EREMO DI SANTA MARIA

DELLE CARCERI

 

 

L'Eremo di Santa Maria delle Carceri è un piccolo romitorio sul monte Subasio, nel cuore di una grande selva. Esso è cresciuto attorno alla grotta di San Francesco e alla cappellina ove il Santo si ritirava di tanto in tanto in contemplazione, insieme ai suoi primi compagni.

 

    Situato a circa 800 metri sul livello del mare l'Eremo fu ristrutturato da San Bernardino da Siena, nel XV secolo, e ingrandito nella forma attuale nei secoli XVI e XVII; è tutto costruito addossato alla roccia, molte parti ricavate dalla roccia stessa, senza tradire l'antico spirito d'origine.

 

    Le Carceri sono un'oasi di solitudine e di preghiera: luogo di intenso ascolto della Parola di Dio e della sua voce; occasione unica e particolare di apertura verso il Creato; punto di partenza per un migliore contatto con i fratelli.

    Le Carceri sono una testimonianza eloquente della vita di intensa preghiera vissuta da San Francesco e dai suoi primi compagni. Parlando di San Francesco, Tommaso da Celano, suo primo biografo, afferma: "Francesco sembrava non un uomo che prega, ma un uomo fatto preghiera". La vita francescana è una sintesi mirabile e armoniosa tra azione e contemplazione.

    L'Eremo delle Carceri è un luogo di rigenerazione spirituale. Il silenzio, la natura, il riveder la cella di San Francesco e di alcuni suoi primi compagni, il visitare il conventino fatto costruire da San Bernardino, possono costituire una propizia occasione per interrogarsi a fondo sulla preghiera, sul senso della vita, sul posto di Dio nella nostra vita quotidiana, su ciò che gli altri si attendono da noi.

 

E' uno dei luoghi di preghiera e di meditazione più frequentato e famoso al mondo. E' un luogo intimamente legato alla vita del poverello; qui è evidente il rapporto fra spiritualità francescana e severa povertà

 

Si visita, oltre la chiesa quattrocentesca, la Grotta del Santo, il coro ligneo del Quattrocento, il refettorio scavato nella roccia con i tavoli originali, così pure il dormitorio con le minuscole celle dei monaci.

 

 


Nel folto del bosco che circonda l'eremo, svetta un leccio centenario ritenuto quello su cui si posarono gli uccelli per assistere alla predica del Santo.

 

 

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