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by
Don Andrea Dzwonkowski
Anna Mañska
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San Martino di Tours
Vescovo
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Secondo la tradizione avrebbe
dato prova della sua carità e anche per il prossimo tagliando in due il suo
mantello e donandone metà ad un povero. Si ritirò a Ligugé, presso Portiers,
dove con un gruppo di discepoli, fondò il primo monastero, divenendo presto
famoso in tutta la Gallia. Eletto vescovo di Tours (371), diffuse il
cristianesimo in tutta la Gallia occidentale. Martino fu uno dei santi più
popolari dell’Europa occidentale; centinaia di parrocchie e di comuni
presero il suo nome. E anche considerato il patrono dei soldati. Lottò con
energia contro le eresie, l’idolatria e la supremazia. |
Quattromila chiese dedicate a lui in Francia, e il suo nome dato a migliaia
di paesi e villaggi; come anche in Italia, in altre parti d’Europa e nelle
Americhe: Martino il supernazionale. Nasce in Pannonia (che si chiamerà poi
Ungheria) da famiglia pagana, e viene istruito sulla dottrina cristiana quando è
ancora ragazzo, senza però il battesimo. Figlio di un ufficiale dell’esercito
romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale,
prestando poi servizio in Gallia. E’ in quest’epoca che può collocarsi
l’episodio famosissimo di Martino a cavallo, che con la spada taglia in due il
suo mantello militare, per difendere un mendicante dal freddo.
Lasciato l’esercito nel 356, raggiunge a Poitiers il dotto e combattivo vescovo
Ilario: si sono conosciuti alcuni anni prima. Martino ha già ricevuto il
battesimo (probabilmente ad Amiens) e Ilario lo ordina esorcista: un passo sulla
via del sacerdozio. Per la sua posizione di prima fila nella lotta
all’arianesimo, che aveva il sostegno della Corte, il vescovo Ilario viene
esiliato in Frigia (Asia Minore); e quanto a Martino si fatica a seguirne la
mobilità e l’attivismo, anche perché non tutte le notizie sono ben certe.
Fa probabilmente un viaggio in Pannonia, e verso il 356 passa anche per Milano.
Più tardi lo troviamo in solitudine alla Gallinaria, un isolotto roccioso
davanti ad Albenga, già rifugio di cristiani al tempo delle persecuzioni. Di qui
Martino torna poi in Gallia, dove riceve il sacerdozio dal vescovo Ilario,
rimpatriato nel 360 dal suo esilio. Un anno dopo fonda a Ligugé (a dodici
chilometri da Poitiers) una comunità di asceti, che è considerata il primo
monastero databile in Europa.
Nel 371 viene eletto vescovo di Tours. Per qualche tempo, tuttavia, risiede
nell’altro monastero da lui fondato a quattro chilometri dalla città, e chiamato
Marmoutier. Di qui intraprende la sua missione, ultraventennale azione per
cristianizzare le campagne: per esse Cristo è ancora "il Dio che si adora nelle
città". Non ha la cultura di Ilario, e un po’ rimane il soldato sbrigativo che
era, come quando abbatte edifici e simboli dei culti pagani, ispirando più
risentimenti che adesioni. Ma l’evangelizzazione riesce perché l’impetuoso
vescovo si fa protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano, promuove la
giustizia tra deboli e potenti. Con lui le plebi rurali rialzano la testa.
Sapere che c’è lui fa coraggio. Questo spiega l’enorme popolarità in vita e la
crescente venerazione successiva.
Quando muore a Candes, verso la mezzanotte di una domenica, si disputano il
corpo gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours. Questi ultimi, di notte, lo
portano poi nella loro città per via d’acqua, lungo i fiumi Vienne e Loire. La
sua festa si celebrerà nell’anniversario della sepoltura, e la cittadina di
Candes si chiamerà Candes-Saint-Martin.
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Statua di San Martino, senza pastorale
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San Martino dipinto sulla parete dietro l'altare
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