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La comunità riunita nelle messe domenicali e festive torna di continuo a considerare i legami che il presente ha con il passato, e a sentirsi impegnata a preparare il domani, sulle tracce di un cammino che deve convergere tutto quanto in Cristo. Essa prende coscienza di venire da lontano, di procedere verso quel Regno che annunzia e fa venire gradualmente dentro la vicenda degli uomini.

Ogni volta che la comunità si raduna per celebrare il mistero di Cristo, si mette prima di tutto in ascolto della sua Parola. E' la parola di Dio che unita al gesto rituale rende presente e operante qui, per noi, il mistero di salvezza. Così quando nella liturgia la Parola annunzia la Pasqua, il lievito della Risurrezione riempie la comunità di nuovo soffio creatore. Se proclama la discesa dello Spirito a Pentecoste, lo stesso fuoco che ha infiammato una volta centoventi persone prorompe nuovamente, a giudizio e salvezza del mondo.

Non si insisterà mai abbastanza su questa efficacia della parola di Dio celebrata nella Chiesa: chi attenuasse questa sua forza attualizzatrice spezzerebbe l'unione tra Cristo e la Chiesa suo corpo. Aderendo al Vangelo con la fede, facciamo nostra, con trepidazione, la storia del Salvatore.

La parola di Dio che per la potenza dello Sirito si "incarna" nel sacramento, diventa azione nella testimonianza della Chiesa, crea "cielinuovi e terra nuova" per il regno di Dio che si va attuando. La Parola annunziata, celebrata e vissuta nella sua integrità tende così a riassumere tutta l'esperienza del credente. E' memoria delle opere mirabili di Dio; è giudizio sull'oggi, appello di Cristo che bussa ora, in questo momento, alla nostra porta; è continuazione dell'opera divina, fermento di quel futuro ultimo che solo Dio porterà a compimento, ma che fin da ora si realizza nella Chiesa:"Secca l'erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre" (IS 40,8).
 

Dal catechismo degli adulti: Signore da chi andremo?