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L’ora X |
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Comunisti e radicali, promotori e sostenitori dei referendum, non hanno piacere di essere contraddetti. Vivono il parere dissenziente come un sopruso, un arbitrio, uno scandalo. Così Eugenio Scalfari ha proclamato che il cardinal Ruini non ha diritto di parlare. Così Pannella ha tuonato contro il presidente del Senato Pera, che è laico, ma dice cose analoghe al cardinale. E per questo Celentano, che farà un programma su Raiuno a primavera, potrebbe parlare quanto vuole se “spara” sul governo alla vigilia delle regionali, ma guai se si azzarda a dire la sua sui referendum. Eppure ci sarebbero tante domande da fare. Luciano Violante il 28 febbraio 1997 dichiarava, giustamente: “l’embrione non è una cosa, è la radice di un essere umano e va considerato coerentemente con questa premessa… non tutto quello che si può tecnicamente fare, si può eticamente fare. Per la procreazione assistita bovini ed equini sono più garantiti dell’essere umano”. In un dibattito civile ci piacerebbe chiedere a Violante se e perché ha cambiato parere. Verrà il momento? Qualche spiraglio di pacatezza si apre. Il professore Edoardo Boncinelli, con un bell’articolo sul Corriere della sera, ha risposto a una domanda che io (ultimo della serie) avevo posto sul cuore del problema: l’embrione. Tutti i quattro referendum hanno al centro l’essere umano appena concepito, e si tratta di decidere se manipolarlo ed eliminarlo come un “oggetto” oppure rispettarlo come una vita umana. Io avevo osservato: se la nuova creatura non è un essere umano dal momento del concepimento quando è che precisamente lo diventa, non per convenzione, ma secondo considerazioni scientifiche? Boncinelli risponde a questa domanda e, forse a malincuore, riconosce: “non c’è dubbio che la vita inizia con la fecondazione”. Vorrei che i promotori dei referendum prendessero nota. Perché questa semplice e importantissima affermazione esprime l’evidenza della scienza: non della teologia, ma della scienza. La vita dell’essere umano infatti è un processo continuo di trasformazione che inizia con la fecondazione e si conclude con la morte. Chi prima non esisteva improvvisamente comincia ad esistere. Poi però Boncinelli, che pure ripete due volte tale verdetto, lo affoga in una nebbia di parole che, sinceramente (non ce ne voglia) sembrano accuratamente scelte per oscurare questa solare verità scientifica. Prima dice che tale verità vale anche per i gatti e le ranocchie (come se noi uomini adulti non fossimo biologicamente uguali agli altri animali). Poi si dilunga per qualche centinaio di righe a descrivere nei dettagli le cellule dell’embrione ripetendo che è una “masserella cellulare”: ma noi, professor Boncinelli, io e lei, non siamo delle “masserelle cellulari”? Le sue cellule e le mie, viste al microscopio, non sono come quelle dell’embrione (che anche noi siamo stati)? Questa descrizione un po’ reificante che Boncinelli fa dell’embrione (cosicché somiglia a una cosa) la si può fare benissimo anche dell’uomo adulto. E poi la sottolineatura della piccolezza: sì, l’embrione è “minuscolo”. Ma noi adulti non siamo forse microscopici rispetto alla terra dove basta un sussulto dell’oceano a spazzar via 300 mila vite umane? Qui davvero tutto è relativo. Se perfino la terra intera è un microscopico granello di polvere rispetto alla nostra galassia, possiamo noi giudicare l’essere umano appena concepito “troppo piccolo” per essere rispettato da noi? Si dice ancora: già per processi naturali molti embrioni muoiono senza svilupparsi in esseri umani. Certo, è la dimensione tragica dell’esistenza: anche il sopra citato Tsunami, in natura, ha annientato migliaia di vite, ma nessuno prende spunto dallo tsunami per proporre una legge che consente di sopprimere esseri umani. Boncinelli si chiede se l’embrione è un individuo. Risponde: “è certamente un progetto di individuo”. Ma attenti con le parole, siamo sicuri che “progetto” sia la parola giusta? Allo stesso titolo anche il bambino potrebbe essere definito “progetto” di uomo adulto. Ma il progetto di una casa è un oggetto cartaceo diverso dalla casa. L’embrione è piuttosto come il seme da cui nasce l’albero. Il seme contiene già tutto l’albero: è il suo vivere nel tempo. Per questo per il contadino sono ugualmente disastrosi un temporale che distrugge il raccolto e un incendio che elimina le sementi. Al momento del Big Bang tutto l’universo era microscopico come un embrione umano, ma chi avesse stoppato quel processo in quel momento non avrebbe distrutto un “progetto”: avrebbe annientato l’universo. C’è infatti perfetta continuità fra l’universo com’era allora e l’universo di oggi: sono solo a due stadi di vita diversi. Fra l’embrione che ciascuno di noi è stato e la nostra persona c’è assoluta identità biologica. E’ vero, come ricorda Boncinelli, che dopo pochi istanti dal concepimento da quell’embrione si potrebbero anche formare due gemelli con uguale patrimonio cromosomico. Ma anche ognuno di noi, in teoria, potrebbe essere clonato e il sopravvenuto “gemello” non negherebbe l’esistenza del primo. Già dal primo istante di vita l’embrione “mantiene permanentemente la sua propria identità, individualità e unicità, rimanendo ininterrottamente lo stesso identico individuo durante tutto il processo dello sviluppo”, scrive Angelo Serra. Dunque come si può declassarlo a “cosa”? Come si può pensare di sopprimerne a decine e a centinaia a cuor leggero? Come si può pensare di usarli come cavie da esperimento per poi buttarli? Chi può dirsi padrone di altri esseri umani e disporne la soppressione? Perfino il famoso Comitato Warnock, istituito dal governo inglese, arrivò a questa conclusione: “da un punto di vista biologico non si può identificare un singolo stadio nello sviluppo dell’embrione, prima del quale l’embrione in vitro non sia da mantenere in vita”. Ora, pur esistendo altre pratiche per curare la sterilità, la legge 40 permette la fecondazione assistita con la Fivet che implica diverse complicazioni per madre e bambini e soprattutto la morte di un certo numero di embrioni. Dunque è già una legge al limite. Ma i referendum vorrebbero peggiorarla drammaticamente spazzando via ogni protezione per l’embrione. Pensiamo all’idea del loro uso per esperimenti. Intanto il professor Angelo Vescovi, un laico-agnostico che è uno dei maggiori esperti di cellule staminali, all’Accademia dei Lincei spiega che non c’è oggi nessuna cura medica basata su staminali embrionali che anzi hanno mostrato una “tendenza a produrre tumori”. Inoltre “esistono numerose terapie salvavita” fondate piuttosto su staminali adulte e addirittura sono in corso studi per ricavare staminali embrionali “senza passare attraverso la produzione di embrioni”. Dunque perché questa accanita volontà di cancellare ogni protezione per l’embrione? Attenzione. Quella “protezione” è innanzitutto la protezione della nostra umanità. Zygmunt Bauman ha ricordato che l’antropologia data l’inizio della “civiltà”, ossia di una società umana, dal ritrovamento di uno scheletro di un umanoide trentenne che si era rotto una gamba da piccolo: “i miei professori mi spiegarono che sarebbe stato possibile sopravvivere a una creatura simile solo all’interno di una società umana. Essa infatti si differenzia dalle mandrie o dai branchi per la sua capacità e volontà di prendersi cura di creature in cattive condizioni”, per la sua capacità di compassione. La domanda è: vogliamo restare una società umana, una civiltà?
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di
Antonio Socci |