Fra Cecilio Maria Cortinovis

Servo di Dio

(1885-1984)

 

 

Antonio Pietro Cortinovis, nasce il 7 novembre 1885 a Nespello, piccola frazione di Costa Serina in Provincia di Bergamo.

 

 

;    Pensieri e riflessioni di  Fra Cecilio Maria

 

Lascia i suoi beni ai poveri e veste l'abito cappuccino il 29 luglio 1908, prendendo il nome di FRA CECILIO MARIA. Trascorre a Lovere (Bg) l'anno di noviziato, ad Albino (Bg) e a Cremona l'anno successivo. Viene destinato nell'aprile del 1910 al Convento dei Cappuccini di Monforte, in viale Piave a Milano, sede che lascia solo per il servizio militare. Sacrista per circa 11 anni, accanto al Tabernacolo, approfondisce sempre di più la sua vita di unione con Dio.

Dal 1921, portinaio e questuante per i poveri della città, percorre a piedi chilometri e chilometri di strada. In nome di Dio bussa ad innumerevoli porte per sfamare i suoi poveri. Collabora attivamente, nel 1927, alla costruzione del monumento dedicato a S. Francesco in piazza Risorgimento.

Nel 1959 fonda e dirige l'"Opera San Francesco per i poveri", a servizio degli emarginati e delle persone più provate. Il 10 aprile alle ore 21, all'età di 98 anni, quando si trova nell'Infermeria dei Frati Cappuccini di Bergamo, conclude il suo cammino in mezzo agli uomini e si prepara a incontrare Dio, da lui servito e amato per tutta la vita nei Poveri e nell'Eucaristia. Riposa nella Chiesa dei Cappuccini in viale Piave n. 2 a Milano. La causa di beatificazione, iniziata alcuni anni or sono, ha già concluso tutte le formalità istruttorie e gli atti sono ora all'esame della Santa Sede.

 

 

A 23 anni entra nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini della Provincia di Milano, dove si dedicherà attivamente all’aiuto dei poveri. Nel 1959 fonderà e dirigerà l’Opera San Francesco per gli emarginati e le persone più provate, che ancora oggi distribuisce più di 2500 pasti caldi ogni giorno.

 

La sua esperienza spirituale e apostolica era alimentata dall’Eucaristia: ogni giorno trascorreva molte ore in meditazione davanti al Tabernacolo.

 

Nel 1933, in occasione di un ritiro spirituale, Fra Cecilio, ricordando il giorno della sua prima Comunione, scriveva: ”Al primo contatto con Gesù, il mio cuore volle essere solo e per sempre suo.

 

Con insistenza gli chiesi di vivere quaggiù come gli angeli che gli fanno corona nel Santissimo Sacramento”. E ancora: ”L’amore di Gesù Eucaristico verso le anime è infinito…Il ghiaccio non può dare calore né l’oscurità può produrre il sole…Corro perciò al Santo Tabernacolo e contemplo il divino Sposo che è “Sole e Calore”…Egli mi dà la forza di osservare i suoi Comandamenti, mi dà la grazia di vincere ogni giorno me stesso, il mio io…Ci necessita vivere con grande fede la Santa Messa che opera la nostra trasfigurazione sul nostro monte Tabor”. Egli esortava i fedeli dicendo:”Quante volte posso risparmiare parole inutili e sottrarmi a discorsi non necessari per passare piccoli tratti di tempo davanti al Tabernacolo ad ascoltare ciò che Gesù vuol dirmi!… Quante volte posso sospendere azioni indifferenti per ascoltare Sante Messe a gloria di Dio, per il trionfo della Chiesa, per il Papa, per la conversione di tanti peccatori, oppure a profitto delle anime del Purgatorio!…Come è bella la vostra Persona vivente nell’Eucaristia!”.

 

 

 

Anche se gli costava un grande sacrificio dedicava alla questua 30 ore al mese

 

I primi straordinari risultati del "povero tra i poveri"

 

Fra Cecilio venne nominato "questuante di città "il 30 aprile1931, quando aveva 46 anni. Ero un compito molto pesante, ma Cecilio lo seppe accettare con l'usuale animo sereno e cominciò ad andare di casa in casa a chiedere - com'era nella tradizione dei frati cappuccini - il pane da portare alla mensa dei poveri.

 

Molte porte non gli furono aperte, a volte fu anche schernito, ma poco a poco la gente imparava a conoscere questo frate che dava molto più di quanto riceveva. Soprattutto le

madri di famiglia, i negozianti, i cittadini residenti intorno a viale Piave, quelli cioè che poi vedevano concretizzarsi nella lunga coda di bisognosi in attesa davanti al Convento, il significa-

to dell'opera di carità che Fra Cecilio compiva con la sua faticosa questua. Quando il Padre

Vicario del Convento domando a  Cecilio di prendere nota di quanto veniva distribuito ai poveri,

apparvero i primi sorprendenti dati del grande lavoro compiuto dal frate.

Prima che Cecilie si dedicasse alla questua venivano distribuiti 40 kg di pane al giorno, in seguito invece:

 

maggio-ottobre 1931       50 kg al giorno

ottobre-dicembre 1931    70 kg al giorno

gennaio 1932            22 quintali

                                                    

Scrive Fra Cecilo: "Oltre il pane, si ha distribuito una buona quantità di riso, di pasta, del pesce, della carne e anche tutto ciò che si è potuto avere dalla cucina del convento, come formaggio, salame, pesce, uova ecc. La minestra che si distribuisce è un quintale al giorno agli uomini e una quarantina di porzioni al giorno alle donne. Le donne preferiscono avere pane, e quanto d'altro possono avere, da portare ai loro bambini.

Al presente (febbraio 1932)  viene distribuita la carità a circa 600 persone, tutti i giorni. Il solo pane è 1 quintale ai giorno, il solo riso distribuito alle famiglie perché facciano la minestra è 250 chili alla settimana. Più i vestiti e tutto quanto si è potuto avere dalia carità dei buoni cittadini."

 

Da Opera san Francesco – Notizie settembre 2000

 

 

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