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La logica del concetto e del segno verbale

 

L'uomo non solo pensa ma anche parla e con le parole comunica agli altri il proprio pensiero. La parola è il segno esteriore del pensiero: è il verbum exterius, è il segno verbale, il quale può essere sia orale che scritto.

Alcune proprietà del segno verbale coincidono con quelle del concetto (per es. comprensione, estensione, definizione, divisione, predicazione ecc.); ma non tutte, per es. l'equivocità e la supposizione. Inoltre le parole hanno virtù che i concetti non posseggono: "Con le parole - scrive Freud nell'Introduzione alla psicanalisi- un uomo può rendere felice l'altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l'insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l'oratore trascina con sé l'uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con cui gli uomini si influenzano fra loro".

Dobbiamo quindi studiare più attentamente quel supporto fondamentale del pensiero che sono le parole, il segno verbale. Vediamo anzitutto che cosa si intende per segno.

Del segno S. Agostino ha dato la celebre definizione: “Il segno è una cosa che fa venire in mente qualcosa di diverso dall'immagine che viene immediatamente prodotta dai sensi". Buona anche la definizione del Lalande: "Oggetto materiale, figura o suono, che sostituisce una cosa assente o impossibile da percepire, e che serve, sia a richiamare alla mente (per es. i segni che rappresentano i metalli), sia a combinarsi con altri segni dello stesso genere per effettuare delle operazioni (semplici o complesse, precise o delle cose significate".

Segno è tutto ciò che mi fa conoscere un'altra cosa. La bandiera è segno in quanto mi fa conoscere la nazionalità della nave sulla quale è issata o della squadra di atletica che viene presentata nello stadio. Per chi fabbrica bandiere, le bandiere non sono affatto segni, bensì cose, merce da vendere. Così le parole pronunciate o scritte sono segni in quanto fanno conoscere un pensiero, non in quanto suoni o disegni sulla carta.

Esistono molti tipi di segni. Fra i più importanti ricordiamo:

a) la distinzione tra segni naturali e artificiali; naturali: per es. il fumo come segno del fuoco o di un incendio, le nuvole come segno della pioggia imminente; artificiali, per es. la colomba come segno della pace, ecc.;

b) la distinzione tra simboli non linguistici. per es. i gesti espressivi, i semafori, la segnaletica stradale; e simboli linguistici. sono quelli della lingua, manifestati con suoni vocalici oppure con disegni scritti;

c) la distinzione tra segni iconici e convenzionali: iconici sono quelli simili a ciò che denotano (per es. il quadro, il suono onomatopeico, la scrittura geroglifica ecc.); convenzionali, se non hanno nessuna affinità con ciò che designano, per es. i punti e le linee dell'alfabeto Morse, la segnaletica stradale in generale, le parole ecc.

Anche il linguaggio, in quanto sistema di segni e non come facoltà di comunicare con gli altri, è convenzionale Il parlare non è una funzione determinata dalla natura come il respirare: è un'attività intelligente e volontaria; è una creazione dell'uomo. In questo senso il linguaggio è un segno convenzionale.

Due importantissime proprietà delle parole (segni linguistici) sono la significazione e la supposizione.

meno) sui rapporti

LA SIGNIFICAZIONE

E’ dell'essenza della parola significare. Ma questo può avvenire in vari modi. Una parola può significare da sola (per es. casa) e allora si dice categorematica, oppure insieme ad altre (per es. se, ma, per, con ecc.) e allora si dice sincategorematica.

Inoltre una parola può avere un solo significato, allora si dice univoca, oppure può avere molti significati e allora si dice plurivoca oppure plurisemantica.

Ma la plurivocità può essere equivoca oppure analoga. Un termine è equivoco quando si applica a molti soggetti secondo significati totalmente diversi. Per es. riso, detto dell'espressione del volto oppure di una cosa che si mangia. E' analogo se si applica a molti soggetti secondo significati che hanno qualche cosa in comune e pertanto non sono completamente equivoci, come dice Aristotele.

Ma la predicazione analogica può avvenire in vari modi. Per il momento ci limiteremo a ricordare i due più importanti; ma sull'argomento dovremo ritornare in altri trattati, specialmente nella metafisica, perché dalla negazione o dal riconoscimento dell'analogia dipenderà la possibilità stessa di questa disciplina.

I due tipi principali di analogia sono l'attribuzione e la proporzionalità.

L'analogia di attribuzione si dà quando esiste un soggetto di cui il termine viene detto primariamente, secondo la pienezza del suo significato; mentre degli altri soggetti viene detto secondariamente in forza di un loro rapporto con il soggetto principale (che viene detto analogato principale). L'esempio classico di Aristotele, per questo tipo di analogia è la predicazione del termine sano. Noi diciamo che è sano il bambino, sano il suo colorito, la sua urina, la medicina che prende, l'aria che respira ecc. Ora, è evidente che sano propriamente e primariamente è il bambino, mentre delle altre cose viene detto o perché manifestano (il colorito, la urina) oppure perché causano la sua sanità (la medicina e l'aria).

Abbiamo invece analogia di proporzionalità quando la somiglianza non si trova tanto nel significato del termine che viene predicato, quanto nei rapporti tra predicato e soggetto, nei vari casi in cui un predicato è detto di molti soggetti. Per esempio "illuminazione" detta dell'intelletto, della lampadina e del sole: l'intelletto illumina le immagini della fantasia, la lampadina illumina la stanza, il sole illumina la terra. "Illuminare" "illuminazione" si dice propriamente di tutti e tre i soggetti ma non allo stesso modo e senza che ci sia un rapporto di dipendenza (come nel caso di sano). L'analogia sta nella somiglianza dei rapporti: illuminazione sta all'intelletto, come sta alla lampadina e come sta al sole.

Sin dal medioevo si è molto disputato circa il valore delle due analogie. Di questa discussione parleremo più avanti. Notiamo soltanto che non è una questione di poco conto, perché dalla sua soluzione dipende il valore stesso del linguaggio metafisico e teologico.

LA SUPPOSIZIONE

Abbiamo gia osservato che una parola può avere vari significati.

Supposizione vuol dire assumere, usare la parola secondo un determinato significato. è evidente che questa operazione logica non ha nulla a che vedere con la supposizione nel senso di fare una congettura. Se io dico, per es. l'uomo è una specie del genere animale" e ''l’uomo ara i campi", è chiaro che il termine “uomo” è usato in due modi diversi, ossia ha una supposizione diversa nelle due proposizioni. L'uomo che ara i campi può essere mio fratello Marcello, mentre Marcello non può essere una specie del genere animale. Nella prima proposizione il termine "uomo" sta in luogo di un concetto, nella seconda sta in luogo di un certo individuo umano. Ora, quando si fanno dei ragionamenti è molto importante non cambiare la suppositio di un termine; quindi è bene conoscere i tipi fondamentali della supposizione.

La supposizione può essere materiale e formale. E' materiale quando il termine sta in luogo della parola stessa; per es., nella proposizione "uomo è una parola di quattro lettere", il termine uomo ha una supposizione materiale. E’ formale quando il termine sta in luogo di ciò che è significato della parola.

La supposizione formale si distingue in logica e reale. è logica quando il termine sta in luogo del pensato in quanto pensato, del concetto come íntentio secunda; è reale quando il termine sta in luogo del contenuto reale significato. Per es., nella proposizione "uomo" è un concetto universale" il termine "uomo" ha una supposizione logica; mentre nella proposizione: “l'uomo è un animale socievole”, il termine "uomo" ha una supposizione reale.

La supposizione reale può essere assoluta e personale: è assoluta quando il termine sta al posto dell'essenza significata, senza che si abbia riguardo agli individui nei quali tale essenza si realizza; è personale quando il termine sta al posto di alcuni degli individui ai quali è applicabile. Per es., nella proposizione "gli uomini hanno un'anima immortale" il termine "uomo" ha una supposizione assoluta, perché avere un'anima immortale spetta a qualsiasi uomo. Invece nella proposizione «gli uomini vanno al lavoro", il termine " uomo" ha una supposizione personale, perché con essa non mi riferisco a tutti gli uomini ma a un gruppo di persone che stanno svolgendo un'attività lavorativa.

 

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