ALTARI

MADRE GIUSEPPINA BAKHITA, CANOSSIANA

Il 17 maggio prossimo Giovanni Paolo II, in Piazza S. Pietro, eleverà agli onori degli altari Madre Giuseppina Bakhita. 
Oriunda dell'Africa Centrale ancora bambina fu rapita e venduta schiava da crudeli negrieri. Ma Dio, che la prediligeva, la guidò per le vie prodigiose al Battesimo e poi alla vita religiosa tra le Figlie di Santa Maddalena di Canossa. 
BAKHITA STESSA RACCONTA: "La mia famiglia abitava proprio al centro dell'Africa in un sobborgo di Darfur... Vivevo pienamente felice con i mieigenitori e i miei fratelli...". 
"Avevo circa nove anni quando un mattino andai con una mia compagna a passeggio nei nostri campi... Ad un tratto sbucarono dalla siepe due uomini e (dopo averci separate)... uno mi prese bruscamente con una mano e con voce imperiosa mi disse: "Se gridi sei morta, avanti seguimi...".
 

SCHIAVA!... venduta e rivenduta più volte sui mercati di El Obeid e di Kartum... subisce umiliazioni, esperimentala sofferenza fisica e soprattutto quella morale. 
"Posso dire che non sono morta per un miracolo del Signore che mi destinava a "COSE MIGLIORI". 
"...Questa volta fui davvero fortunata, perché il nuovo padrone (il Console italiano C. Legnani) era assai buono e prese a volermi tanto bene...". 
Con il Console raggiunge l'Italia "...era Dio che lo voleva, lo conobbi poi... ". Ed è Lui, il Signore che la precede e l'accompagna: "venni affidata, nel Catecumenato a Venezia, ad una suora canossiana; non posso ricordare, senza piangere, la cura che ella ebbe di me...". 
"...Trascorso il tempo dell'istruzione ricevetti con gioia, che solo gli angeli potrebbero descrivere, il S. Battesimo il 9 gennaio 1890...". 
"...intanto mi si schiariva sempre più in fondo all'anima una voce che mi faceva desiderare di essere anch'io religiosa...". 
"II 7 dicembre 1893 entrai in noviziato (a Venezia) e l'8 dicembre 1896 pronunciai i santi voti nella Casa Madre di Verona...". 

  

"Da quel dì passarono tanti anni di vita religiosa durante i quali sempre più ho conosciuto la bontà di Dio verso di me...".
E Bakhita divenne testimone di questo Dio, della sua BONTA' paterna lasciandola trasparire in ogni espressione del suo vivere e offrendola in dono, con semplicità e gioia, alle sorelle, ai piccoli come ai grandi, fino al chiudersi della sua vita, l'8 febbraio 1947.