Con la locuzione "contraccezione
d'emergenza", detta anche "contraccezione postcoitale",
si indica un insieme di pratiche a cui si fa ricorso
dopo un rapporto sessuale presunto fecondante allo scopo
di impedire la prosecuzione di una gravidanza qualora
questa sia già iniziata. Le modalità oggi utilizzate per
la contraccezione d'emergenza sono: la somministrazione
di estrogeni o di estroprogestinici o di soli
progestinici; la somministrazione di danazolo o di
mifepristone; l'inserimento di spirale o IUD
(IntraUterine Device).
In questo contributo, si analizzerà la
storia, i protocolli, il meccanismo d'azione e gli
effetti collaterali degli estrogeni, progestinici ed
estroprogestinici utilizzati come contraccezione
d'emergenza, detta anche, dal momento che la
somministrazione è prevista entro e non oltre 72 ore dal
rapporto sessuale, "pillola del giorno dopo"(1).
Breve storia della
contraccezione d'emergenza
Salita in Italia, di recente, agli
onori della cronaca quando è stata consentita la
commercializzazione di un prodotto specifico, il Norlevo
(nome commerciale del levonorgestrel), la contraccezione
d'emergenza non è una novità: sono oramai ottanta anni
che la ricerca sugli animali, prima, e sulle donne, poi,
sta tentando di mettere a punto una metodica che
interferisca con gli eventi successivi ad un rapporto
sessuale(2). Era stato, infatti, dimostrato già dal 1920
che gli estrogeni potevano interferire, se somministrati
in fase precoce, con la prosecuzione della gravidanza
nei mammiferi, tanto che i veterinari avevano cominciato
ad utilizzarli sui cani e sui cavalli.
Anche se l'uso
sulla donna di estrogeni dopo un rapporto sessuale è
iniziato nel 1940, il primo caso riportato in
letteratura risale alla metà degli anni '60 ed è quello
di una ragazza che, violentata in un periodo
presumibilmente ovulatorio, è stata sottoposta alla
somministrazione di estrogeni(3). Da quel momento, un
numero sempre più ampio di donne è stato trattato con
elevate dosi di estrogeni coniugati, fino a quando non
venne proposta, all'inizio degli anni '70, la
somministrazione combinata di estrogeni e di
progestinici.
Risalgono, infatti, al 1972 i primi
dati pubblicati da Yuzpe, ricercatore canadese, sull'uso
di quella metodica che da lui prese il nome(4). Il
protocollo originale di Yuzpe, modificato poi nel tempo,
prevedeva la somministrazione di 100µg di
etinilestradiolo e di 1 mg di norgestrel ogni 12 ore per
2 volte.
Contemporaneamente, agli inizi degli anni
'70, è iniziata la sperimentazione di prodotti composti
da soli progestinici. Nel 1973, vengono pubblicati i
primi risultati relativi ad una sperimentazione che
prevedeva la somministrazione di cinque diverse dosi di
levonorgestrel, compresi tra i 150 µg e i 400 µg per
compressa(5).
Verso la fine degli anni '70 venne
introdotto tra le forme di contraccezione d'emergenza
anche la spirale(6); mentre più di recente sono stati
utilizzati a tale scopo anche il danazolo(7) e il
mifepristone o RU486(8).
Messe a punto le metodiche e
condotte sommarie sperimentazioni, tese per lo più ad
evidenziarne l'efficacia, è iniziata una capillare
campagna di informazione e di diffusione della
contraccezione d'emergenza, in un crescendo di impegno e
di acrimonia per eliminare - è stato scritto - qualsiasi
forma di ignoranza e qualsiasi ostacolo. Cerchiamo di
ricostruire con l'ausilio di fonti bibliografiche almeno
i momenti più salienti di quella che sembra essere
divenuta oramai un'autentica "crociata".
Le strategie di diffusione
della pillola del giorno dopo
La richiesta di prodotti con
specifica indicazione d'uso: "contraccezione
d'emergenza". Il timore maggiore dei fautori della
pillola del giorno dopo riguardava il fatto che la
mancanza di un prodotto con specifica indicazione d'uso
potesse scoraggiare i medici a prescriverla e le donne
ad assumerla, dato che si ricorreva in alternativa alle
formulazioni di estrogeni, progestinici o
estroprogestinici usate di solito a scopo
contraccettivo.
Per questo motivo, nel 1994 il Center
for Reproductive Law and Policy (USA), in associazione
con altri gruppi tra cui Planned Parenthood di New York
City, inviarono una petizione cittadina alla Food and
Drug Administration (FDA) per chiedere che venissero
prodotte formulazioni di estrogeni e progestinici che
avessero come indicazione d'uso la contraccezione
d'emergenza. A seguito di questa e di altre pressioni,
l'FDA chiese ad alcune grandi case farmaceutiche di
mettere in commercio prodotti specifici per la
contraccezione d'emergenza: ma le case farmaceutiche,
non intravedendo la possibilità di un profitto
economico, rifiutarono in un primo momento di impegnarsi
in tal senso.
Pur non volendo forzare, almeno in
apparenza, la situazione, l'FDA pubblicò nel 1997 sul
Federal Register una dichiarazione relativa
all'efficacia e alla sicurezza dei regimi ormonali
comunemente usati per la contraccezione d'emergenza,
sottolineando che avrebbe approvato la messa in
commercio di prodotti specifici per la contraccezione
d'emergenza senza richiedere ulteriori e costosi trials
sperimentali(9).
Una procedura, tra l'altro, insolita
dal momento che le decisioni dell'FDA sono sempre
successive alla comunicazione dei risultati dei trials
sperimentali da parte delle case
farmaceutiche.
Probabilmente a seguito di questa
dichiarazione della FDA, le case farmaceutiche hanno
iniziato ad interessarsi alla contraccezione
d'emergenza, tanto che la Gynetics Corporation ha messo
a punto il Preven Emergency Kit, che ha ricevuto
l'approvazione per la commercializzazione dall'FDA nel
settembre 1998.
Il Kit contiene pillole a base di
estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe, un test
di gravidanza e le istruzioni per l'uso: sul perché alle
pillole venga associato un test di gravidanza e sulle
polemiche che ciò ha sollevato, torneremo in
seguito.
Nel settembre 1998, la Women's Capital
Corporation di Washington D.C., ha fatto richiesta
all'FDA perché autorizzasse la commercializzazione di un
prodotto a base di levonorgestrel, già in uso nei Paesi
dell'Europa orientale con il nome di Postinor. Nel 1999,
l'FDA ha concesso l'autorizzazione e il prodotto viene
ora commercializzato con il nome di PlanB(10).
Le
stesse richieste sono state avanzate in altri Paesi(11).
In Europa, la Gran Bretagna ha commercializzato fin dal
1984 un prodotto specifico per il protocollo Yuzpe,
mentre dal 1999 è disponibile il Levonelle 2 a base di
levonorgestrel, che può essere dispensato dall'1 gennaio
2000 anche senza prescrizione medica(12); lo stesso
protocollo è stato introdotto negli anni '80 in Olanda
in aggiunta alla somministrazione di soli estrogeni già
in uso dal 1960; in Finlandia, il regime Yuzpe è stato
introdotto nel 1987; in Italia, già da tempo gli
estrogeni e gli estroprogestinici vengono usati come
contraccettivi d'emergenza, anche se l'autorizzazione
alla vendita di un prodotto specifico è del 2000. Ed
ancora, contraccettivi d'emergenza sono in vendita in
Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia,
Lussemburgo, Svezia, Svizzera e Spagna.
La
commercializzazione della contraccezione d'emergenza è
stata, invece, vietatq in Irlanda dall'Irish Medicines
Board(13)
In Africa, viene utilizzato per la
contraccezione d'emergenza l'E-Gen-C; in Asia, e, in
particolare, in India e in Cina, la contraccezione
d'emergenza è diffusa, così come in Australia e in Nuova
Zelanda: in quest'ultimo Paese essa viene distribuita,
dopo lunghe battaglie tra fautori della contraccezione
d'emergenza, medici e farmacisti, senza prescrizione
medica. Poco diffusa nei paesi dell'America Latina, la
contraccezione d'emergenza è oggetto di grande
attenzione da parte delle organizzazioni di
pianificazione familiare.
Al di sopra di queste
situazioni locali, lavora un'organizzazione
internazionale che raccoglie quanti sono impegnati nella
pianificazione familiare. Si tratta del Consortium for
Emergency Contraception, istituito nel 1996 e che
raccoglie le seguenti organizzazioni: Concept
Foundation, IPPF, Pacific Institute for Women's Health,
Pathfinder International, Population Council, WHO (World
Health Organization), Population Service International,
Program for Appropriate Technology in Health. Il
Consortium sta svolgendo, tra l'altro, un'azione di
pressione sui governi locali e sulle case farmaceutiche
per incrementare la produzione /accessibilità alla
contraccezione d'emergenza.
La diffusione della
contraccezione d'emergenza tra le donne "a rischio". Il
primo target della contraccezione d'emergenza sono state
le donne vittime di violenza sessuale. Ne è
testimonianza il fatto che per la prima volta la
contraccezione d'emergenza è stata utilizzata su una
donna vittima di violenza sessuale, e che fino agli anni
'90 più di un terzo della contraccezione d'emergenza
aveva questa indicazione d'uso.
Alla valutazione
etica del ricorso alla contraccezione d'emergenza in
caso di violenza sessuale è dedicato il documento dei
Vescovi Cattolici di Inghilterra e Galles del
1986(14).
Dalla situazione occasionale si è passati
poi alla "prevenzione" (della gravidanza, non della
violenza) pianificata. E dove le donne potevano essere
più esposte a violenza? Ovviamente nei campi per
rifugiati o nei paesi stranieri ove erano
immigrate.
Da qui la proposta, per fare un esempio, a
mezzo di una dichiarazione congiunta del 15 novembre
1996 da parte delle Nazioni Unite e dell'International
Federation of Red Cross and Red Crescent Society di
dispensare aiuti a favore della salute riproduttiva per
i rifugiati nelle regioni dei Grandi Laghi dell'Africa
Centrale, con la previsione di uno stanziamento di
500.000 dollari. Nell'ambito della Emergency
Reproductive Health Care erano inclusi, come precisava
la stessa dichiarazione: la pianificazione familiare, la
prevenzione dell'unsafe abortion (aborto in condizioni
di non sicurezza); la contraccezione post-coitale per le
donne vittime di violenza sessuale o che hanno avuto
rapporti non protetti o non programmati.
Che l'uso
della contraccezione d'emergenza venga considerato quasi
un "obbligo" in caso di violenza sessuale si evince
anche da un articolo di Smugar e coll.(15). Si tratta di
uno studio sul comportamento dei medici nei confronti
delle donne che hanno subito violenza, da cui risulta
che non sempre esse ricevono l'informazione sulla
contraccezione d'emergenza. Questo fatto ritarderebbe -
secondo gli Autori - l'accesso delle donne all'uso della
contraccezione d'emergenza e renderebbe il medico
responsabile delle conseguenze di una sua non
assunzione, cioè l'aborto tardivo (!). Per questo
motivo, sempre secondo gli Autori, il medico ha il
dovere di informare la donna della possibilità della
contraccezione d'emergenza: in caso contrario, egli
violerebbe il miglior interesse della donna e il suo
diritto alla conoscenza di tutte le opzioni
possibili.
L'ampliamento del concetto di "rischio".
Pensata in un primo momento per le donne esposte a
violenza sessuale, la contraccezione d'emergenza ha poi
ampliato i suoi target: a rischio di una gravidanza non
voluta non sarebbero solo le donne costrette a subire un
atto sessuale contro la propria volontà, ma anche tutte
quelle donne che potrebbero iniziare una gravidanza
senza averla programmata.
Rientrerebbero, quindi, tra
le indicazioni i rapporti sessuali in assenza di
un'assunzione costante di estroprogestinici, o a seguito
della rottura del profilattico, o senza uso di altre
tecniche contraccettive/abortive. E chi meglio delle
adolescenti sessualmente attive rientra in una delle
fattispecie su descritte?
Proprio le adolescenti, che
per varie ragioni (persistenza della fiaba personale,
desiderio di non medicalizzare l'atto sessuale, etc.)
non fanno uso di alcun tipo di contraccezione(16).
In
questo modo, piuttosto che aiutare le adolescenti a
vivere e gestire la propria sessualità/genitalità nella
responsabilità e nel rispetto della propria e
dell'altrui corporeità, si è ritenuto più opportuno
facilitare l'accesso alla contraccezione
d'emergenza.
Ne sono testimonianza due fatti. Da una
parte, l'autorizzazione da parte del Ministro
dell'Educazione francese, Segolène Royal, a distribuire
nelle scuole la contraccezione d'emergenza, senza
informare i genitori, previa una capillare campagna di
informazione. Come è noto, però, il Consiglio
Costituzionale francese ha respinto nel luglio 2000
questa approvazione (del gennaio 2000), facendo
riferimento ad una legge del 1967 che stabilisce che la
contraccezione ormonale può essere dispensata solo dalle
farmacie su prescrizione medica; non è stata, invece,
sottolineata la necessità di chiedere in caso di
somministrazione ai minori il consenso dei genitori(17).
Recentemente anche la Gran Bretagna ha deciso di
consentire la distribuzione della contraccezione
d'emergenza nella scuola a partire dall'età di 12
anni.
Da ciò il moltiplicarsi di ricerche sull'uso
della contraccezione d'emergenza tra le adolescenti,(18)
il crescente interesse a far pervenire queste
informazioni alle adolescenti, e la preoccupazione di
rimuovere tutti i fattori che si oppongono a tale
diffusione, coinvolgendo anche i pediatri(19) e
proponendone la prescrizione per telefono(20).
Da una
ricerca condotta dall'AIED tra il 1998 e il 2000 su 3265
ragazze in età compresa tra i 14 e i 21 anni,
risulterebbe che: l'84% delle intervistate sapeva poco o
nulla sugli effetti collaterali della contraccezione
d'emergenza; nel 60% dei casi l'informazione proveniva
dalle amiche o dal partner; nel 48% dei casi di uso la
motivazione era la rottura o l'uso errato del
profilattico o il mancato ricorso ad altre forme di
contraccezione(21). I colpevoli? Ovviamente, la scuola e
la famiglia che non informano, anzi che non creano una
"coscienza contraccettiva" la quale , sostituendosi alla
oramai "desueta" coscienza morale, renderebbe accorte le
adolescenti non sul fatto che la dimensione genitale
della sessualità va vissuta in un contesto di stabilità,
di fedeltà e di responsabilità anche procreativa, quanto
sulla necessità di usare contraccettivi perché questo
ridurrebbe il "rischio" di una gravidanza così scomoda a
questa età per il singolo e la società.
Lo studio di strategie
di informazione per aumentare la diffusione della
contraccezione d'emergenza.
Un'altra preoccupazione delle
organizzazioni a favore della contraccezione d'emergenza
è che l'informazione giunga a quante più persone
possibile, perché - si sostiene - il fatto che vi sia
ancora una scarsa diffusione di questi prodotti a causa
della loro scarsa conoscenza.
Ogni mezzo viene,
allora, considerato utile a tale scopo: dal
moltiplicarsi dei siti Internet alla istituzione di
linee telefoniche per la contraccezione d'emergenza;
dalla distribuzione di kit di contraccezione d'emergenza
alla cosiddetta "educazione sessuale" nelle scuole.
Nulla è rimasto intentato, ma non sempre con i risultati
sperati.
E' il caso dell'istituzione nel 1996 in USA
di una ECP hot-line nazionale nell'ambito del
Reproductive Health Technologies Project and Bridging
the Gap, Inc. per offrire informazioni sulla
contraccezione di emergenza e un elenco di cliniche che
la potessero dispensare: ma nonostante ciò la
contraccezione d'emergenza è rimasta poco nota, poco
prescritta e poco usata.
Ed ancora , nel settembre
1998, la Planned Parenthood of America ha attivato due
servizi: il DIAL-EC per prescrivere la contraccezione
d'emergenza e dare istruzioni per telefono senza la
necessità di una visita medica; l'EC-to-Go, che offre
alle donne un kit per la contraccezione d'emergenza da
portare a casa e usare quando serve.
Alla maggiore
informazione dovrebbe associarsi, si dice, anche una
maggiore disponibilità della contraccezione d'emergenza
presso tutti i presidi di assistenza sanitaria alle
donne (ambulatori, consultori, accettazioni ospedaliere
d'emergenza, etc.), ma soprattutto che essa venga
dispensata come "prodotto da banco" cioè senza
prescrizione medica(22).
D'altra parte, almeno negli
USA, non si tratterebbe di una novità dal momento che -
come già detto - la prescrizione della contraccezione
d'emergenza viene fatta anche per telefono.
Sono
queste le ragioni per cui gran parte dei progetti di
diffusione della contraccezione d'emergenza prevedono il
coinvolgimento dei farmacisti(23). Basti un esempio. Nel
febbraio 1998 il PATH (Program for Appropriate
Technology in Health) ha avviato un progetto, il
Washington State Emergency Contraception Pharmacist
Pilot Project, che ha visto il coinvolgimento di 500
farmacisti, abilitati in una seconda fase del progetto a
dispensare direttamente la contraccezione d'emergenza.
Si può, allora, immaginare il disappunto generato da
quei farmacisti o, addirittura, da quelle catene di
farmacie, come la Wall-Mart negli Stati Uniti (che
comprende 2.400 farmacie distribuite in tutto il Paese),
per aver rifiutato la dispensazione della contraccezione
d'emergenza(24).
Un rifiuto dettato - secondo i
sostenitori della contraccezione d'emergenza - dal
considerare tale approccio abortivo, senza rendersi
conto, scrive Grimes a proposito di un farmacista di
Temecula (California) "reo" di aver respinto una
prescrizione medica per la contraccezione d'emergenza,
che "ironically, his refusal increased the probability
that the woman would eventually have abortion"
(!!!)(25).
Sul meccanismo d'azione
della contraccezione
Già dagli accenni sulla storia e sulle
strategie di diffusione della contraccezione d'emergenza
si evince come vi si stata e vi sia una grande
confusione sul suo meccanismo di azione, una confusione
più ideologica che scientifica. Prima di analizzare la
babele semantica che si è creata attorno alla
contraccezione d'emergenza, ci soffermiamo a prendere in
esame i dati scientifici relativi, in particolare, al
meccanismo d'azione della contraccezione d'emergenza. E'
da precisare, però, che vi sono pochi studi in tal
senso, essendo l'attenzione dei ricercatori focalizzata
soprattutto sull'efficacia e tollerabilità di tali
prodotti.
Le modalità per attuare la contraccezione
d'emergenza con l'uso di estrogeni e/o di progestinici
sono: 1. gli estrogeni ad alto dosaggio; 2. gli
estroprogestinici combinati; 3. i progestinici.
Gli
estrogeni ad alto dosaggio. Non esiste in commercio un
prodotto specifico per la contraccezione d'emergenza a
base di estrogeni: si usa solitamente l'etinilestradiolo
che, al di fuori dell'uso come contraccettivo
d'emergenza, trova indicazione nelle patologie del ciclo
mestruale, nella prevenzione della montata lattea, nella
terapia dei disturbi prostatici.
Il protocollo
utilizzato è il cosiddetto five by five, che prevede la
somministrazione di 0,5-2.0mg al giorno di
etinilestradiolo per 5 giorni(26). La prima dose di
etinilestradiolo viene somministrata entro 72 ore dal
rapporto sessuale.
Tra gli effetti collaterali
dell'assunzione di estrogeni, vengono segnalati nausea
(54-70%), vomito (24-33%), cefalea, metrorragie, nonché
qualche episodio di edema polmonare. Vi è, inoltre
maggiore incidenza di gravidanze ectopiche, dovuta
probabilmente all'interferenza con l'annidamento
dell'embrione nell'endometrio uterino ma non nella tuba:
per questa ragione una storia di gravidanza ectopica
costituisce una controindicazione all'uso di estrogeni
ad alte dosi(27).
Gli estroprogestinici combinati. I
primi studi sull'uso degli estroprogestinici combinati
come contraccezione d'emergenza sono stati condotti da
Yuzpe e coll., che hanno messo a punto - come già detto
- il cosiddetto "protocollo Yuzpe", che nella
formulazione originale prevedeva la somministrazione di
100µg di etinilestradiolo + 1mg di norgestrel per due
volte a distanza di 12 ore. Successivamente il
protocollo è stato modificato e, attualmente, vengono
somministrati, entro 72 ore dal rapporto presunto
fecondante, 100µg di etinilestradiolo+0,5mg di
levonorgestrel (che ha sostituito il norgestrel) per due
volte a distanza di 12 ore(28).
Tra gli effetti
collaterali: nausea (50,5%), vomito (18,8%),
cefalea(29). Poiché il vomito entro due ore
dall'assunzione potrebbe ridurre l'azione
dell'estroprogestinico, è stata proposta la
somministrazione di un antiemetico, la meclizina, un'ora
prima(30).
Molto discussi gli effetti sulla
coagulazione. Infatti, a fronte di casi direttamente
collegati con l'assunzione di estroprogestinici - si fa
riferimento, ad esempio, al caso di una donna di 33 anni
a cui è stata diagnosticata una trombosi della vena
retinica dopo assunzione di PC4 (500µg di
norgestrel+100µg di etinilestradiolo, in due dosei a
distanza di 12 ore)(31) -, vi sono altri studi che
tendono a minimizzare tale rischio anche se non ad
escluderlo. Si veda a tal proposito un lavoro di
Vasilakis e coll. ove si giunge alla conclusione che il
rischio di tromboembolismo venoso associato all'uso
"post-coitale" di estroprogestinici non è
sostanzialmente più elevato del rischio legato all'uso
della pillola contraccettiva(32): in altre parole il
rischio trombo-embolico non può essere escluso Comunque,
l'uso del protocollo Yuzpe viene sconsigliato in
presenza di una storia di tromboembolismo, oltre che di
cefalea, gravidanza e allattamento(33).
I
progestinici. Il passaggio dall'uso di estroprogestinici
al progestinico da solo è stato fortemente ricercato al
fine di ridurre gli effetti collaterali legati
all'estrogeno. Risulta, infatti, che usando il
levonorgestrel (due dosi di 0, 75 mg a 12 ore di
intervallo)(34) vi sia una minore incidenza di nausea
(21,3%) e di vomito (5,6%), ma anche di astenia (16,9%),
cefalea (16,8%), perdite ematiche (13%), vertigini
(11,2%) e tensione mammaria (10,7%)(35).
Per quanto
riguarda gli effetti sulla coagulazione, non vi è
accordo neanche per il levonorgestrel, anche se vengono
segnalate interazioni tra levonorgestrel e warfarin, nel
senso sia di una riduzione sia di un aumento dell'azione
anticoagulante(36), e viene raccomandata prudenza alle
donne con una storia di malattia
tromboembolica(37).
Per tutti i prodotti ad azione
ormonale, vengono esclusi effetti teratogeni su embrioni
già annidati in utero(38).
Pur limitandosi la nostra
analisi alla sola contraccezione d'emergenza con ormoni,
è utile qualche accenno all'uso della spirale e del più
recente mifepristone come "contraccettivi
d'emergenza"(39).
L'inserimento di spirale o IUD, per
lo più medicata al rame, viene eseguito fino al 5°-7°
giorno dopo il rapporto presunto fecondante(40). Tra gli
effetti collaterali vengono segnalati: crampi uterini,
metrorragie, aumentata incidenza di malattia pelvica
infiammatoria.
Il Mifepristone, noto come RU 486, è
un antiprogestinico che agisce bloccando i recettori per
il progesterone ed antagonizzando gli effetti di questo
ormone a livello degli organi e dei tessuti bersaglio di
questo ormone(41). Utilizzato solitamente come
contragestativo (interruzione della gravidanza dopo
l'impianto) entro i primi 49 giorni dalla fecondazione,
il mifepristone è stato proposto come "contraccettivo
d'emergenza": a tale scopo viene somministrato in dose
unica fino al 5° giorno dopo il rapporto sessuale(42);
presenta pochi effetti collaterali ad eccezione di un
ritardo di almeno tre giorni nella comparsa della
mestruazione successiva, fatto questo che creerebbe
nella donna un'ansia eccessiva(43).
La maggiore
preoccupazione di chi propone la contraccezione
d'emergenza è la valutazione della sua efficacia, ovvero
della capacità di mantenere basso il numero delle
gravidanze dopo somministrazione: quanto minore è il
numero di gravidanze tanto maggiore è l'efficacia. Le
percentuali variano in base alla metodica utilizzata: il
99% per gli estrogeni, l'89% per il levonorgestrel e il
75% per il protocollo Yuzpe.
L'efficacia dipenderebbe
da due fattori: 1. la precocità dell'assunzione; 2. la
fase del ciclo mestruale in cui si trova la donna quando
assume i contraccettivi d'emergenza. Si richiede infatti
alle donne di assumere i contraccettivi d'emergenza
entro le 72 ore dal rapporto sessuale presunto
fecondante, anche se vi sono studi tesi a dimostrare che
questa somministrazione potrebbe avere la stessa
efficacia pur se effettuata più tardivamente(44).
Per
spiegare queste "indicazioni" è necessario comprendere,
però, il meccanismo d'azione della contraccezione
d'emergenza.
I siti d'azione degli estrogeni e/o dei
progestinici somministrati allo scopo di attuare la
contraccezione d'emergenza sono quattro: 1. l'asse
ipotalamo-ipofisi-ovaio (inibizione dell'ovulazione); 2.
il corpo luteo (effetto luteolitico); 3. le tube di
Falloppio (alterazione della motilità tubarica); 4.
l'endometrio uterino (alterazione dell'endometrio
uterino)(45).
Inibizione dell'ovulazione .La
possibilità di inibire l'ovulazione è secondaria alla
fase del ciclo in cui la donna assume gli estrogeni e/o
il progestinico: è, infatti, possibile - anche se questo
effetto non si verifica sempre - il blocco
dell'ovulazione solo se la somministrazione avviene in
fase preovulatoria. Tale effetto viene evidenziato
mediante i dosaggi ormonali e l'ecografia
transvaginale.
Dagli studi presi in esame si evince
che:
- alte dosi di estrogeni non inibiscono
l'ovulazione anche se somministrati in fase
preovulatoria(46);
- gli estroprogestinici,
somministrati secondo il protocollo Yuzpe in fase
preovulatoria, hanno bloccato l'ovulazione, in uno
studio condotto da Ling e coll. su 11 donne, nel 27% dei
casi(47);
- mentre in uno studio di Rowlands e coll.
lo stesso regime somministrato a 14 donne in fase
preovulatoria ha bloccato l'ovulazione nel 24% dei
casi(48). Uno studio di Raymond et al., che prevedeva la
somministrazione del protocollo Yuzpe il giorno del
picco urinario dell'LH, non metteva in evidenza, invece,
alcuna inibizione dell'ovulazione(49).
Ed ancora, in
uno studio di Swahn e coll.,(50) 16 donne hanno ricevuto
il protocollo Yuzpe al 12°giorno del ciclo (prima che si
verificasse il picco dell'LH), e 16 donne hanno invece
ricevuto il protocollo Yuzpe due giorni dopo il picco
dell'LH, nel primo gruppo nel 23% delle donne non è
stato possibile dosare un picco dell'LH, mentre nel
secondo gruppo l'ovulazione si è manifestata nel 100%
dei casi;
il dienogest, un progestinico sintetico,
somministrato da Kohler et al. in fase preovulatoria a
18 donne (e in due dei 18 casi esaminati il dienogest è
stato somministrato due giorni prima del picco dell'LH),
ha bloccato l'ovulazione in 4 donne su 12 (33,4% dei
casi)(51);
uno studio di Landgren e coll., condotto
su 72 donne divise in quattro gruppi e sottoposte alla
somministrazione di 0,75mg di levonorgestrel per quattro
giorni, ha messo in evidenza quanto segue: il gruppo che
ha ricevuto il levonorgestrel nel 2°,4°,6° e 8° giorno
del ciclo mestruale non ha avuto alcun effetto inibente
sull'ovulazione; nel gruppo che ha ricevuto il
levonorgestrel il 9°, 11°, 13° e 15° giorno, in 3 donne
è stata evidenziata attività follicolare, in 7 donne
insufficienza del corpo luteo, in altre 7donne
ovulazione; nel gruppo che ha ricevuto il levonorgestrel
in 11^, 12^, 16^ e 19^ giornata, 5 donne hanno mostrato
attività follicolare, 6 donne insufficienza del corpo
luteo, 7 donne ovulazione; il gruppo che ha ricevuto
levonorgestrel in 16^, 18^, 20^ e 22^ giornata non ha
avuto alcun effetto sull'attività ovarica.(52). In
sintesi, il levonorgestrel non ha inibito l'ovulazione
se somministrato il fase follicolare precoce o in fase
luteale, mentre ha soppresso l'ovulazione solo nel 17,7%
dei casi se somministrato tra il 9° e il 15° giorno e
nel 23,5% dei casi se somministrato tra l'11° e il 19°
giorno del ciclo.
Da questi dati si può evincere che
la contraccezione d'emergenza è in grado di inibire
l'ovulazione, in percentuale varia se somministrata in
fase preovulatoria, ma questo effetto non ne spiega
tutto il meccanismo d'azione(53).
Interferenza con
l'attività del corpo luteo. L'effetto luteolitico della
contraccezione d'emergenza viene valutato mediante lo
studio ormonale della lunghezza della fase luteale. Tale
azione luteolitica non si evidenzierebbe nelle donne che
hanno assunto solo estrogeni(54), mentre sarebbe
evidente in meno del 21% delle donne che hanno assunto
estroprogestinici secondo il protocollo
Yuzpe(55).
Alterazione della motilità tubarica. Tra i
possibili meccanismi di azione della contraccezione
d'emergenza, vi sarebbe anche il rallentamento o
l'accelerazione della motilità tubarica con conseguente
difficoltà di trasporto dell'embrione. Questo effetto
può essere valutato indirettamente dal momento che
sembra essere come una delle cause dell'aumentata
incidenza di gravidanze ectopiche dopo assunzione, in
particolare, di estrogeni(56).
Modificazione della
struttura dell'endometrio. Le modificazioni della
struttura dell'endometrio sono responsabili
dell'impedimento dell'annidamento dell'embrione in
utero, da cui la definizione dei contraccettivi
d'emergenza anche come antinidatori o
intercettivi.
Per valutare le alterazioni
endometriali, i vari studi si avvalgono di metodi
indiretti ( si valuta, cioè, la morfologia e la
funzionalità dell'endometrio), dal momento che non
vengono utilizzati i metodi diretti (il calcolo del
rapporto tra fecondazioni e perdite embrionali). Questo
non perché manchino i metodi diretti, ma semplicemente
perché non vi è interesse (rapporto costi/benefici) a
farvi ricorso.
Ovviamente non è utilizzabile il
dosaggio dell'hCG (human Chorionic Gonadotropin) che si
positivizza dopo almeno sette giorni dalla fecondazione,
quindi dopo l'avvenuto impianto(57), ma di altri fattori
correlati con la gravidanza. Si fa riferimento, in
particolare, all'EPF (Early Pregnancy Factor), presente
nel siero materno già dalla sesta ora dalla
fecondazione: una sua variazione, essendo la presenza
fondamentale nella fase preimpianto e perimpianto,
indicherebbe una fecondazione avvenuta a cui non fa
seguito, però, l'annidamento dell'embrione in
utero(58).
Il ricorso ai metodi indiretti consente,
comunque di evidenziare quelle alterazioni endometriali
che rendono impossibile l'annidamento dell'embrione in
utero. Si tratta di modificazioni morfologiche e di
modificazioni biochimiche.
Per quanto riguarda le
modificazioni morfologiche, è noto che l'endometrio per
accogliere l'embrione deve andare incontro a una serie
di trasformazioni: invece,la presenza di estrogeni,
progestinici o estroprogestinici esogeni riduce lo
spessore dell'endometrio; causa atrofia ghiandolare e
comparsa di aree edematose che si alternano ad aree di
elevata densità cellulare; altera la composizione
biochimica e proteica dell'endometrio. In particolare,
si considera necessario per un idoneo impianto
dell'embrione in utero uno spessore endometriale
compreso tra 5 e 13 mm, dato confermato tra l'altro da
studi eseguiti nel corso di procedure di
embryotransfer(59), in cui la frequente asincronia di
sviluppo ovaio-endometrio indotta dalla stimolazione
ovarica è la principale causa di abortività.
A
seconda dell'ormone somministrato come contraccettivo
d'emergenza sono state riscontrate le seguenti
modificazioni morfologiche a carico dell'endometrio
uterino:
alte dosi di estrogeni causano alterazione
del sistema di canali presente a livello delle cellule
endometriali: è quanto è stato riscontrato in quattro
donne trattate con estrogeni per 5 giorni in periodo
luteale(60). Non si esclude anche un'alterazione dei
livelli di anidrasi carbonica endometriale, la cui
presenza è considerata necessaria nei processi di
annidamento(61);
gli estroprogestinici somministrati
secondo il protocollo Yuzpe riducono il numero dei
recettori per gli estrogeni e per il progesterone, se
somministrati 48 ore dopo il picco dell'LH(62), e
provocano uno sviluppo asincrono dell'endometrio(63).
Ciò si è potuto evidenziare in tale studio condotto su
127 donne, di cui 88 hanno ricevuto il protocollo Yuzpe
a metà ciclo o fino al 3° giorno dopo l'ovulazione.
L'ambiente endometriale è stato considerato inadatto per
l'impianto dell'embrione.
Alle stesse conclusioni
sono giunti W.Y. Ling e coll., dopo aver somministrato
estroprogestinici secondo il protocollo Yuzpe in fase
preovulatoria(64).
Queste alterazioni vengono
considerate, dai vari Autori, responsabili
dell'impossibilità di annidamento, anche se vi è chi
mette in dubbio tale effetto pur avendo riscontrato,
dopo somministrazione di estroprogestinici secondo il
protocollo Yuzpe, un'alterazione del numero dei
recettori endometriali per gli estrogeni, un ridotto
spessore endometriale ed una più grande proporzione di
vacuoli sopranucleari ghiandolari(65) rispetto alla
situazione normale;
per quanto riguarda il
levonorgestrel, uno studio del 1998 con somministrazione
di due dosi di 0,75 mg di levonorgestrel ad intervalli
di 12 ore nel giorno LH+2 (2° giorno dopo il picco
dell'LH), indica un ritardo nello sviluppo endometriale,
con aumento dei recettori del progesterone. Gli Autori
concludono che questi effetti endometriali possono
ostacolare l'impianto(66). Lo stesso effetto alterativo
sul normale endometrio secretorio è stato riscontrato in
donne che hanno assunto 0,75 mg di levonorgestrel in
differenti giorni del ciclo(67).
La rilevazione delle
modificazioni biochimiche dell'endometrio si avvale
della valutazione delle integrine, proteine
eterodimeriche presenti sulla superficie delle cellule
endometriali e soggette a modificazione durante il ciclo
mestruale. Infatti, mentre nella fase medio-luteale sono
presenti nell'epitelio ghiandolare le subunità a1 e a4,
la subunità b3 è presente sia nell'epitelio ghiandolare
sia nell'epitelio di superficie. Queste subunità formano
parte delle integrine a1b1, a4b1 e avb3, la cui presenza
è correlata con la finestra impiantatoria(68).
L'integrina avb3 si riduce verso il 5°-6° giorno della
fase postovulatoria(69) e la sua localizzazione nella
superficie apicale dell'epitelio cellulare indica la sua
partecipazione nell'adesione dell'embrione, nella fase
di trofoblasto, all'endometrio quando inizia il processo
di impianto nell'utero(70).
Di conseguenza
un'alterazione dell'espressione delle integrine, e in
particolare delle integrine avb3 e a4b1, è indicativa di
alterata recettività endometriale e di impedimento
all'annidamento, come è stato riscontrato ad esempio in
donne che assumono contraccettivi ormonali(71). Non
sarebbero, invece, correlate con la recettività
endometriale l'integrina a6 e b4 (72).
Non sono molti
gli studi che hanno valutato l'effetto della
contraccezione d'emergenza sulle integrine endometriali.
Il già citato studio di J. Wang e coll. mette in
evidenza un'alterazione delle integrine a1 e a2
endometriali dopo somministrazione di levonorgestrel nel
giorno LH+2 e questo viene messo dagli Autori in
correlazione con la difficoltà di impianto dell'embrione
nell'endometrio(73) .
Per quanto riguarda il metodo
Yuzpe, uno studio di Raymond et al(74), pur non mettendo
in evidenza una variazione significativa della subunità
b3 dell'integrina, ha rilevato una riduzione della
MUC-1(75), una proteina solitamente elevata nella fase
medio-secretoria del ciclo e un aumento dei recettori
per gli estrogeni, che solitamente diminuiscono al
momento dell'impianto(76). Gli Autori, tenendo conto
anche delle modificazioni morfologiche dell'endometrio e
dell'assenza di blocco dell'ovulazione, concludono
scrivendo: "Perhaps the regimen effects endometrial
function in ways undetectable by the test we chose to
perform, or it could cause important changes earlier
later in the cycle than when we performed our test" (p.
2354).
Dai risultati di un lavoro di Young sulle
proteine endometriali sieriche risulta, inoltre, una
soppressione della loro secrezione nel fluido luminale
endometriale dopo somministrazione al 9 giorno della
fase luteale di estroprogestinci secondo il protocollo
Yuzpe: una tale variazione viene considerata dall'Autore
incompatibile con l'annidamento dell'embrione in
utero(77).
Volendo sintetizzare quanto fin qui detto,
la contraccezione d'emergenza è, dunque, in grado di
bloccare l'ovulazione, se somministrata prima del picco
dell'LH in una percentuale variabile compresa tra il 21
e il 33% a seconda che si ricorra al metodo Yuzpe o al
levonorgestrel. Gli altri effetti in fase preovulatoria,
peri e postovulatoria, sono a carico del corpo luteo,
della tuba e, in particolare, dell'endometrio: tre
effetti che interferiscono con la fase
post-fertilizzazione.
I termini della questione
Da quanto fin qui detto risulta
evidente che la contraccezione d'emergenza agisce
impedendo il proseguimento dello sviluppo dell'embrione,
rendendone impossibile l'annidamento nella parete
uterina. Non si tratta, dunque, di un effetto
contraccettivo ma semmai antinidatorio.
L'evidenza
scientifica di tale effetto antinidatorio smentisce,
quindi, la stessa terminologia utilizzata per definire
l'utilizzo di tali prodotti: non si tratta di un
meccanismo contraccettivo (abbiamo visto come
l'inibizione del concepimento avvenga solo in una
piccola percentuale di casi), bensì di un meccanismo
prevalentemente abortivo qual è quello antinidatorio,
che si estrinseca dopo l'avvenuta fecondazione, quando è
già iniziato il processo di sviluppo di una nuova vita
umana.
Perché allora si sostiene che la
contraccezione d'emergenza non è abortiva? Come mai il
comunicato stampa del Ministero della Sanità italiano n.
231 del 29 settembre 2000 recita quanto segue: "Il
farmaco deve essere inteso come metodo contraccettivo di
emergenza da usare solo in casi eccezionali; non svolge
alcuna funzione abortiva in quanto il meccanismo
d'azione consiste nell'impedire l'impianto dell'ovulo
fecondato o nel blocco dell'ovulazione"?
Le
affermazioni del Ministero della Sanità italiano sono,
in effetti, le ultime di una lunga serie di
dichiarazioni simili. Già nel 1995, Lahteenmaki e coll.:
"Altough the use of post-coital contraception has
increased, all too often it is not used when it should
be
The annual number of abortion in Finland has
decreased
it is specially true in teenagers"(78).
Dello stesso tono le affermazioni di
Kosunen e coll.: "It has been suggested that widespread
awareness and use of emergency contraception is one of
reasons for low rates of induced abortion in Netherlands"(79). Quindi la contraccezione d'emergenza -
secondo questi Autori - non solo non sarebbe abortiva,
ma quando utilizzata ridurrebbe, il numero degli aborti
(!).
Ed ancora, sulla rivista dell'International
Planned Parenthood Federation - Europe Region, si legge:
"In order to meet the potential demand for emergency
contraception, several action are urgently need. Among
these are: clarification that emergency contraception is
not abortion and thus is legally permitted in countries
where abortion is illegal" (p.2); "service providers are
too often reluctant to provide this method. In case
there is any misunderstanding, emergency contraceptives
are not abortifacients. Emergency contraceptives prevent
unwanted pregnancy"(p.3)(80).
Perché questa
manipolazione semantica? La risposta la possiamo trovare
in una lettera pubblicata dal The New England Journal of
Medicine: "to manipulate public opinion toward to
acceptance of it (the emergency contraception).
Redefining the meaning of contraception to include the
prevention of implantation does not change the fact that
preventing implantation is what many people find
problematic with the drug"(81).
"Manipolare
l'opinione pubblica per far accettare la contraccezione
d'emergenza": non è un fatto nuovo che le parole vengano
utilizzate come una forma di potere (si pensi al
Newspeak di Orwell(82)) o di difesa. Scriveva Italo
Calvino nel saggio "L'antilingua" del 1965:
"Caratteristica principale dell'antilingua è quello che
definirei terrore semantico, cioè la fuga di fronte a
ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato.
Nell'antilingua i significati sono costantemente
allontanati, relegati in fondo ad una prospettiva di
vocaboli che di per se stessi non vogliono dire niente o
vogliono dire qualcosa di vago e di
sfuggente
"(83).
Un'antilingua, che tende a
sostituire in particolare quelle parole che evocano
fatti comunque drammatici, al punto che chi ascolta
possa "perdere la sensibilità per determinate situazioni
o per certi problemi etici", diventando "più accomodante
magari non sul piano dei principi ma su quello della
prassi
"(84).
Per poter dire che un prodotto ad
azione antinidatoria non è un abortivo, è stata
necessaria una duplice manipolazione semantica: la
ridefinizione del termine di gravidanza; l'ampliamento
del concetto di contraccezione.
La ridefinizione del
concetto di gravidanza. Come è noto, agli inizi degli
anni '70 l'ACOG (American College of Obstetricians and
Gynecologists) ha ridefinito il concetto di
gravidanza(85): con il termine "gravidanza" si indica il
periodo compreso tra l'annidamento in utero
dell'embrione e il parto. Di conseguenza un prodotto che
agisce impedendo l'impianto o annidamento dell'embrione
in utero, non porrebbe termine ad una gravidanza,
essendo questa - seguendo la ridefinizione - ancora non
iniziata e, quindi, grazie a tale escamotage
terminologico, un prodotto da abortivo diverrebbe non
abortivo, ma contraccettivo.
Una definizione ripresa,
poi, nella maggior parte degli studi sull'argomento.
Scrive, ad esempio, Grimes: "However, even if emergency
contraception worked solely by preventing the
implantation of a zygote, it would still not be an
abortifacient. Pregnancy begins with implantation, not
fertilization. (
) Fertilization is a necessary but
insufficient step toward pregnancy" (p.
1078)(86).
Una definizione, però, non è altro che una
definizione, frutto di un accordo che dovrebbe essere
basato possibilmente su valide ragioni scientifiche: ma
quali sono, invece, queste ragioni?
Probabilmente
due: una prima mutuata dalle procedure di fecondazione
artificiale, per cui la gravidanza inizierebbe solo dopo
il trasferimento dell'embrione nelle vie genitali della
donna in prossimità dell'annidamento; una seconda
mutuata più che dalla teoria sull'impianto secondo la
quale l'esistenza individuale inizierebbe solo nel
momento in cui l'embrione prende contatto con l'endometrio uterino e i l'organismo della donna "si
rende conto " della presenza dell'embrione.
Due
ragioni che ci sembrano fondate su un duplice errore: da
una parte, una forzata rilettura alla luce dell'artificialità di un processo, qual è la gravidanza
che è invece naturale poiché concerne la natura stessa
umana; dall'altra, la negazione della reazione
"biologica" quasi immediata della donna alla presenza
dell'embrione rilevabile attraverso la produzione dell'EPF, il fattore precoce di gravidanza.
Ciò che
stupisce poi, è che una definizione degli anni '70 venga
ripresa dalla letteratura specialistica, solo tanti anni
dopo, nel momento - si potrebbe dire - del
bisogno.
Infatti, nel 1987, il Dizionario Medico
dell'USES definisce ancora la gravidanza come "lo stato
in cui si trova la donna dal momento del concepimento
alla nascita del feto"(87), mentre nel 1985 il Concise
Medical Dictionary definisce la gravidanza come "the
period during which a women carries a developing fetus.
Pregnancy last for approximately 266 days, from
conception until the baby is born and the fetus normally
develops in the womb"(88).
Più di recente nel noto
Manuale di Pescetto e coll. si legge: "Nella specie
umana (presumendo una durata media del ciclo mestruale
di 28 giorni) la durata normale della gravidanza,
calcolata dal giorno di inizio dell'ultima mestruazione
è di 40 settimane, pari a 280 giorni. Invece, tenendo
conto del giorno dell'ovulazione, la durata normale
dello sviluppo del prodotto del concepimento è di 38
settimane, pari a 266 giorni"(89).
In questo caso,
dunque, il termine "gravidanza" comprende non solo il
periodo che va dalla fecondazione al parto, ma anche i
15 giorni precedenti l'ovulazione dal momento che il
riferimento empiricamente rilevabile è l'ultima
mestruazione.
Appare, allora, contraddittorio che
sempre a pagina 823 vi sia scritto: "Quando si parla di
giorni di sviluppo si vuol fare riferimento al giorno
della fecondazione come giorno '0'. Poiché di norma
ovulazione e fecondazione coincidono nel medesimo
giorno, o al massimo (salvo eccezioni) vi è una
differenza di 24 ore o poco più, lo sviluppo
dell'embrione può essere misurato in giorni a partire
dall'ovulazione. Si rammenta a questo proposito che
alcuni indicano con il termine progestazione il periodo
che va dalla fecondazione all'annidamento
dell'embrione".
Ed ancora a pagina 1325 si definisce
"aborto" l'interruzione di gravidanza entro il 180°
giorno completo di amenorrea (25 settimane e 5 giorni):
viene cioè compreso non solo il periodo che va dalla
fecondazione all'impianto, ma anche i giorni che
precedono l'ovulazione (in media due settimane).
Come
mai sono stati necessari oltre trenta anni per "tirare
fuori dal cassetto" una definizione, a cui fra l'altro
non si fa riferimento nella prassi clinica? Ignoranza o
non condivisione?
Inoltre, ancora una volta, i dati
scientifici vengono utilizzati come strumento di
battaglia ideologica e dell'eterna contrapposizione tra
"laici" e cattolici: i cattolici sostengono che la
contraccezione d'emergenza è un abortivo; i "laici"
sostengono che la contraccezione d'emergenza è un
contraccettivo. I dati scientifici sono, però, talmente
obiettivi che anche i laici non possono non
riconoscerli, sempre che lo vogliano.
Scrive Baulieu
- noto "padre" dell'RU486 e certo non tacciabile di
posizioni confessionali - che "l'interruzione della
gravidanza dopo la fecondazione può essere considerata
alla stregua di un aborto
"(90).
Si parla, dunque, di
gravidanza e di aborto, e non di contraccezione: così
come di gravidanza parla anche Grimes in una
pubblicazione del 1999(91), distinguendo tra "pregnancy
more than 10 days earlier" e "pregnancies conceived more
recently", ma non escludendo che si tratti sempre di
gravidanza, prima e dopo l'impianto.
Vi è, poi, chi
si dimostra titubante sulla qualifica della
contraccezione d'emergenza, definendola simile
all'aborto: "Post-coital steroid - si legge in Planned
Parenthood in Europe - may well act between
fertilisation and implantation (nidation); and whether
contranidation resembles abortion may trouble some women
and health personnel"(92).
2. L'ampliamento del
concetto di contraccezione. Se la gravidanza inizia dopo
l'annidamento dell'embrione in utero, tutto ciò che
agisce tra la fecondazione e l'impianto non può essere
considerato abortivo bensì contraccettivo. Il termine
"contraccettivo" significa letteralmente contra-cezione
= contro la fecondazione: come si può, allora, impedire
qualcosa che è già avvenuto, cioè la
fecondazione(93)?
Per questo motivo, scrive Rahwan,
"il termine contraccezione d'emergenza è equivoco
bisogna parlare di intercezione d'emergenza o di
interruzione della gravidanza d'emergenza"(94).
Considerazioni
conclusive
La cosiddetta "contraccezione
d'emergenza" agisce, dunque, impedendo nella maggior
parte dei casi che un embrione si annidi nella parete
uterina e che continui, dunque, il suo processo di
sviluppo iniziato al momento della fecondazione.
Interrompere lo sviluppo, quindi quel dinamismo
biologico che testimonia l'"essere vivente" del nuovo
individuo umano, equivale a privare questi della vita
stessa, e, nel Dizionario Garzanti della Lingua
Italiana, "privare della vita" equivale ad
uccidere(95).
La donna deve conoscere questa realtà e
il medico, anche se propendesse per il ricorso alla
contraccezione d'emergenza, ha l'obbligo morale e
deontologico di informarla sul suo reale meccanismo
d'azione. La donna potrebbe, infatti, non condividere
l'orientamento del medico.
L'informazione deve
essere chiara e obiettiva, sicché la donna possa
acquisire la piena consapevolezza della sua scelta e
sappia che, qualora opti per l'uso della contraccezione
d'emergenza, non sta evitando ma sta attuando un
aborto(96). Né vale come giustificazione alla
non-informazione l'imprevedibilità dell'effetto
contraccettivo o abortivo, poiché, come si è visto, la
possibilità di un meccanismo abortivo è presente nel
70-100% dei casi.
NOTE
(1) I fautori della "contraccezione
d'emergenza" o "pillola del giorno dopo" sostengono che
l'uso di queste locuzioni sia errato, poiché la donna
potrebbe essere indotta a ritardarne l'assunzione, fatto
questo responsabile di una minore efficacia del prodotto
(H. Calabretto, The description "morning after"is both
wrong and misleading, 18 July 2000 (electronic
responses): http://www.bmj.com/cgi/eletters/321/7253/70/b#EL4).
(2) Per questa parte storica, cfr.: C.
Ellertson, History and Efficacy of Emergency
Contraception: Beyond Coca-Cola, Fam Plann Perspect
1996; 22(2):44-48. Vedi anche: http://www.plannedparenthood.org/library/BIRTHCONTROL/EmergContraHistory.htm/
.
(3) Il caso è riportato da: A.A. Haspels,
Emergency Contraception: a Review, Contraception 1994;
50: 101-108.
(4) Cfr.: A.A. Yuzpe, H.J. Turlow, I.
Ramzy, J.L. Leyshon, Post-coital Contraception. a Pilot
Study, J Reprod Med 1974; 13: 53-58.
(5) E. Kesserü, A. Larranaga, J. Parada,
Postcoital Contraception with D-Norgestrel,
Contraception 1973; 7: 367-379.
(6) P.F. Van Look, H. von Hertzen,
Emergency Contraception, Br Med Bull 1993; 49: 158-170.
(7) S. Rowlands, J. Guillebaud, W. Bounds,
M. Booth,., Side Effects of Danazol Compared with
Ethinylestradiol/ Norgestrel Combination when Used for
Post-coital Contraception, Contraception 1982; 27:
39-49.
(8) M.L. Swahn, M. Bygdeman, S. Cekan, et
al., The Effect of RU 486 Administred during the Early
Luteal Phase on Bleeding Pattern,Hormonal Parameters and
Endometrium, Hum Reprod 1990; 5: 402-408.
(9) Food and Drug Administration,
Prescription Drug Products: Certain Combined Oral
Contraceptives for Use as Emergency Postcoital
Contraception, Fed Regist 1997; 62(37): 8610-8612; T.
Rutter, Emergency Contraception Approved in USA, BMJ
1998; 317: 697.
(10) Cfr: http://www.kff.org/repro/.
(11) Cfr.: E. Westley, Emergency
Contraception: a Global Overview, JAMWA
(http://www.jamwa.org/vol 53/53-5-1a.htm C. Ellertson,
T. Shocket, K. Blanchard, J. Trussel, Emergency
Contraception: a Review of the Programmatic and Social
Service Literature, Contraception 2000; 61: 145-186.
(12) M. Harrison-Woolrych, A. Duncan, J.
Howe, C. Smith, Improving Access to Emergency
Contraception, BMJ 2001; 322: 186-187.
(13) News, BMJ 2000; 321: 1306.
(14) Cfr.: Documento dei Vescovi del Regno
Unito sull'uso della pillola del giorno dopo, Medicina e
Morale 1987; 1-2: 232-240.
(15) S.S. Smugar, B.J. Spina, J. F. Merz,
Informed Consent for Emergency Contraception:
Variability in Hospital Care of Rape Victims, Am J Publ
Health 2000; 90(9): 1372-1376.
(16) M.L. Di Pietro, Adolescenza e
sessualità, La Scuola, Brescia 1994; ID., Adolescenza e
comportamenti a rischio, La Scuola, Brescia 1995.
(17) A. Dorozynsky, France Bans Morning
after Pill from School, BMJ 2000; 321: 70. Cfr anche: http://www.plannedparenthood.org/.
(18) Vedi, ad esempio: A. Graham, L.
Green, A.F. Glasier, Teenagers' Knowledge of Emergency
Contraception: Questionnaire Survey in South East
Scotland, BMJ 1996; 312(7046): 1567-1569; E. Kosunen, A.
Vikat, M. Rimpela et al., Questionnaire Study of Use of
Emergency Contraception among Teenagers, BMJ 1999; 319:
91; D.B. Langille, M.E. Delaney, Knowledge and Use of
Emergency Post-coital Contraception by Female Students
at a High School in Nova Scotia, Can J Public Health
2000; 91(1): 29-32; T. Raine, C. Harper, K. Leon, P.
Darney, Emergency Contraception: Advance Provision in a
Young High-risk Clinic Population, Obstet Gynecol 2000;
96(1): 1-7.
(19) M.R. Sills, J.M. Chamberlain, S.J.
Teach, The Associations among Pediatricians'Knowledge,
Attitudes and Practices Regarding Emergency
Contraception, Pediatrics 2000; 105 (4Pt2): 954-956.
(20) M.A. Gold, Prescribing and Managing
Oral Contraceptive Pills and Emergency Contraception for
Adolescents, Pediatr Clin North Am 1999; 46(4): 695-718.
(21) Cfr.: http:///www.Kwsalute.Kataweb.it/Notizia/0,1044,1080,00.html.
(22) J.O. Drife, Deregulation emergeency
contraception, BMJ 1993; 307: 695-696; P.D, Thomas,
Emergency Contraception: Time of Deregulation, Br J
Obstet Gynaecol 1994; 101: 361-364.
(23) Cfr.: E.S. Wells, J. Hutching, J. S.
Gardner, et al., Using Pharmacies in Washington State to
Expand Access to Emergency Contraception, Fam Plann
Perspect 1998, 30(6):
(24) S.A. Cohen, Objections, Confusion
among Pharmacists Threaten Access to Emergency
Contraception, The Guttmacher Report on Public Policy
1999; 2(3), in http://www.agi-usa.org/pubs/journals).
(25) D.A. Grimes, Emergency Contraception.
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1997; 337(15): 1078.
(26) G.W. Dixon, J.J. Schlesselman, H.W.
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Estrogens as Postcoital Contraceptives, JAMA 1980; 244:
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(27) A.R. Smyth, Ectopic Pregnancy after
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(28) AA. Yuzpe, W.J. Lance,
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Contraceptive, Fertil Steril 1977; 28: 932-936.
(29) Task Force on Postovulatory Methods
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Levonorgestrel versus the Yuzpe Regimen of Combined Oral
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1998; 352(8): 4428-433.
(30) E.G. Raymond, M.D. Creinin, K.Tl
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(34) I primi studi con l'uso di
levonorgestrel sono stati condotti da: P.C.Ho, M.S.W.
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(39) Come contraccettivo d'emergenza viene
utilizzato talora anche il danazolo (800-1200 mg
ripartiti in 2-3 dosi a distanza di 12 ore l'una
dall'altra), che svolge un'azione luteolitica e di
alterazione dell'endometrio uterino (A.M.C.Webb, J.
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(53) Per quanto concerne il protocollo
Yuzpe, cfr. anche lo studio statistico di J. Trussel,
E.G. Raymond, Statistical Evidence about Mechanism of
Action of the Yuzpe Regimen of Emergency Contraception,
Obstet Gynecol 1999; 93: 872-876; in cui gli Autori
giungono per l'appunto alla conclusione che il
meccanismo d'azione degli estroprogestinici non può
essere spiegato con la sola inibizione dell'ovulazione.
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