INTRODUZIONE

 


È nella tradizione che le chiese di S. Stefano siano state costruite per ricordare i santuari della Palestina e l'insieme fu denominato, fin dal IX secolo "Sancta Jerusalem", celeste Gerusalemme.
La chiesa di S. Giovanni in Monte Oliveto (o "S. Giovanni in Monte", come comunemente viene chiamata), secondo la tradizione sarebbe stata costruita come parte di questo gruppo, per ricordare la basilica dell'Ascensione, eretta da Costantino e da S. Elena, sul monte degli ulivi.
L'anno della fondazione della primitiva chiesa si pensa che possa essere il 433, ai tempi di S. Petronio, come affermano le antiche guide della chiesa; ma il primo documento scritto risale solo al 1045.

Questa chiesetta certamente era piccola, a pianta concentrica ed al centro aveva una croce per indicare il punto dell'Ascensione di Cristo.
Trovandosi la nostra chiesa su di una collinetta fuori la prima cerchia cittadina, doveva essere meta di piccolo pellegrinaggio o di passeggiate per i nostri antichi avi.
Con la chiesa di S. Stefano ci furono stretti rapporti, non solo perche S. Giovanni in Monte rappresentava il luogo dell'Ascensione di Gesù al cielo, ma anche per le particolari festività che si celebravano assieme.
La chiesa fin dai tempi antichi fu officiata dai canonici Regolari Lateranensi.

Un documento del 1118 ci parla della presenza di questi monaci in S. Giovanni in Monte.
Vi restarono fino al 1797, quando Napoleone, col pretesto di portare la libertà, la fraternità e la eguaglianza, cacciò i legittimi proprietari, incamerandone i beni e inviando i quadri più belli della Chiesa, al Louvre di Parigi.
Nel 1286 i Canonici Lateranensi curarono e ampliarono la chiesa, secondo il tipo cistercense.
Sorsero in seguito le belle cappelle laterali; e più tardi furono edificate quelle rinascimentali.
Ora si presenta divisa in tre navate da otto piloni ottagonali.
Nel bombardamento del 29 gennaio 1944 la chiesa subì notevoli danni nel protiro, nel voltone, nella quarta cappella della navata minore destra, ma specialmente nella navata minore sinistra, in cui andarono parzialmente distrutte tre cappelle.
I danni furono riparati dalla Sovrintendenza ai Monumenti fra il 1947 e il 1950.
LA FACCIATA, incominciata nel 1441, aveva un portico sostenuto da leoni.
Fu compiuta nel 1474 e fu adornata con la bellissima aquila di terracotta modellata da Nicolò dell'Arca (1494)
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Nel 1589 si sostituì all'antico protiro romano ormai in rovina, l'attuale a colonne ioniche.
Sulla destra del Presbiterio si eleva il CAMPANILE che raggiunge i 40 metri di altezza.
Il primo tronco di questa torre campanara ha muri di più di un metro di spessore ed appartiene al XIII secolo.
La parte superiore più slanciata, del secolo XIV, non è di fattura romanica ma gotica.
La cella campanaria ha quattro campane, la più antica risalente al 1344.
Nel 1942 le due campane minori vennero requisite dallo stato; ne vennero sistemate altre due nel 1951.
Il VOLTONE fu costruito nel 1603 ed è un grande loggiato in salita coperto con volta a botte.
Lungo le pareti sono murate numerose pietre tombali che si trovavano in chiesa e vennero rimosse nel 1824 quando si fece il pavimento alla veneziana.

 
   

INTERNO

 

 

 

L' ALTARE CENTRALE DELLA CROCE
Apparteneva alla chiesa primitiva eretta a ricordo dell'Ascensione
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Altare e croce hanno subito rifacimenti, l'ultimo nell'XI secolo.

La mensa poggia su quattro colonnette ottagonali con rozzi capitelli di maniera preromanica; nel mezzo un tozzo pilone.
La Croce è infissa su un tronco di colonna che presenta un capitello rovesciato di calcare lumachella, di epoca sillana, appartenente all'ordine corinzio.
Nel fusto della colonna romana di marmo greco, un'iscrizione ricorda il "Presbiter Barbatus " che ne curò l'erezione.
La Croce, di maniera preromanica, fu rinnovata, come testimonia un'altra iscrizione, da Vitale Vescovo di Bologna nei primi anni del secolo IX.
Il " Cristo legato alla colonna ", intagliato in un tronco di legno di fico, è pregiata opera cinquecentesca. L'Altare fu poi abbellito di ornamenti barocchi nel 1754, ma in tal modo venne impedita la visuale dell'interno, per cui fu demolito nel 1824.

L'altare, la colonna, il capitello e la Croce con la statua di Cristo e con gli ornati del '700, furono ricomposti nella cappella di S. Michele.
Per la decennale del 1904 l'Altare fu rimesso nel mezzo della chiesa, nel posto che aveva occupato per secoli.

 

 

 




VETRATE
di notevole pregio sono visibili nella facciata, in particolare quella circolare raffigurante S. Giovanni Evangelista nell'isola di Patmos, eseguita dai vetrai bolognesi fratelli Cabrini su disegno di Lorenzo Costa o Francesco del Cossa; a quest'ultimo si attribuisce senz'altro un'altra vetrata presente rappresentante la Madonna seduta in trono.

 
   

Nelle COLONNE della navata centrale possiamo ammirare affreschi di Santi, Abati e Canonici regolari dipinti da Giacomo e Giulio Raibolini, figli di Francesco detto il Francia.
Questi affreschi restarono sconosciuti e coperti di calce e tinta fino al 1894.
Presso le colonne due pregevoli pile per l'acqua santa del secolo XVI.
Dopo la costruzione del Cimitero Comunale vennero proibite le tumulazioni nelle chiese.
Nel 1824 si rifece nell'interno il pavimento alla veneziana mantenendo il ricordo dei sepolcri che vi si trovavano: infatti i quadratini di marmo bianco recanti un numero romano corrispondono alle lapidi ora poste nel loggiato della chiesa.
I sepolcri comuni hanno solo il quadrato con la croce.

 
   
 
   

CAPPELLA MAGGIORE

 
   
Questa Cappella fu eretta nel 1517 per la volontà e la devozione della Beata Elena Duglioli.
La PALA dell'abside di Lorenzo Costa (1501), è denominata " Sacra conversazione " e raffigura la Madonna con i SS. Giovanni, Agostino, Vittore, Sebastiano e Gerolamo.
L'ANCONA è del secolo XVI e fu restaurata e completata nel 1914 su disegno del Prof. Mario Dagnini da Oreste Federici. Questo utilizzò per intagliarla due colonne e un architrave di proprietà del Comune provenienti dal Palazzo Pepoli.
La PROSPETTIVA nella parete di fondo con figure delle virtù teologali, è opera dei Fancelli: il padre Petronio (1734-1800) e il figlio Pietro (1764-1850).
Gioiello dell'arte cinquecentesca è il CORO intagliato di Paolo Sacca di Cremona, a lui commissionato nel 1518 e posto nella chiesa nel 1523.
Si compone di due ordini con 37 stalli nell'ordine superiore e 26 in quello inferiore.
 
   
 
   
Sulla cornice del coro sono i busti in terracotta dei dodici apostoli, opera attribuita a Zaccaria Zacchi di Volterra (1473-1544).
Fino al 1752 stette in questa cappella la famosa PREDELLA di Ercole da Ferrara (1450-1496) che un tempo era posta sull'altare maggiore.
La "Pietà" formava la parte centrale di questa predella che fu tolta assieme alle parti laterali dall'altare nel 1695. Di essa si persero le tracce fino al 1845 quando fu ritrovata in Inghilterra compresa in una collezione privata da cui fu poi ceduta all'Accademia di Liverpool.
Le altre parti si trovano ora a Dresda.
L'attuale altare della cappella maggiore è stato avanzato di quattro metri verso il popolo rispetto al precedente nel corso dei lavori effettuati nel 1979. In questa occasione anche parte del pavimento alla veneziana fu rifatto magistralmente dalla ditta Fiorini.
Mario Pesarini ha dipinto nel 1979 un paliotto per l 'altar maggiore raffigurante I'" Ultima Cena ".
La signora Jolanda Woghel Figallo Giustiniani ha pure eseguito e donato un paliotto per lo stesso altare in bassorilievo in legno tirato a bronzo con nel centro l'aquila simbolo di S. Giovanni Evangelista, in stile cinquecentesco.
Sulla parete di sinistra rispetto all'altar maggiore, si ammira il prezioso CROCIFISSO di Jacopino da Bologna (1361). Il Cristo nudo sulla croce rappresenta la sua povertà. Il manto regale la grandezza del Figlio di Dio. Il pio pellicano che apre il petto per nutrire i piccoli col suo sangue, è simbolo di Gesù che per l'umanità muore sulla croce. In alto Gesù glorioso e vincitore della morte.
Maria e Giovanni l'evangelista, i pochi rimasti fedeli sotto la croce.
Sulla parete destra invece, la " Natività della Vergine ", tela di Cesare Aretusi e G. B. Fiorini ( metà sec. XVI).
Sui piloni gli affreschi " La Vergine e il Bambino ", " l'Angelo dell' Annunciazione " e la
" Madonna in trono " si attribuiscono a Jacopino (sec. XIV), mentre il " S. Sebastiano " è di ignoto pittore.
La CUPOLA fu costruita per la famiglia Bolognini nel 1496 da Domenico Balatino e in seguito, a memoria del mecenate Giovanni Bolognini, vennero scritte su di essa le lettere IO BO (Joannes Bolognini).
Dentro i tondi in rilievo sono dipinti i quattro Dottori della Chiesa.
 
   

SACRESTIA

 
   

Fu costruita nel 1606 e sostituì la vecchia sagrestia che dovette cedere il posto alle cappelle Ratta.
Gli armadi e i mobili, costruiti nel 1613 e quivi sempre rimasti, occupano la vasta sala rettangolare coperta da volta ellittica.
Il ricco altare seicentesco è di legno intagliato e dorato ed ha un paliotto in cuoio bulinato, pure dipinto e dorato.
Il quadro dell'altare rappresenta "S. Patrizio" e fu dipinto dal bolognese Vincenzo Spisanelli (1595-1662).
Nel mezzo della volta vi è un affresco con "San Giovanni Evangelista" di Aurelio Bonelli (sec. XVII).
Alle pareti: "S. Pietro che riceve le SS. chiavi da Gesù" di Carlo Giovannini (1695-1758),
"Madonna con S. Pio V e una Santa" di Felice Torelli (1667-1748), "Madonna con Santi" di Prospero Fontana ( 1512-1597) .
Il "S. Girolamo" di Vincenzo Spisanelli ed una serie di quadri dello stesso pittore rappresentanti Santi Canonici Regolari, assieme ad un grande Crocefisso seicentesco, completano l'ornamento delle pareti.
Dal 1934 si trova in Sagrestia il bel leggio di legno del 1720 che figurava un tempo nel mezzo del coro.
Nella Sagrestia piccola: "Cristo risorto" e "Assunta" di Ercole Graziani del 1741 e due Crocefissi in avorio.
Prima di entrare nell'ufficio parrocchiale, troviamo il "Cristo risorto", opera di Ubaldo Gandolfi (1728-1781 ), dipinto su rame sulla porticina del tabernacolo che stava sull'altare nella Cappella maggiore.
Nell'UFFICIO PARROCCHIALE sono custoditi oggetti di rilevante valore storico ed artistico.

 
   

CAPPELLE

 
   
La numerazione delle cappelle, per chi entra dall'ingresso principale su Piazza S. Giovanni in Monte, si intende con inizio a destra ed in senso antiorario.
 


I CAPPELLA

"Noli me tangere" tavola attribuita a Giacomo Francia.
"S. Francesco di Paola» di Ercole Graziani (1688-1765).

Il CAPPELLA

"Crocefisso" di Bartolomeo Cesi (1556-1629) portato a San Giovanni in Monte dalla soppressa chiesa di S. Matteo delle Pescherie.
Statua in terracotta "S. Tommaso di Canterbury".

III CAPPELLA

"Martirio di S. Lorenzo" di Pietro Facini (o Faccini) (1562-1602).
Ai lati: " S. Petronio " e la "Beata Elena" di G. Paolo Giustiniani Figallo (1981).
È stata restaurata nel 1984 in memoria del defunto Lorenzo Fava.

IV CAPPELLA

"Statua in cotto del S. Cuore" di Enzo Pasqualini (1954).
Ai lati dell'altare due reliquiari del '700 (dono della famiglia Montebugnoli).
Ai lati: "Testa del Nazzareno Morto" forse frammento di un gruppo della Pietà esistente fino al sec. XVIII nel Palazzo del Podestà.
"S. Giuseppe" di Ercole Graziani e "S. Girolamo" tela del XVI sec.
Nel pilastro successivo "La Pietà",
gruppo in gesso dell'inizio del XV sec. e affreschi della stessa epoca.
La lapidetta sottostante racchiude un piccolo vano per "Agnus Dei".

 


V CAPPELLA

"S. Aniano", tela di Benedetto Gennari (1663-1715) alunno e nipote del Guercino.
Qui c'è la tomba del defunto parroco Don Emilio Faggioli.

VI CAPPELLA

"S. Pietro in Vincoli" di Cesare Giuseppe Mazzoni (1678-1763), "Madonna della Pace", affresco di Lippo Dalmasio, Paliotto di seta ricamata del '700.
Lateralmente: "Apparizione di S. Antonio da Padova e S. Tommaso da Vercelli" di Vincenzo Spisanelli (1575-1662) e la "Vergine presidio di Bologna " con i Santi protettori Petronio, Domenico, Francesco e Procolo di Ercole Procaccini (1570).

VII CAPPELLA
(o Cappella Ghedini)
Fu fatta costruire attorno al 1497 dalla famiglia Ghedini.
Di Lorenzo Costa (1460-1535) è la "Madonna in trono"; questo quadro è la più preziosa gemma della chiesa. Fu commissionato al Costa da Giacomo Ghedini che aveva il patronato della cappella, per cui è conosciuta come "Pala Ghedini".
Oltre alla Madonna, sono raffigurati i Santi Agostino, Giovanni Evangelista, Francesco di Assisi, Possidonio e due angeli musicanti.
Nel mezzo del paliotto dell'altare bassorilievo in terracotta con " L'Ultima Cena" recante le lettere C.T.F. e la data 1796.
Alle pareti laterali lapidi sepolcrali della famiglia Hercolani.

VIII CAPPELLA
(o cappella Ratta)
È detta anche cappella del SS. Sacramento, perchè qui si conserva appunto il Santissimo.
Fu costruita nel 1606/1607 a somiglianza di quella di S. Cecilia che le sta di fronte. Fondatrice della Cappella fu la famiglia Ratta.
Sull'altare un piccolo affresco del XV sec. di Giovanni da Modena (1410): la "Madonna della Sanità" (o della Salute), qui trasportata nel 1796 dopo varie vicissitudini dalla distrutta chiesetta di S. Eutropio e da una cappella di Via de' Chiari.
Dalla stessa cappella proviene il quadro di "S. Antonio da Padova" del sec. XVI che trovasi nel piIone tra la VI e la VII cappella.
Fino all'epoca napoleonica stava invece sull'altare il grande quadro della "Madonna del Rosario" di Domenico Zampieri detto il Domenichino (1581-1641) che ora trovasi alla Pinacoteca.
Sopra l'altare "L'Eterno Padre" di Alessandro Tiarini (1577-1(388).
Nelle nicchie sei statue di gesso di Carlo Monari (1831-1918) che rappresentano S. Pietro, S. Paolo e i quattro Evangelisti.
Cupola ottagonale con lineamenti barocchi.

IX CAPPELLA
(o cappella di S. Ubaldo)
Tutta decorata a stucchi bianco e oro.
AI centro: "S. Ubaldo vescovo di Gubbio" di Giambattista Bolognini (1612-1669).
Paliotto dell'altare in scagliola nera. Ai lati del quadro di S. Ubaldo bellissimi armadi che conservano le reliquie della chiesa in reliquiari del '600.
Alle pareti dipinti ed ornati di Orazio Sammachini (1532-1577) tra cui il "Martirio di S. Stefano". Cancellata in ferro battuto sormontata da quattro aquile col Vangelo, simbolo dell'Evangelista Giovanni protettore della chiesa.
Nell'atrio antistante la cappella, "S. Carlo Borromeo conforta gli appestati" di Fabio Macchi (1628).
Si oltrepassa quindi la Cappella Maggiore a cui è affiancata la:

X CAPPELLA
(o cappella di S. Anna)
Fu rinnovata nel 1903. Presenta un trittico in ceramica Minghetti del 1908 con" S. Anna che insegna a leggere alla Vergine" e due angeli.
Nel mezzo della cappella il prezioso faldistorio.

XI CAPPELLA
(o cappella di S. Cecilia)
Costruita a spese della nobildonna Elena Duglioli Dall'Olio nel 1514.
Ha l'eleganza semplice delle architetture toscane, un perfetto senso delle proporzioni, un'armonia architettonica unita a grande finezza decorativa.
Esisteva qui la tavola di "S. Cecilia" (1515) di Raffaello Sanzio (1483-1520) ora alla
Pinacoteca. La copia su tela della "Santa Cecilia" è di Clemente Alberi (1861).
L'ancona scolpita per il quadro raffaellesco ed il paliotto sono della bottega del Formigine (sec. XVI).
Lateralmente un cassone del sec. XVIII racchiude il corpo della Beata Elena Duglioli Dal"Oglio, conservato incorrotto.
Angeli e candelabri provengono forse dalla bottega del Francia (sec. XVI), su disegno attribuito a Raffaello.
Nel pilastro tra la XI e la XII cappella: quadro della" S.S. Annunziata ", opera pregevole di Ercole de Maria (sec. XVII).

XII CAPPELLA
(o cappella Scarani)
Dedicata a S. Michele Arcangelo, fu riedificata nel 1479 dalla famiglia Scarani.
Esisteva qui la tavola della "Madonna con S. Michele e tre altri Santi" (1499) di Pietro Vannucci detto il Perugino, attualmente alla Pinacoteca.
Ora vi è il "S. Michele" tela di Ercole Petroni (sec. XIX).
Sull'altare statua in terracotta del 1400 di S. Liberata, pervenuta in S. Giovanni in Monte dalla Chiesa di S. Vittore nel 1794.
Lateralmente: "La Vergine e S. Prospero" opera di Vincenzo Spisanelli (1595-1662) e "Crocefisso" tela di Luca Longhi (sec. XVI).
Nel pilastro tra la XII e la XIII Cappella: "Gesù chiama all'apostolato Giovanni e Giacomo". Quadro di Francesco Gessi (1588-1649).

XIII CAPPELLA

Esisteva qui la tempera di Francesco Cossa "Madonna col Bambino fra due Angeli" (1493), ora in deposito alla Galleria di Bologna che ha dato in cambio la tela di Luigi Cre-
spi "Sacra Famiglia".
Lateralmente: "S. Giovanni Battista che predica alle turbe" (1580) opera di Francesco Cavazzoni e "S. Luigi" quadro di G. Casoni (1954).

XIV CAPPELLA

Tribuna in legno dorato di stile barocco (1754). Sul tronetto: busto in legno dorato di S. Petronio (sec. XV).
Lateralmente: statua di S. Apollonia di Alessandro Menganti (1531-1594) e statua di S. Maria Egiziaca, entrambe in terracotta.
Nel pilastro di destra: formella rappresentante il "Martirio di S. Tommaso di Canterbury", proveniente dall'altare dello stesso Santo.

XV CAPPELLA

Affresco di G.B. Bertusia "Vergine coi SS. Antonio, Biagia, Sebastiano, Rocca" (1650).
Lateralmente: "S. Antonio Abate" tela del sec. XVII di scuola bolognese e "S. Antonio abate nel deserto" tavola di A.N. Nardi (1947).
In alto, sempre lateralmente, due affreschi del Bertusia.

XVI CAPPELLA

Questa Cappella, dedicata a S. Francesco, è riccamente decorata in stile barocco e si stacca dall'insieme austero della Chiesa.
Il "S. Francesco di Assisi" è di Francesco Barbieri detto il Guercino (1591-1666) e rappresenta il primo lavoro da lui compiuto per una chiesa di Bologna (1645).
Pure del Guercino, lateralmente in alto, "S. Girolamo" e "S. Maria Maddalena".
Pregevole I'ancona di legno intagliato e dorato attribuita a disegno dello stesso Guercino.

XVII CAPPELLA

"S. Giovanni Battista" dello Spisanelli (1595-1662).
Nella parete: modello della statua sepolcrale di E. Bottrigari esistente in S. Francesco, dovuta al Lombardi. Il fonte battesimale è del 1918, disegnato da Mario Dagnini che curò la sistemazione dell'ancona cinquecentesca della cappella maggiore.
La statuetta in bronzo di S. Giovanni Battista è di Arturo Orsoni (1918).