INDICE

 

 

COSTITUZIONE DELLE UNITA' PASTORALI

LE UNITA' PASTORALI DEL VICARIATO 5

PALIO DELLE QUATTRO PARROCCHIE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIOVANNI PAOLO GIBERTINI

VESCOVO DI REGGIO EMILIA - GUASTALLA

COSTITUZIONE DELLE UNITA' PASTORALI

 

Il Signore ha mandato la sua Chiesa per annunciare agli uomini la salvezza, impegnandola tutta in questa missione. In tal senso il nostro Sinodo diocesano sottolinea che "la missione evangelizzatrice è compito di tutti i membri della Chiesa. Sono da superare i pregiudizi che tendono a demandare ad alcune categorie di fedeli la responsabilità della testimonianza diretta del Vangelo" (n. 219). "In vista di una presenza culturale consistente, lo spirito di missionarietà deve coinvolgere contemporaneamente tutti i cristiani nella comune responsabilità di annunciare il Vangelo e deve portare le comunità cattoliche a non cedere alla tentazione di chiudersi e di arroccarsi su se stesse% imparando a camminare insieme "con la lucidità della meta comune" (n. 222).

Pertanto "la dimensione interparrocchiale di servizi, di ministeri e di iniziative, non è soltanto una opzione di emergenza dettata dalla scarsità del clero, ma è una risposta giudiziosa a una nuova situazione". "E' tempo di superare ogni forma di individualismo parrocchiale evitando di chiudersi a possibilità nuove per l'evangelizzazione della zona". "In una programmazione pastorale di ampio respiro, il singolo presbitero e i laici impegnati nella comunità sono facilitati a realizzare la propria missione e a valorizzare i carismí personali a vantaggio di tutti superando la tentazione dell'avvílimento e della chiusura personale" (n.248).

In questa prospettiva dobbiamo vedere la costituzione delle unità pastorali, che, dopo ampia riflessione, riteniamo una proposta adeguata alla necessità di una pastorale più unitaria, più organica e più aperta alla nuova evangelizzazione.

Sollecitato anche dal Consiglio Presbiterale diocesano, con l'intento di servire la Chiesa di Reggio Emilia-Guastalla e di favorirne la comunione e la missione, con il presente

 

DECRETO

 

approvo e promulgo gli "ORIENTANENTI E CRITERI DIOCESANI PER LE UNITA' PASTORALI", affinché già dal prossimo settembre, con l'inizio del nuovo anno pastorale, si proceda alla loro costituzione ed al loro avvio.

A tale fine invito i Vicariati a presentare le proposte per definire al più presto la composizione delle varie unità pastorali.

Voglio ricordare a tutti i fedeli, e in modo particolare ai sacerdoti e agli operatori pastorali, che le strutture di comunione saranno adeguate alle loro finalità solo se animate da spirito evangelico e missionario.

In questo spirito la nostra scelta diocesana potrà favorire la freschezza e le potenzialità dei sacerdoti giovani, l'apporto della esperienza dei sacerdoti anziani, il ruolo dei ministeri e la corresponsabilità di tutto il popolo di Dio.

Per il bene delle nostre comunità parrocchiali sarà necessario camminare insieme, rispettare la necessaria gradualità e procedere a verifiche periodiche.

L'approvazione di questi "Orientamenti e criteri diocesani per le unità pastorali" è ad triennio, per consentire l'apporto della sperimentazione e dei suggerimenti che attendo da tutti gli organismi, uffici e consigli interessati.

Ci benedica il Signore e si avveri così che "Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (1 Cor 10,17).

Reggio Emilia, 5 giugno 1994, Solennità del Corpo e del Sangue del Signore. Prot.N.159/94-A

 

 

ORIENTAMENTI E CRITERI DIOCESANI PER LE UNITA' PASTORALI.

1. Il mandato di Cristo ai discepoli, "Andate in tutto il mondo e annunciate il vangelo a ogni creatura" (Mc 16,15), affida alla Chiesa di sempre un compito irrinunciabile, che Papi e Vescovi hanno continuamente richiamato. Soprattutto in questi ultimi decenni, il Magistero ha insistentemente ribadito la necessità di una "nuova evangelizzazione" per le nostre terre di antica cristianità (1). Anche la Chiesa reggiano-guastallese, in modo particolare con il Sinodo Diocesano "Evangelizzazione in terra reggiano-guastallese oggi" (1979-1987), si è impegnata da anni nella riflessione, e nella ricerca delle vie migliori per portare all'uomo di oggi la buona notizia dell'amore di Dio in Cristo Gesù.

La Chiesa, consapevole che un'efficace opera evangelizzatrice è frutto anzitutto dell'obbedienza allo Spirito Santo e della conversione interiore di tutti i suoi membri, è chiamata oggi a rinnovare le strutture pastorali, perché siano sempre al servizio della sua missione e più rispondenti alle nuove esigenze che essa pone (2). In questo senso ci si deve chiedere: come articolare la pastorale della nostra Chiesa locale, per rispondere fedelmente all'impegno di evangelizzazíone?

2. Oltre alla doverosa risposta al ministero del dell'evangelizzazione, altre ragioni, sia di fondo che di ordine più contingente, impongono alla nostra Chiesa di continuare a rinnovare la pratica pastorale, mettendosi in ascolto dello Spirito, con il coraggio di esplorare anche vie nuove. A partire soprattutto dal Concilio Vaticano II, la Chiesa ha mostrato di volersi comprendere sempre più come Chiesa di comunione, nella quale la diversità di uffici, funzioni e ministeri nel popolo di Dio, suscitata dall'unico Spirito, rende possibile l'edificazione del corpo di Cristo e la sua missione di salvezza nel mondo (3). Questo dato teologico, congiunto con la movimentata situazione sociale e culturale nella quale ci troviamo, complessa e problematica, fa sì che le nostre comunità cristiane non possano accontentarsi di essere "agenzie" che si limitano ad assicurare i tradizionali "servizi religiosi".

Il rischio di una chiusura di questo tipo è accentuato anche dal calo sempre più rapido del numero dei preti e dei consacrati, sui quali per molto tempo si è retta in modo preferenziale la pratica pastorale della Chiesa. Ciò richiede, da un lato, un impegno rinnovato di pastorale delle vocazioni di speciale consacrazione; dall'altro, impone di ripensare la presenza della Chiesa nel territorio, in particolare la pastorale parrocchiale.

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(1) Tra i numerosi interventi dei Papi, soprattutto dopo il Concilio Vaticano li, Cf. in particolare l'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi" di Paolo Vi (8.12.1975); Giovanni Paolo II è intervenuto spesso sul tema della "nuova evangelizzazione" e l'impegno missionario della Chiesa: si veda in particolare l'enciclica Redemptoris missio (7.12.1990).Per quanto riguarda l'episcopato italiano, accorre riferirsi al successivi orientamenti pastorali che, a partire da Evangelizzazione e sacramenti (1973) fino a Evangelizzazione e testimonianza della carità (1990), hanno scandito la vita della Chiesa in Italia in questi ultimi decenni.

(2) Cf. Redemptoris missio 33 per quanto riguarda l'articolazione fra cura pastorale, nuova evangelizzazione e missione "ad gentes".

(3) Cf. Christifideles laici 21.

 

 

3. Molte diocesi, in Italia e' in Europa, si stanno muovendo verso una pastorale "di zona", in cui il tradizionale riferimento alla parrocchia viene integrato con l'istituzione delle cosiddette "unità pastorali". E' un'opzíone che anche nella nostra diocesi di Reggio Emilia - Guastalla si rivela ormai necessaria essa potrà aiutare le nostre comunità a dedicarsi con rinnovata energia al compito di evangelizzazione, affrontando in modo meno dispersivo le molteplici cure della pastorale "ordinaria". Questo orientamento all'impegno missionario locale conferma il servizio alle Chiese sorelle, scelta feconda e arricchente, che dura ormai da più di trent'anni.

La costituzione di unità pastorali non comporta, dunque, l'aggiunta di "altre cose" all'ordinaria cura pastorale. Si tratta, invece, di ripensare e riformulare le modalità di questa stessa cura pastorale, per renderla più capace di rispondere alle mutate esigenze dell'oggi.

Non sarà possibile, d'altro canto, una pastorale organica nelle varie comunità se non dentro un progetto pastorale diocesano, dove obiettivi, organismi e sussidi siano opportunamente coordinati, e la comunione "teologale", dono dello Spirito, si esprima anche' nell'unità dell'azione pastorale diocesana.

 

NATURA E COMPITI DELLE UNITA' PASTORALI.

4. Le Unità pastorali sono l'insieme di più comunità parrocchiali che camminano in modo unitario sotto la responsabilità comune di un "presbiterio", che ha un Coordinatore nominato dal Vescovo.

In via normale non sono l'unione di più parrocchie sotto la guida di un solo parroco; né sono una nuova grande. superparrocchia nata dalla soppressione di fante piccole parrocchie confinanti.

5. Le Unità pastorali si specificano -come "Unità di lavoro" pastorale.

Esse richiedono agli Operatori pastorali (sacerdoti, diaconi, consacrati e laici) di lavorare in modo progettuale, non limitandosi, a semplici scambi di prestazioni o di informazioni. Una vera comunione di lavoro comporta progettare, programmare e verificare insieme il lavoro dell'anno pastorale.

Di conseguenza la pastorale ordinaria dovrà essere affrontata nell'ambito della collaborazione di zona e in sintonia con il piano pastorale diocesano.

Grazie al confronto fraterno sarà possibile evitare inutili dispendi di energie, superare sovrapposizioni di iniziative identiche, parlare il medesimo linguaggio, preparare sussidi comuni più qualificati, studiare proposte nuove.

Per rendere veramente funzionale questo tipo di corresponsabilità dovrà essere meglio qualificata la preparazione degli.operátori pastorali e il funzionamento degli organismi di partecipazione parrocchiale, vicariale e diocesana.

6. Lavorare insieme in un progetto di evangelízzazione, comporta la necessità di una organizzazione articolata a diversi livelli, con:

- unità di lavoro tra le parrocchie che costituiscono le Unità pastorali;

- unità di lavoro tra i sacerdoti che insieme formano il "presbiterio" dell'Unità pastorale e ne sono i primi responsabili;

- unità di lavoro tra tutti gli operatori all'interno delle singole Unità.

In questo modo tutti possono concorrere alle scelte pastorali e la Chiesa si presenta tutta ministeriale come vero "soggetto" di evangelizzazione.

7. Anche se le parrocchie vengono associate in una struttura operativa interparrocchiale o zonale, per questo non devono scomparire. Le singole comunità saranno arricchite dalla comunione con le altre comunità.

Le parrocchie piccole, in particolare, assolveranno alla funzione di presenza capillare della Chiesa sul territorio, tra le case, come "fontana del villaggio" in analogia con "le comunità di base" d'altre chiese particolari.

E' evidente che il lavoro di comunione interparrocchiale non potrà ridursi a sommare tutte le attività delle singole comunità. Questo oltre che materialmente impossibile, renderebbe l'unione puramente fittizia e non realizzerebbe quel salto di qualità che la situazione storica ed ecclesiale domanda.

8. Questa pastorale unitaria esige che le parrocchie siano associate su un territorio sociologicamente omogeneo e adeguato alle esigenze di un lavoro organico.

E' importante che le Unità pastorali siano definite stabilmente per favorire l'orientamento dei fedeli.

 

CRITERI E INDICAZIONI PER LA VITA DELLE UNITA' PASTORALI.

9. E' necessario educare gradualmente ma anche decisamente i fedeli allo scambio reciproco di aiuti in modo da arricchire la propria comunità e al tempo stesso aprirla verso le altre.

Così si possono superare i limiti della vecchia concezione di pastorale parrocchiale senza sminuire l'identità e il ruolo della parrocchia.

10. Per favorire la graduale unità interparrocchiale sono opportune queste precisazioni:

- dove la situazione lo consente ogni parrocchia mantiene la propria fisionomia: Consigli, Associazioni, Festività;

- i Sacerdoti devono articolare i servizi religiosi feriali e festivi tra le varie comunità loro affidate in una visione d'insieme, in modo da assicurare per tutti la loro presenza;

- è auspicabile che, nei giorni in cui non è di turno la messa, venga assicurata la preghiera quotidiana dei fedeli con eventuale distribuzione dell'eucaristia;

- un aiuto alla familiarità tra le singole parrocchie dovrà venire anzitutto dalla collaborazione e dall'intesa tra i Consigli pastorali e gli operatori pastorali delle singole comunità, nonché dalla suddivisione del lavoro pastorale tra i sacerdoti dell'Unità pastorale per competenze e attitudini;

- la pastorale di settore, di categoria, di aggregazione (pastorale giovanile, vocazionale, familiare, catechistica, ecc.) dovrà essere studiata in modo unitario, e gradualmente anche unificata dove l'insieme porti una vitalità maggiore alle iniziative;

- non sarà sempre possibile assicurare la messa festiva nelle singole chiese parrocchiali secondo gli schemi tradizionali. Questo può favorire il senso della Chiesa se aiuta a non ridurre la pastorale alla messa festiva e permette di utilizzare la domenica per altri servizi pastorali.

L'eucaristia infrasettimanale, eventualmente di caseggiato o di quartiere, sarà un momento importante di sostegno alla fede e alla comunione fraterna dei fedeli;

- sarà necessario tenere aperte le singole canoniche con l'aiuto di persone disponibili e adeguatamente preparate anche a un servizio di animazione pastorale.

11. Le Unità pastorali finalizzate così chiaramente alla evangelizzazione domandano ai sacerdoti una maggiore mobilità per adeguare meglio ai servizi pastorali la loro capacità, le loro attitudini, le loro possibilità.

Si tratta di una maggiore disponibilità verso la comunità, che non intacca il servizio ministeriale e la generosità personale, favorita pure dall'attuale sistema di sostentamento del clero.

12. Le Unità pastorali possono favorire scelte di vita comune tra i presbiteri. Questo consente di esprimere in modo più adeguato la natura comunionale del ministero sacerdotale e di valorizzare le esperienze e i contributi dei sacerdoti anziani, che per raggiunti limiti di età lasciano la responsabilità diretta della parrocchia.

A questo scopo occorre individuare le case canoniche dove sistemare gli alloggi individuali con i servizi di assistenza comuni.

13. Non è pensabile oggi una pastorale di evangelizzazione senza lo sviluppo pieno della ministerialità della Chiesa.

Va dunque ríscoperto e valorizzato in modo autentico il ministero del diaconato, le forme di ministerialità istituite e di fatto, il ruolo del laicato cattolico.

La Diocesi, nell'Istituto di Scienze Religiose, offre gli strumenti formativi ed operativi per la preparazione pastorale, matura e competente, del laicato Per questo, tale Istituto assume, di fatto, il ruolo di Centro diocesano di formazione pastorale.

14. La costituzione delle Unità pastorali compete al Vescovo &intesa con i rispettivi Consigli Presbiterali e Pastorali vicariali.

15. Nella nostra diocesi saranno gli attuali vicariati foranei il punto di riferimento per determinare le Unità pastorali.

Questa nuova articolazione potrà correggerne le disomogeneità senza intaccarne la configurazione giuridica e territoriale.

16. Nella formazione delle Unità pastorali non si faranno smembramenti di parrocchie, a meno che siano necessarie delle correzioni di confini per nazionalizzare la partecipazione dei fedeli alla vita di comunità.

17. Tenuto conto dei nostri Vicariati, molto variegati per composizione e geografia, il modello delle Unità pastorali non sarà univoco. Vi saranno Unità pastorali dove l'insieme di più parrocchie comporta anche un insieme di più sacerdoti, in un "presbiterio" con a capo un Coordinatore nominato dal Vescovo. Vi saranno pure delle Unità pastorali dove l'insieme di più parrocchie viene servito da un solo parroco. In questo caso il presbiterio di riferimento per una vera comunità di lavoro sarà quello vicariale, e il Coordinatore naturale sarà il Vicario foraneo.

Si approva ad experimentum per un triennio.

Reggio Emilia, 5 giugno 1994, Solennità del Corpo e dei Sangue del Signore. Prot.N.159/94-A.

 

 

 

 

 


LE UNITA' PASTORALI DEL VICARIATO 5

 

 Vicariato 5: Correggio. UP: S. Martino, in Rio, Lemizzone, Trignano, Stiolo, Gazzata, Prato.. UP: Budrio, S. Prospero, Fosdondo. Canolo. UP: Rio Saliceto, Cà de' Frati Mandriolo, Mandrio, S. Martino di Correggio. UP: Correggio Centro. UP: Fazzano, S.Pietro, S.Biagio.

 


ESPERIENZE E ATTIVITA' IN COMUNE 

 

Se avete attività o esperienze che volete mettere su queste pagine, e che fanno parte della nostra unità pastorale, mandatele via e-mail in formato "rtf" senza immagini (con il consenso del parroco)...!

 

 

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PALIO DELLE QUATTRO PARROCCHIE

 

cos'è il palio?

Una delle attività organizzate dall'unità pastorale e che ha più successo è senza ombra di dubbio il Palio.

La manifestazione, che ormai è alla sua quinta edizione, è una competizione in cui le quattro parrocchie (per chi ancora non le conoscesse: Budrio, Canolo, Fosdondo e San Prospero) si sfidano in vari giochi di abilità (calcio, pallavolo, tornei di briscola, scala 40, giochi …).

Il palio ha senza dubbio conseguito molto successo perché permettere ai concorrenti delle quattro comunità di conoscersi meglio ed è un'ottima occasione per regolare, attraverso il gioco, "conti rimasti in sospeso".

4 SQUADRE PER 4 PARROCCHIE

BUDRIO:

Colore squadra: Rosso (colore che ben si addice alle passioni politiche del paese)

Immagine sullo stendardo: San Pietro Apostolo.

Edizioni vinte: 0

CANOLO:

Colore squadra: Bianco

Immagine stendardo: San Paolo

Edizioni vinte: 2 (1995, 1998)

FOSDONDO:

Colore squadra: Nero

Immagine stendardo: Ascensione

Edizione vinte: 3 (1996 –1997- 1999)

SAN PROSPERO:

Colore squadra: Azzurro (come la Nazionale di calcio, speriamo riusciate ad ottenere risultati migliori)

Immagine stendardo: San Prospero

Edizioni vinte: 0 (è ora che prendiate provvedimenti !!!)

 

 

 

 

 

Data ultima revisione: 26/11/99