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Come
il professor Boncinelli ed altri ricercatori intervenuti sul Corriere
nel dibattito sulla fecondazione in vitro, mi sono sentito
interpellato dalla domanda che ricorre con insistenza: che cosa sanno
e dicono gli scienziati sull'inizio della nostra vita individuale?
Senza chiarire anzitutto un aspetto di metodo scientifico, ogni
ricorso alla biologia per sapere quando ha inizio la vita di un
individuo umano è privo di valore conoscitivo e, dunque,
eventualmente decisivo in ordine alla questione del rispetto e della
tutela di questa vita giovanissima. La scienza moderna non si fonda
sul sapere di rari cultori di arcane discipline, ma sul complesso
delle conoscenze consolidate, validate e condivise dalla comunità
internazionale dei ricercatori attraverso gli strumenti della
letteratura scientifica (le migliaia di riviste scientifiche sulle
quali appaiono i risultati dei lavori degli studiosi, le rassegne ed
i manuali di riferimento). Come «una rondine non fa primavera», così
non è l'affermazione di questo o di quello scienziato che fa la
scienza. Neppure se è un premio Nobel.
Negli Stati Uniti, dove la stima per la scienza non fa certo difetto,
alcuni vincitori del Nobel si sono visti bocciare i propri progetti
di ricerca, o respingere una richiesta di contributi, per una
valutazione negativa di alcune loro affermazioni da parte di anonimi
colleghi senza fama ed onori, ma tra di loro concordi nel riconoscere
che la realtà era diversa da come prospettata dall'insigne studioso.
Questa procedura viene chiamata "recensione anonima" o
"recensione alla pari", perché mette tutti sullo stesso
piano (una sorta di democrazia della scienza), e viene ormai
applicata in tutto il mondo scientifico. Alla fine ciò che conta è
la forza delle evidenze osservazionali e sperimentali e
dell'esercizio corretto della ragione, non il nome di chi fa
un'affermazione. Non ha dunque nessun senso (tanto meno scientifico)
citare a sostegno delle proprie tesi uno, dieci o cinquanta premi
Nobel, soprattutto se la maggior parte di questi ultimi non è uno
studioso che si è occupato specificamente della materia in
questione. L'ipse dixit appartiene ad altre forme di sapere e ad
altri tempi.
Da dove dunque è corretto attingere le informazioni biologiche
necessarie per poter affermare o negare che la vita di ciascuno di
noi è iniziata nella forma di un embrione umano e che quest'ultimo
si è costituito attraverso la fusione di due cellule germinali, l'ovocita
maturo e lo spermatozoo? Come ogni altra informazione di tipo
scientifico essa deve venire ricercata leggendo con competenza e
confrontando con pazienza le migliaia e migliaia di lavori
osservazionali e sperimentali e le centinaia di rassegne e di manuali
di riferimento scritti da studiosi di tutto il mondo, che sono
passati al vaglio della "recensione alla pari" e sono stati
ritenuti metodologicamente corretti per la realtà che descrivono.
Proviamo, come esercizio esemplificativo, a interrogare il complesso
degli studi, dei manuali di riferimento e dei testi di insegnamento a
livello universitario - diversi per lingua e luogo di edizione - per
conoscere che cosa la scienza, attraverso oltre un secolo di indagini
- afferma a proposito dell'inizio della vita di un nuovo essere
vivente, un individuo appartenente ad una data specie (compresa
quella umana) che si riproduce sessualmente. La risposta è certa e
unanime: la vita di un nuovo organismo vivente (o essere vivente o
individuo vivente: la biologia non distingue tra questi tre termini,
come invece fanno alcuni filosofi) ha inizio con un processo chiamato
fecondazione, che consiste nella fusione tra lo spermatozoo e la
cellula-uovo. Non è questo lo spazio idoneo per citare tutte le
pagine delle riviste internazionali e dei volumi che si trovano nelle
biblioteche scientifiche di università e centri di ricerca, che
riportano una amplissima e consistente documentazione di tale
affermazione. Ne ricordiamo una per tutti. Per il sito web della più
vasta biblioteca biomedica del mondo, la National Library of Medicine
di Bethesda (Usa), è stato scelto come manuale che riassume il saper
più aggiornato nel campo della embriologia il volume Developmental
Biology del professor Scott F. Gilbert, il testo di biologia dello
sviluppo maggiormente diffuso nelle università americane e giunto in
pochi anni alla sesta edizione. Il capitolo 7, nel quale viene
illustrato come inizia la vita individuale di un essere vivente
sessuato, ha per titolo: "Fertilization: Beginning a new
organism". La fecondazione è l'inizio di un nuovo organismo.
Non uno o alcuni giorni dopo la fecondazione, non con l'impianto
nell'endometrio dell'utero, non passate due settimane, ma quando i
due gameti "fuse togheter" (Gilbert, inizio del capitolo
citato), si fondono per dare origine all'embrione unicellulare o
zigote. L'espressione "one-cell embryo" (embrione
unicellulare) si ritrova in numerosissimi lavori di biologia dello
sviluppo animale e umana, a testimonianza della consapevolezza dei
ricercatori che l'embrione inizia ad esistere già allo stadio di una
singola cellula, derivante dalla fusione dell'ovocita e dello
spermatozoo.
Il professor Boncinelli ha ragione quando afferma che "dal punto
di vista biologico non c'è in sostanza nessuna discontinuità dal
concepimento alla nascita e oltre". E' ciò che tutta la scienza
sull'embrione da sempre conosce e insegna. E giustamente sottolinea
che ogni "spartiacque" successivo alla fecondazione è una
"convenzione umana". Non ci appelli dunque alla scienza - né,
tantomeno, a uno, dieci o cinquanta premi Nobel - per forzare le
decisioni dei cittadini in merito ad una scelta convenzionale che
nulla ha di scientifico, ma si affronti con coraggio e libertà la
vera questione che è in gioco: vi sono ragioni adeguate per ritenere
che non ogni essere umano sia una persona umana come noi, meritevole
di rispetto e di tutela?
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