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| settimanale della Diocesi di Cesena-Sarsina |
Anno XXXIV - n. 5
9 febbraio 2001
L'esperienza di don Sauro Bandi di
Bertinoro
LA CARITA' VI DARA' SODDISFAZIONE
Ti senti insoddisfatto? La tristezza talvolta prende il sopravvento? A tutti coloro che si trova- no in questo stato d'animo, don Sauro Bandi suggerisce di non chiudersi in se stessi ma di raggiungere la gioia piena attraverso l'amore “operativo”, in pratica quando esso diventa azione.
Il consiglio del sacerdote bertinorese è arrivato martedì 31 gennaio durante la serata organizzata dalla Caritas cesenate. Una quarantina di persone ha partecipato all'incontro, incentrato sul tema: «Come far crescere nelle nostre comunità la sensibilità d'intervento verso il prossimo bisognoso?». I presenti sono stati guidati nella riflessione da don Sauro Bandi. Questi, all'apparenza, non sembra neppure un sacerdote.
Giunge in seminario puntuale, vestito con semplici abiti e dinanzi all'auditorio tradisce un certo imbarazzo. Dopo una breve esegesi biblica sulla parabola del buon samaritano, racconta la propria esperienza vissuta a Bertinoro come responsabile della Casa della carità. E-qui l'imbarazzo, mostrato durante le fasi iniziali della riflessione, si tramuta in un contagioso entusiasmo.
“La Casa della carità - spiega don Bandi - è un metodo che costringe l'individuo a comprendere come la vita cristiana con si esaurisca nella sola eucaristia domenicale. Gesù ci ha confermato che se rimarremo con lui, la nostra gioia sarà totale. è pertanto possibile essere felici se amiamo chi ci è prossimo, donando la nostra stessa vita”. Non occorre certo sacrificare la propria esistenza: questa lezione i parrocchiani di Bertinoro sembrano averla capita da diverso tempo.
In effetti, la prima abitazione costruita per accogliere persone povere o con problemi psicofisici, è sorta nel 1981; ed oggi come allora essa è gestita dai soli volontari. “Alcuni anziani - racconta don Sauro - impegnandosi a favore degli handicappati, hanno riscoperto la gioia di vivere”. In effetti, nel servizio ai più deboli si finisce con il ricevere molto più di quanto si è donato. Affetto, stima, attenzione che queste persone mostrano nei confronti di chi si prende cura di loro, sono “perle”" da non gettare.Marco Negrotti
Questa pagina è stata aggiornata il 17/02/01. |