Lo
scienziato Angelo Vescovi è contro le illusioni
e
spiega come si ricerca senza manipolare embrioni...
Una delle
ragioni alla base dello scontro sulla legge che regolamenta la produzione
di embrioni umani riguarda la possibilità di utilizzarli al fine di
isolare cellule staminali embrionali pluripotenti. Essendo queste cellule
in grado di produrre qualunque tipo di cellula matura dei tessuti del
nostro organismo, esiste la possibilità che le cellule staminali
embrionali possano essere utilizzate per lo sviluppo di numerose terapie
rigenerative ad oggi incurabili, quali il diabete, il morbo di Alzheimer
eccetera. Questa tesi è sicuramente logica e sostenibile fintanto che si
accetti il fatto che si sta parlando di prospettive future e non di
terapie già esistenti o in rapido divenire, e che si sta parlando di una
delle numerose vie percorribili. Purtroppo, il messaggio che incautamente
viene trasmesso al grande pubblico e al legislatore è di ben altra natura
e diametralmente opposto a quello che la realtà dei fatti ci propone.
Ci viene infatti spesso spiegato il contrario del vero, e cioè che le
cellule staminali embrionali rappresentano se non l’unica (concetto che
comunque in molti propongono), sicuramente la via migliore per lo sviluppo
di terapie cellulari salvavita. Si allude spesso, nemmeno troppo
velatamente, al fatto che le terapie a base di cellule staminali
embrionali sarebbero addirittura già disponibili.
Non posso mancare di notare come un tale approccio è totalmente infondato
e pone il cittadino, presto chiamato a decidere sulla validità della
legge sulla fecondazione assistita, di fronte ad un dubbio dilaniante:
lasciare morire milioni di persone o permettere l’uso degli embrioni
umani per generare cellule salvavita? Ovviamente, in un contesto simile la
natura dell’embrione umano viene stravolta, negata e banalizzata fino a
renderlo un semplice “grumo di cellule”, qualcosa di sacrificabile
ignorando gli enormi problemi etici che questo sacrificio solleva. In
realtà il sacrificio non è per nulla necessario.
Non ci sono terapie “embrionali”
A dispetto di un oggettivo, significativo potenziale terapeutico, non
esistono terapie, nemmeno sperimentali, che implichino l’impiego di
cellule staminali embrionali. Non è attualmente possibile prevedere se e
quando questo diverrà possibile, data la scarsa conoscenza dei meccanismi
che regolano l’attività di queste cellule, che ci impediscono di
produrre le cellule mature necessarie per i trapianti, e data la
intrinseca tendenza delle staminali embrionali a produrre tumori.
Secondo, ma non meno importante, esistono numerose terapie salvavita che
rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per la leucemia,
le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni, il trapianto di cornea. Tutte
queste si basano sull’utilizzo di cellule staminali adulte. Inoltre,
sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano
l’utilizzo di cellule staminali
cerebrali umane.
Terzo, le terapie cellulari per le malattie degenerative non si basano
solo sul trapianto di cellule prodotte in laboratorio. Esistono tecniche
altrettanto promettenti basate sull’attivazione delle cellule staminali
nella loro sede di residenza. Saranno quindi le cellule del paziente
stesso che si occuperanno di curare la malattia, una volta stimolate con
opportuni farmaci. Ovviamente, trattandosi delle cellule staminali del
paziente stesso, i problemi di rigetto che, ricordiamolo, possono esistere
col trapianto di staminali sia embrionali che adulte, in questo caso non
sussistono.
Quarto: la produzione di cellule staminali embrionali può avvenire senza
passare attraverso la produzione di embrioni. Sono infatti in corso studi
grazie ai quali è possibile deprogrammare le cellule adulte fino a
renderle uguali alle staminali embrionali senza mai produrre embrioni. Si
tratta di una procedura che ha la stessa probabilità di funzionare della
clonazione umana, ma scevra da problemi etici e che produce cellule al
riparo da rischi di rigetto.
Da quanto descritto sopra, emerge molto chiaramente la seguente
conclusione: il dibattito riguardante la legge sulla fecondazione
assistita deve avvenire in assenza delle pressioni emotive e psicologiche
che, artatamente, vengono fatte scaturire dalla supposta inderogabile
necessità di utilizzare gli embrioni umani per produrre cellule staminali
embrionali che rappresenterebbero l’unica o la migliore via per la
guarigione di molte malattie terribili e incurabili. Questa affermazione
è incauta non solo perché fondata su concetti facilmente questionabili
ma anche in relazione all’esistenza di linee di ricerca, di sviluppo e
di cure almeno altrettanto valide, molto più vicine alla messa in opera
nella clinica corrente e prive di controindicazioni etiche. Il dibattito
sulla legge deve quindi incentrarsi sugli aspetti relativi alla dignità
dell’embrione e al suo riconoscimento come vita umana a tutti gli
effetti.
In questo contesto, mi permetto di concludere che, nella mia scala di
valori di laico e agnostico, il diritto alla vita dell’embrione precede
inequivocabilmente il diritto alla procreazione.
Angelo L.
Vescovi è uno dei più importanti studiosi del mondo nel campo delle
cellule staminali. Pronuncerà questo intervento il 31 gennaio
all’Accademia dei Lincei al convegno sui “problemi e le prospettive
della procreazione assistita” organizzato dall’Isle.