presenta

Le rose di Atacama

Volantino

dall'omonimo romanzo di Luis Sepùlveda
tradotto da Ilide Carmignani (Ugo Guanda Editore)

riduzione scenica e regia di Renzo Sicco
interpretato da Oliviero Corbetta, Lola Gonzalez Manzano, Macarena Paz Pizarro
le voci registrate presso Gulp Studio sono di Gianni Bissaca e Lester di Radio Montecarlo
progetto luci e allestimento scenico Daniele Brizzi, Paolo Sicco, Lido Girivetto
un ringraziamento a
Isabel Allende per il toccante ricordo dello zio Salvador
Joan tara per l' "infinito" ricordo di Victor
Lino Spadaro per gli utili consigli di regia
Rodolfo Maltese per la sua raffinata sensibilità di tessitore di tappeti


Quattro anni fa per la prima volta sono entrato nella miniera. Quando camminando sono arrivato giù in fondo, ad un chilometro e mezzo dentro la terra e mi sono seduto a guardare l'antro in cui mi veniva chiesto di fare uno spettacolo ho capito da subito che avevo trovato un tesoro.
Avevo trovato, dentro al rumore dei nostri tempi, il silenzio. Avevo a disposizione un luogo dove dire parole che fuori non sarebbero state ascoltate con la stessa attenzione, con la stessa tensione, con la stessa emozione.

Quando quattro anni fa per la prima volta sono stato nel deserto di Atacama la notte, avvolto in uno spesso maglione, mi sono perso dentro alla profondità innumerevole delle stelle. Di giorno ho lanciato la sguardo sopra chilometri di sale e ho sentito l'arsura calda del vento. Tra il giorno e la notte nel cambio improvviso della temperatura ho ascoltato suonare dentro un canyon di cristalli di sabbia e di sale il più grande xilofono della terra mosso dalle dita invisibili del signore degli spazi.

Due anni fa Victor Jara mi ha detto attraverso la voce di uno studente dell'Università di Santiago del Cile che dovevo fare questo spettacolo, me lo ha ripetuto a Machupicchu e in seguito a Cagliari.

Otto mesi fa ho letto a San Pedro de Atacama il libro di Luis Sepùlveda e appena terminata l'ultima pagina ho trovato Macarena Pn Pizarro che cantava canzoni di Victor Jara. Il messaggio mi è stato chiaro. Era quello il testo ed erano quelle le parole che dovevo narrare e lo dovevo fare in luogo di silenzio come il deserto. Ne ho parlato a Luis Sepùlveda che è stato subito d'accordo. Ho invitato Macarena in Italia e l'ho fatta lavorare con due bravi attori.
A Voi, adesso, aggiungere le stelle infinite di tutte le notti come la rose di un solo giorno nel deserto.

Renzo Sicco

Il teatro è uno dei mezzi più espressivi ed efficaci per la costruzione di una nazione, e il barometro che segna la sua grandezza o la sua caduta. Un teatro sensibile e ben orientato in tutti i rami, dalla tragedia al vaudeville, può cambiare in pochi anni la sensibilità del popolo; mentre un teatro rovinato, in cui le zampe sostituiscono le ali, può addormentare e rendete volgare un'intera nazione, Il teatro è una scuola di pianto e di riso, è una tribuna libera da cui gli uomini possono denunciare morali vecchie e equivoche e spiegare, con esempi vivi, le leggi eterne del cuore e del sentimento umano. Un popolo che non aiuta e non potenzia il suo teatro è, se non morto. moribondo; e il teatro, comico o drammatico che sia, clic non sa cogliere l'inquietudine sociale, la pulsazione della storia, il dramma della sua gente o il genuino colore del suo paesaggio e de! suo spirito non ha diritto a chiamarsi teatro, piuttosto sala da gioco o luogo in cui si fa quella cosa terribile clic sia chiama "ammazzare il tempo".

Federico Garcìa Lorca - Discorso sul teatro -

Dopo lo straordinario successo ottenuto con lo spettacolo "L'ultima notte di Giordano Bruno" (oltre tremila spettatori) la Compagnia Assemblea Teatro ritorna alla miniera Paola di Prali con il nuovo spettacolo "LE ROSE DI ATACAMA" di Luis Sepùlveda.
Lo scrittore cileno ha conquistato Renzo Sicco sin dalla pubblicazione del primo romanzo tradotto in lingua italiana "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore".
Il regista torinese che negli ultimi anni ha stabilito un rapporto profondo con il Sud America, con la ricchezza morale della sua gente, con le sue "eccentricità", con le fantasie e le paure collettive, ha proposto a Sepùlveda una rilettura della recente storia cilena partendo proprio dall'ultimo libro dell'autore "Le rose dì Atacama"
Lo spettacolo è organizzato in forma di rondò e i personaggi e le loro storie vibrano intorno a quella straordinaria e altrove improbabile fioritura nel pieno del deserto di Atacama per un giorno all'anno, delle cosiddette rose che illuminano l'arida distesa con il loro intenso colore rosso.
"Le rose dì Atacatna" si fanno così metafora della bellezza e luminosità possibili anche in condizioni estreme. Proprio per questo lo spettacolo trova la sua cornice ideale nell'allestimento pensato all'interno della miniera Paola di Prali in un profondo silenzio al centro della montagna un chilometro e mezzo dentro la terra.

Molti sono gli elementi che si dipanano intorno a questa nuova produzione di Assemblea Teatro: la vicenda della dittatura cilena, Salvador Allende, la sua personalità ed integrità morale, il coraggio e la dignità di uomini e donne comuni, Victor Jara, cantore di amori e di lotte, la poesia che risiede talvolta nelle scelte di vita più semplici, la straordinarietà della vita stessa.
Sono storie, vicende di uomini e donne che si collocano al di mori degli schemi, alcuni purtroppo ascritti "all'inventano delle perdite". Sono storie dense di una palpabile umanità.
Assemblea Teatro ha scelto una miniera allineandosi alla scrittura di Sepùlveda, che ci parla di come "la tenerezza bisogna difenderla con la durezza".
Nella profondità della terra, il pubblico si riappropria di un ascolto impossibile nel nostro tempo distratto da troppi segnali, torna a sentire il ritmo del proprio respiro, del proprio cuore e il silenzio diviene un'entità palpabile, un elemento che consente non solo l'ascolto, ma, paradossalmente, la percezione dello spazio e del tempo. Qui la regia di Renzo Sicco ci avvicina alla poetica dell'autore, in un avvolgersi di storie affidate alla bravura di Oliviero Corbetta, Lola Gonzalez Manzano e Macarena Paz Pizarro, interpreti bravi e convincenti che ci dimostrano come, a volersi guardare intorno con occhi curiosi, si possono scovare storie piccole ed eccellenti, storie marginali di chi affronta la vita con passione.
Le rose che spuntano dalla sabbia nell'universo infuocato del deserto di Atacama per appassire dopo poche ore ci ricordano che spesso la vita non è che una stoica forma di resistenza… e anche narrare è resistere.

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