Catechesi nuove tecnologie

CATECHESI, MEDIA E NUOVE TECNOLOGIE
(tratto da http://www.catechesi.it/pagine/studi/catechesimediaenuovetecnologie.htm)

L’oggetto di questa riflessione non è tanto o soltanto la conoscenza e so catechistico dei mass-media tradizionali (come radio, TV, cinema, giornali e libri) o dei cosiddetti «group media» (come diapositive, cassette, montaggi, dischi, ecc.), ma anche e soprattutto la problematica che riguarda i nuovi media (new-media), che dei primi costituiscono in qualche modo 1’ampliamento e lo sviluppo.

1. PER COMPRENDERE 1L PROBLEMA
Parecchie ricerche hanno mostrato che l’immagine della Chiesa che apppare dai mass-media non è quella autentica, ma si limita ad alcuni aspetti sociali di essa. La responsabilità di questa non conoscenza ha certamente cause interne alle comunità ecclesiali (catechesi e sue modalità di linguaggio di trasmissione della fede), che non riescono sempre a far trasparire, al di là degli impegni nel temporale, i valori eterni in cui i cristiani credono. Ma esisistono anche cause esterne alla realtà ecclesiale; la Chiesa non fa eccessivi sforzi per entrare nella realtà dei grandi media. Il Card. Martini sostiene che una visione molto ridotta e strumentale della identità e missione della Chiesa dipende anche in gran parte dalla immagine con cui la cultura dei grandi media e delle loro logiche ne tracciano i contorni (Martini 1991). E sono normalmente contorni di tipo «laicistico».

1.1. Alcune provocazioni
Se questa è la realtà, sorgono alcune provocazioni che sollecitano ai cristiani delle risposte.

- Come si deve muovere la Chiesa nella realtà socioculturale dei media e i nuovi media? Si tratta di strumenti da usare «come mezzi» della catechechesi tradizionale o invece sono ambiti culturali entro cui entrare per orientare la cultura stessa in dimensione cristiana?

- Quale posto occupa la pastorale e soprattutto la catechesi dentro questa cultura che, al di là delle tecniche e degli strumenti, esprime una visione nuova della vita con significati umani spesso molto distanti, e spesso contrastanti con la visione cristiana?

- Che cosa è necessario fare per aiutare chi usa i media e i nuovi media (e chi li gestisce), per ricordarsi che non esistono solo le realtà penultime (quelle istituzionali e visibili) da essi descritte, ma anche quelle ultime della vita?

- Come far nascere nell’uomo del nostro tetnpo quella nostalgia di una «se:renità dello spirito» che dia sapore alle scelte della vita in ordine alle verità trascendenti...?

Sono questi alcuni interrogativi che dovrebbero stimolare i responsabili della evangelizzazione e della catechesi (e l’insieme degli operatori della misssione della Chiesa) molto di più di quanto si sia stati provocati nel passato. Appare innegabile che sta sorgendo (o è già sorta!) una nuova cultura che vive dentro e per mezzo di questo ambito «mediatico». La Chiesa, pur respirandone l’aria, non può limitarsi alla semplice presa di visione della realtà mediale, ma deve entrarci in profondità, per proiettare fuomo verso la trascendenza.[1]

1.2. Il problema educativo
In realtà i giovani soprattutto avvertono di più il disagio di una realtà in continuo mutamento, in cui i punti di riferimento diventano sempre più relativi e aleatori: informazioni, suoni, immagini... senza soluzione di continuità.

Accanto alle tradizionali istituzioni educative o informative (famiglia, scuola, parrocchia) si aggiungono tante altre fonti di trasmissione di contenuti e «di valori»: televisione, cinema, pubblicità, rete Internet; e «nuovi media» in genere.

Non si tratta semplicemente di disagio, ma forse di uno smarrimento più profondo, dal momento che per lo più non riescono a comprenderne le dinamiche interne, attratti forse dalla piacevole superficialità del nuovo. Ma lo «smarrimento» è anche degli educatori che non ne sanno affrontare le conseguenze sul piano educativo.

«[Il disagio] per i giovani si concretizza in un tuffarsi in modo a volte acritico nel caleidoscopio dei Media e delle nuove tecnologie, sfruttandone soprattuto gli aspetti ludici; per gli adulti, invece, si tratta di evitare il più possibile il confronto diretto con i new-media, delegando questo compito ai giovani, ai quali non mancano di fornire ogni sorta di aggeggio elettronico, solo perché così fanno tutti» (Cialdini 1997, 78).

L’errore in cui spesso si cade è quello di trattare gli strumenti di questa nuova cultura come «giocattoli moderni» da offrire con generosità a ragazzi e giovani, perché non si sentano emarginati dal contesto. Non deve sfuggire, invece la reale portata di questi nuovi mezzi, che pur amplificando quelli tradizionali della comunicazione (anche religiosa), implicano nuove mediazioni pedagogiche e religiose. A livello educativo e formativo cristiano, perciò, sembra necessario: conoscere le specificità dei mezzi di comunicazione e in particolare dei «nuovi media»; sapere come utilizzarli in un cammino di crescita cristiana; imparare ad inserire i mezzi di comunicazione tradizionali nel nuovo panorama mediale; prevedere le prospettive per gli operatori del settore, e soprattutto per gli educatori.


2. PER UN IMPATTO COI «NUOVI MEDIA»
Si tratta allora di acquisire competenze circa la specificità dei mezzi di comunicazione di massa e in modo più specifico dei «nuovi media» (satelliti, computer, CD-A, CD-ROM, reti informatiche), circa l’esistenza delle modalità per utilizzarli in un cammino di crescita per i cristiani, evidenziandone i rapporti tra quelli tradizionali ed il nuovo panorama mondiale.


2.1. I nuovi media: varietà di modelli
I nuovi media si possono classificare secondo diversi punti di vista. È giusto quindi che per un approccio utile e funzionale ad essi si faccia riferimento ad una scelta. Sulla descrizione giustificata da alcuni autori, indichiamo brevemente una possibile classificazione, rimandandone gli approfondimenti (cf Bettetini-Colombo 1993). La scelta non è casuale, ma risponde al fine principale della loro azione, cioè al loro «essere per qualcosa».


2.1.1. Nuovi media che servono a rappresentare la realtà (religiosa)
«La rappresentazione è la funzione sostanziale di ogni linguaggio, di ogni manifestazione espressiva, e quindi, di ogni apparecchiatura tecnicamente mirata a questo scopo, che tenda ad un intervento il più possibile riproduttivo nei confronti della realtà» (Bettetini-Colombo 1993, 30).

Questi media si offrono allo sguardo dell’uomo con l’intento di presentare la realtà delle cose: appaiono come una finestra che si apre sul mondo. Si tratta però di una «simulazione» della realtà, spesso raddoppiata o sostituita All’immagine che tende a proporsi essa stessa come nuova realtà.

Realtà mediali come i sistemi della Computer Graphics, della Realtà Virtuale, il fenomeno dell’Alta Definizione (che trovano applicazioni sempre più diffuse) sono media che offrono enormi possibilità di conoscenza della realtà anche dal punto di vista religioso, ma non possono prescindere dal tenere conto di tutte le pre-determinazioni immanenti ai loro stessi diversi sistemi produttivi. Per essere «veri», dovrebbero sempre fare i conti col valore dell’interattività, non ignorando i delicati problemi della de-massificazione, della riflessione personale, dello scambio comunicativo, dell’identità culturale; dell’autonomia creativa e reattiva del soggetto. È sempre così?

Sappiamo che, dal punto di vista della Rivelazione, non bisogna disdegnare le forme umane della comunicazione; tuttavia è necessario entrare nell’ottica di rivelarle pienamente a se stesse.

«Si potrebbe dire che quando Dio ha parlato in parole ed eventi umani, noi siamo assicurati che le parole e gli eventi di questo mondo sono atti a far da veicolo alla sua comunicazione, capaci di dire il suo amore e la sua verità» (Martini 1991, 1 6).

Di certo, i media non vanno assolutizzati, perché rimangono sempre nell’ordine dell’umano ed hanno una capacità relativa di esprimere il trascendente. Perciò, in una cultura in cui tutto sembra trans-figurato attraverso i media, la Chiesa

«è chiamata a far nascere il Nascente nel nostro stesso fare, nei linguaggi e nella prassi, nelle tecniche del nostro tetnpo: è come se il Nascente volesse prendere la guida poetica del mondo, e ci si appalesasse che l’unica alternativa alla sua proposta è ormai l’abbrutimento e la follia» (Guzzi 1997, 44).


2.1.2. Nuovi media che servono a comunicare messaggi (religiosi)
Si tratta di quelle tecnologie che tendono a sostituire l’inter-attivitità, simulando con forte analogia la comunicazione intersoggettiva umana. Ma

«la comunicazione, qualunque sia la pertinenza scientifica scelta per analizzarla, si caratterizza soprattutto per una tendenziale rincorsa alla parità di ruolo fra gli interlocutori» (Guzzi 1997, 35).

In ogni comunicazione ci deve essere quindi una interrelazione. Questo, se vale per la comunicazione fra persone a livello umano, a maggior ragione deve valere per la comunicazione religiosa, che mette in relazione 1’uomo e Dio. Perciò, perché ci sia vera comunicazione, anche religiosa, è fondamentale rispettare le caratteristiche che sono interne al processo comunicativo: bi-direzionalità dello scambio del messaggio; la possibilità di inversione dei ruoli tra l’emittente e il destinatario; la valorizzazione dell’attività partecipativa del destinatario anche nei casi in cui ricopra il semplice ruolo di ricettore; l’attenzione agli effetti dell’azione comunicativa; la tendenziale disponibilità a considerare il rapporto di comunicazione come un’interazione paritetica e, quindi, come una forma di conversazione almeno potenziale.

Questo comporta, da parte della Chiesa e delle sue istituzioni educative e pastorali, che non si lascino soli i cristiani ad usare i media; ma ci sia un proposta educativa al loro uso interattivo, perché tra i messaggi e le persone emerga una opinione, una risposta personale, un confronto culturale (Martini 1991, 102-111).

Il rischio di una frattura tra tecnologia e comunicazione oggi è molto reale, con la conseguenza di portare a divisioni e favorire l’isolamento:

«Per un verso la comunicazione interpersonale faccia a faccia ha poco spazio; mancano luoghi di incontro e di socializzazione di tipo pubblico; mancano in casa forti luoghi di aggregazione familiare. Per altro verso la comunicazione interpersonale ha un ampio spazio di svolgimento immateriale: lo spazio virtuale si è allargato».[2]

Se questo è vero, perché ci si trova davanti ad una schizofrenia culturale, gli operatori pastorali devono tirare almeno due conseguenze:

- se una comunicazione, mediata da uno qualsiasi dei media, perde una delle sue caratteristiche principali (che è quella di essere resa «quasi materiale», quindi attraverso un codice comprensibile), perché si realizza solo in una dimensione «virtuale», diventa una mediazione inutile agli effetti della comprensione del messaggio, dal momento che il messaggio cristiano, se non si traduce in una comunicazione «materializzata» nella storia umana (nella storia personale del soggetto), rimane incomprensibile: in questo caso il mezzo è vuoto di messaggio, perché non fa riferimento alla vita personale del ricevente;

- se la comunicazione interpersonale del messaggio cristiano si svolge spazi fisici molto ristretti, vengono a mancare i codici comunicativi (che devono essere necessariamente concreti) e rimane inespressiva, perché il mezzo prevale sulle persone. Si pensi al campo catechistico e liturgico: se la concretezza dei segni e dei gesti spesso si riduce ad una semplice espressione rituale (senza i necessari approfondimenti del mistero della salvezza nella storia) il rito rimane ininfluente riguardo al messaggio di fede.


2.1.3. Nuovi media che servono afar conoscere la realtà (religiosa)
Sono le tecnologie che stanno trasformando le nostre pratiche di scrittura e di lettura, modificando le tradizionali immagini del sapere. In questa dimensione ogni comunicazione serve a far apprendere qualcosa, per imparare, o per immagazzinare e richiamare informazioni e conoscenze. È evidente che anche da un punto di vista educativo le conoscenze ci vogliono, per arricchire il vocabolario dei significati del progetto uomo-cristiano, per comprendere il senso del messaggio salvifico. Esse però costituiscono solo il primo gradino nel processo di riflessione che dalla conoscenza arriva al confronto e al significato umano per la persona che «conosce e impara», e dal significato passa alla accettazione e alle sue conseguenze esistenziali.[3]


2.2. Nuovi media e nuove visioni culturali

Lo sguardo ai media non può distoglierci dallo sguardo ai suoi utenti. Stiamo assistendo a profondi cambiamenti, indotti dall’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione. Ne viene fuori un nuovo tipo di utente, più specializzato e «tecnico», molto attento alle innovazioni, sensibile a prodotti mpre più sofisticati, che induce a:

- una progressiva perdita di presenza corporea nelle comunicazioni, che si fanno sempre più «virtuali», dando vita a nuove modalità di relazione, a diversi gradi di interazione con gli altri, con nuove modalità di presenza rispetto alla dimensione dello spazio e del tempo, «accorciato e ristretto»;

- un allargamento e un cambiamento di comportamenti umani, soprattutto dei giovani. Si fa strada l’idea che lo sviluppo dei tradizionali mezzi di comunicazione di massa nei nuovi media ha delle ricadute fondamentali anche nel campo della comunicazione e dell’educazione cristiana;

- una offerta continua di innovazioni tecnologiche di multi-medialità, attraverso un susseguirsi di apparecchiature sofisticate, che convivono con la quotidianità della vita e rischiano di determinarla, attraverso una persuasione elettronico-comunicativa del sociale che spesso assume i toni dell’invadenza. Strumenti come satelliti, computer, Cd-A (Compact Disk Audio, su cui è gistrata una traccia sonora), Cd-Rom (Compact Disk - Read Only Memory, su cui sono registrati diversi apporti, immagini, sonoro e testo scritto), reti informatiche... portano nuove modalità di fruizione e di elaborazione dei contenuti dei media classici. Non solo, ma si propongono come «meta-medium», cioè come strumenti di comprensione sintetica dei media precedenti.

In questo panorama in mutamento risulta strategica la figura dell’utente, che diventa certamente un consumatore più attento ed esigente, con una discreta conoscenza tecnologica, ma forse più ignaro ed acritico nei confronti del messaggio mediato: consumatori di prodotti sofisticati con interessi disparati; e soprattutto giovani, affascinati dalle frontiere vagheggiate e promesse da questi nuovi media, affacciati su un vasto mercato consumistico.

Un sapere che richiede all’utente di attivarsi per accedere ai contenuti, di interagire dunque con gli strumenti e di integrarne l’apporto. Si tratta di una evoluzione che non ha portato alla scomparsa dei vecchi media, ma vi ha prodotto delle trasformazioni che li rendono sempre più ricchi di nuove modalità d’uso. E di questa caratterizzazione bisognerà che la catechesi tenga conto, dal momento che ancora oggi - purtroppo - essa si avvale quasi esclusivamente della parola-lezione, mentre il contesto è permeato da una cultura connotata da una «comunicazione globale». Ha perciò un urgente bisogno di rinnovamento, anche attingendo a queste mediazioni, del resto culturalmente necessarie, per una nuova inculturazione della fede.

3. L’IMPEGNO DELLA CATECHESI
Da quanto si è detto emerge la necessità di ripensare in profondità l’azione catechetica e educatrice della Chiesa come risposta alle sfide lanciate dal mondo dei media. In questo possiamo contare sulle indicazioni pressanti del magistero ecclesiale e della riflessione pastorale e pedagogica.

3.1. L’incoraggiamento del magistero

Sul tema della comunicazione sociale, a partire dal Concilio Vaticano II (cf Inter mirifica), esiste una vasta documentazione magisteriale,[4] che dimostra come la Chiesa - a livello di principio - sia interessata alla cultura dei media. Ma è facile rendersi conto che ad essa non corrisponde di pari passo la sensibilità delle Chiese locali e degli agenti periferici addetti alla catechesi. Il Direttorio Generale per la Catechesi, con riferimento a diversi altri documenti, riassume così la posizione della Chiesa:

«“II primo aeropago del tempo moderno è il mondo della comunicazione che sta unificando l’umanità... I mezzi di comunicazione sociale hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento informativo e formativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari, sociali” [RM 37].

Per questo, “1’utilizzazione dei media è diventata essenziale all’evangelizzazione e alla catechesi” [Aetatis novæ, 11]. Infatti, “la Chiesa si sentirebbe colpevole davanti al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati; ... in loro essa trova una versione moderna ed efficace del pulpito. Grazie ad essi riesce a parlare alle moltitudini” [EN 45].

Vi possono rientrare, sia pure a titolo differente: televisione, radio, stampa, dischi, nastri registrati, video e audio-cassette, compact-disc, tutto il settore degli audiovisivi [CT 46]. Ciascun mezzo svolge un proprio servizio e ognuno richiede un uso specifico; di ognuno occorre rispettare le esigenze e valutare l’importanza» (DGC 160).

In una catechesi ben programmata tali media non possono, dunque, essere assenti. Si richiede perciò ai catechisti e agli operatori della pastorale un serio impegno di conoscenza, di competenza, di uso qualificato e aggiornato. Non solo:

«Ma soprattutto, per la forte incidenza sulla cultura che i media contribuiscono a elaborare, non va mai dimenticato che “non basta usarli per diffondere il messaggio cristiano e il magistero della Chiesa, ma occorre integrare il messaggio stesso in questa ‘nuova cultura’ creata dalla comunicazione moderna... con nuovi linguaggi, nuove tecniche e nuovi atteggiamenti psicologici” [RM 37]. Soltanto così, con la grazia di Dio, il messaggio evangelico ha la capacità di penetrare nella coscienza di ciascuno “e di ottenere a proprio favore un’adesione e un impegno del tutto personale” [EN 45]» (DGC 161).

Di fronte a questo vasto e impegnativo mondo dei media emerge con chiarezza l’urgenza e vastità del compito educativo odierno, soprattutto nei unfronti dei giovani:

«Si ricordi a tutti che “nell’impiego e nella ricezione degli strumenti di comunicazione urgono sia un’opera educativa al senso critico, animato dalla passione per la verità, sia un’opera di difesa della libertà, del rispetto alla dignità personale, dell’elevazione dell’autentica cultura dei popoli” [ChL 44]» (DGC 162).


3. 2. Verso nuovi modelli educativi religiosi

Non è pensabile perciò che gli educatori si limitino ad applicare le nuove tecnologie mass-mediali come semplici strumenti dentro progetti educativi tradizionali, se essi sono in qualche modo indicatori di una nuova cultura e di un nuovo contesto socio-culturale. Sarebbe mettere vino nuovo in otri vecchi.


3.2.1. Integrare il nuovo con 1 antico

I nuovi media si possono inserire nei tradizionali progetti educativi, a patto che se ne rispettino la grammatica (Babin 1993) e la specificità. Si tratta di un impegno che vede insieme giovani e adulti, attenti a comprenderli e ad utilizzarli, senza timore di avvicinarsi a qualcosa di estraneo alla propria storia e cultura. Un approccio che ponga in primo piano il desiderio di comprendere e di conoscere e che riesca a trasmettere l’amore per il vero sapere.

Esiste un vasto mercato di media, anche nel campo educativo religioso. con proposte suggestive e affascinanti. Perciò l’uso più appropriato dei media, sia classici che nuovi, è quello di servirsene al meglio delle loro possibilità, come strumenti di formazione e di divulgazione di conoscenze religiose. Dal punto di vista pedagogico, perciò, gli educatori devono collocarsi nella loro ottica, e da lì farsi guida, pur senza dimenticare i mezzi educativi tradizionali legati al testo scritto. Altrimenti anche il «Catechismo per la vita cristiana» diventerà uno strumento anacronistico. Oggi il testo si avvicina sempre più a una mappa o più mappe di significati, proponendo modelli di conoscenze più vasti e articolati.

Un processo educativo che non sappia armonizzare il contributo dei diversi mezzi, per prelevare da ognuno le specificità che lo caratterizzano, dimostra di rinunciare alla continuità, per soggiacere quasi esclusivamente all’emotività e alla novità:

«Così i Cd-Rom serviranno per imparare meglio una lingua straniera o per visitare un museo lontano, mentre l’uso della rete di Internet può essere occasione di scambi su argomenti di interesse personale. Cinema e libri non saranno abbandonati, ma continueranno a contribuire con i loro contenuti alla formazione e alla crescita intellettuale» (Cialdini 1997, 85).


3.2.2. In chiave di formazione religiosa

Di fronte alle loro proposte, le giovani generazioni potranno usufruirne per un impatto esperienziale, per una crescita armoniosa, con un corretto bilanciamento di tempi e modi di consumo, senza rinunciare a relazioni ed esperienze personali. Un processo educativo autentico considera tutti gli strumenti a disposizione, tenendo sempre in vista l’obiettivo primario, quello della formazione di persone adulte, dotate di coscienza critica e di autonomia delle scelte personali.

Entrando nell’ottica della comunicazione religiosa e della formazione catechistica, i nuovi media offrono grandi possibilità. Di pari passo con l’espansione della cultura mediatica, si allarga anche il significato della catechesi, che tende ad abbracciare un più ampio disegno di educazione alla vita cristiana (DGC 29-30). Data la possibilità di utilizzare i contenuti provenienti dai diversi strumenti di comunicazione per un obiettivo catechistico, risulta importante per il catechista la scelta dei sussidi a seconda della situazione e dell’età dei catechizzandi: cartoni animati o fiabe, disegni e collage, film su particolari problematiche di attualità, video-cassette a sfondo religioso, montaggio di diapositive, iper-resto di tipo biblico... ecc.

I nuovi media infatti, attraverso le nuove tecnologie che offrono varie soluzioni creative, a loro volta sono motivo di nuova creatività. La sempre crescente produzione artistica di messaggi religiosi (video-cassette, diapositive, cd-rom, libri d’arte, musei diocesani, iper-testi, ecc.) può certamente accrescere lo sviluppo della visione personale. Si tratta di una sensibilità religiosa, creativa ed originale, che si serve delle suggestioni provenienti dai media, e che può trovare soluzioni e percorsi originali.

I nuovi media, essendo strumenti utilissimi per l’acquisizione di conoscenze religiose, al di là di quelle ottenute con i percorsi usuali sostanzialmente lineari (libri, diapositive, ecc.), possono costituire degli input più appetibili, anche perché propongono un sapere più articolato ed organico che procede per aree semantiche potenzialmente infinite. E così, collocate in una nuova cornice, certe informazioni religiose possono acquistare nuovo spessore, perché collocate in contesti di saperi collaterali che incitano a nuove curiosità, a nuovi rapporti con le fonti storiche.

È chiaro che la guida pedagogica, culturale e religiosa diventa così più di tipo orientativo, per far emergere dal magma informatico dei nuovi media i contenuti che più possono interessare per riflessioni e approfondimenti.

Il materiale a disposizione non è poco... Si assiste, soprattutto nelle reti, a un proliferare esplosivo di proposte e siti contenutistici che vanno considerati per la loro ricchezza culturale o religiosa, più che come possibile fonte dispersione.


«L’idea che ci sia un luogo in cui è possibile trovare pressoché tutto e il contrario di tutto, suggerisce la necessità di una visione pluriprospettica della realtà che però.non ne perda di vista il centro. Anche qui il lavoro degli operatori è essenziale, a ordinare e incanalare nel modo più proficuo il materiale “elettronico” per riflessioni tematiche più approfondite» (Cialdini 1997, 87).


Per la catechesi dunque, ma anche per qualsiasi progetto formativo pastorale, occorre recuperare la specificità dei media, sia tradizionali che nuovi, sottraendoli all’uso prevalente di mezzi d’evasione e puro intrattenimento. Vanno recuperate perciò le loro potenzialità formative e didattiche, sfruttando anche la multi-medialità che i mezzi di comunicazione offrono se utilizzati in maniera combinata.

Educare alla vita cristiana diventa, dunque, educare al gusto dell’immagine e della rappresentazione, alla conoscenza e alla creatività, all’alterità, e infine a una visione del mondo che consideri i diversi punti di vista che si possono conoscere grazie agli scambi di informazione che oggi sono possibili. Questo, naturalmente, senza mai perdere di vista il centro.

Il nuovo idioma con cui si scrive, si parla, ci si confronta, proviene oggi dalla medesima radice, che è quella del desiderio di conoscenza e della ricerca della propria identità di persone, attraverso il linguaggio globale.


In conclusione: il forte mutamento della realtà contemporanea esige il confronto tra vecchie istituzioni e nuove agenzie formativo/educative, che propongono in modo più deciso alcune loro caratteristiche forti: le immagini, la frammentazione culturale, le molteplicità dei contenuti proposti, il loro ritmo intenso, la loro pervasività e ridondanza. Tutto ciò ha portato alla creazione di nuove ritualità sociali che tendono a privilegiare l’esserci, la presenza, piuttosto che la riflessione sui contenuti assunti. I nuovi media richiedono perciò un importante cambio di strategia di fruizione, in quanto obbligano l’utente ad attivarsi in prima persona se vuole accedere ai contenuti. Così, la comunicazione diventa la risultante dell’interazione che può o meno avvenire tra uomo e strumento.

Alcuni parlano perciò di un «valore aggiunto» alla comunicazione classica che designava come comunicazione un semplice scambio di informazione tra un mittente e un ricevente. Con i nuovi media le possibilità umane sono senz’altro aumentate e si può così ben comprendere il loro significato di meta-medium, come luogo di sintesi umana.


FONTI:
[1] Come orientamenti operativi si possono indicare le conclusioni, dopo le domande per ~~ esame di coscienza nei confronti dei media, fatte dal Card. Martini nella sua lettera pa­aralc Il lembo del mantello (Martini 1991, 97-1 l 5).
[2] ‘ R. E :<;F :W, Come il nuovo scenario interpella !àrrtropo logia, in D. VIGANO (ed.), Nel, Media: uomo, valori, UcznTelo, Milano, Centro Ambrosiano, 1997, 73.
[3] <;f l’itinerario articolato sull’educazione mass-mediale di PC. Rl’or:rE=.m..\, Itinerario llrtu Media, in 7.. TKF.\ o et al., ReliZio. Fnc-iclopedia tematica dell édrlcazínne religiosrt, ‘nle Monferrato, I’iemme 1998, 3G9-444. Per queste mediazioni e tecnologie mass­me-il, messe al servizio dell’educazione religiosa (sia catechistica che scolastica), sono facil­nte reperibili sul mercato editoriale dei vasti cataloghi, per cui è facile farvi riferimento.
[4] Cf ad esempio: DCG 1971, 122-I23; EN 45; CT 46; ChL 44: RM 37; PoN rmlc:m CONSIGLIO PFR I.F. c:ovUNic-A’Llcml Scx:[ALi, Istruzione Aetntis novae (22.2.1992), in Fnchiri­dion Vaticanum, vol. 13, Bologna, Dehoniane, 1995, 492-543.

 

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