Parrocchia Prepositurale "Santa Maria Assunta"

Angera (VA) - Decanato di Sesto Calende - Diocesi di Milano



Missioni



Eco da Pororoca
Numero 13 - Giugno 2005


Carissimi,


Eccoci nuovamente a voi con questo nostro piccolo notiziario, nuove notizie per vecchi e nuovi amici, un legame che oltre a superare barriere naturali come foreste, fiumi, oceani, montagne supera le barriere imposte dagli uomini come frontiere o peggio ancora preconcetti, razzismo, odio, ecc.

Un piccolo strumento che però mantiene stretti lacci molto forti e riconoscenze mai sopite.


Dispensario medico

Dopo un'attesa d'alcuni mesi e varie promesse del governo dello stato di darci ben sei infermiere (promessa di politico naturalmente non mantenuta) con il primo maggio abbiamo aperto il dispensario medico.

Questo dispensario si sta rivelando molto utile per il nostro popolo, i poveri trovano sempre l'assistenza o la medicina di cui hanno bisogno senza dover pagare un centesimo.

L'unico inconveniente, se così vogliamo chiamarlo, è che sta avvenendo un fatto curioso: il dispensario dovrebbe, a rigor di logica ,inviare i casi più complessi all'ospedale, invece è l'ospedale che invia al dispensario i pazienti.

E a ben pensare non potrebbe essere altrimenti visto che l'ospedale ha sì l'apparecchio per misurare la pressione, ma è rotto e molte volte la misurazione risulta sbagliata, ha sì le siringhe, però non ci sono gli aghi. E cosi di seguito.

Come abbiamo sottolineato già molte volte, ammalarsi qui da noi si rivela quasi sempre un dramma.

Solo il mese scorso abbiamo avuto due morti assurde: una bambina nata sottopeso che, nonostante nell'ospedale locale non ci sia ne un'incubatrice ne un'assistenza adeguata, è stata inviata alla capitale ventiquattro ore dopo la sua nascita con il bus di linea!!! Ed è morta dopo settanta km. di strada.

O come Elielson un giovane del luogo, papà di due bambini ancora in tenera età, era stato ricoverato in ospedale perché accusava dolori molto forti alla pancia. Il medico gli ha diagnosticato una verminosi e dopo quattro giorni di ricovero e la terapia del caso è stato spedito a casa nonostante i dolori continuassero. Visto che in casa la situazione peggiorava sempre più il giovane è ritornato in ospedale e lì altro ricovero, altri esami e altre visite mediche e la stessa diagnosi: vermi.

Alla fine, visto che la terapia a cui Elielson era sottoposto non sortiva effetto alcuno, l'hanno mandato (a spese della famiglia) all'ospedale della capitale, i medici di lì vista la situazione l'hanno sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza, il fisico del giovane non ha resistito e durante l'operazione è morto. L'autopsia ha rivelato poi che il giovane non aveva verminosi ma l'appendicite degenerata in peritonite che ha causato una sepsi generale.

Questi sono solo i casi più recenti avvenuti qui.

Durante il mio breve soggiorno in Italia sono stato all'ospedale di Angera a visitare una persona lì ricoverata, quando ho visto tutte quelle ambulanze che l'ospedale ha a disposizione mi si è stretto il cuore, ne avessimo almeno una anche noi per poter portare gli ammalati in ospedale a Macapà con poco di confort e di assistenza invece di doverli caricare come animali sul cassone del camion.

Comunque a volte questi trasporti di persone sul camion hanno anche un lato positivo come nel caso che ci è successo la scorsa settimana. Mi avevano affidato una signora incinta da portare alla capitale perché nonostante fosse giunta al termine della gestazione il bambino risultava in posizione podalica, io e l'infermiera avevamo affrontato il viaggio con un poco di apprensione, se le fossero venute le doglie durante il viaggio, cosa non difficile da succedere visto i salti e gli scossoni a cui sarebbe stata sottoposta a causa delle pessime condizioni della pista di terra, sarebbero stati guai seri per tutti. Appena arrivati a Macapà abbiamo portato la donna in ospedale e l'ecografia e la visita medica hanno stabilito che il feto si era girato nella giusta posizione.

Forse gli scossoni hanno fatto sì che questo avvenisse. Come dire: non tutti i mali vengono a nuocere.


Adozioni

Nei giorni scorsi abbiamo preparato fotografie e documenti di altri bambini e adolescenti di famiglie povere così che si possa trovare un adottante in modo da includerli nel progetto "Adozioni a distanza" o meglio "Adozioni d'amore".

E con queste ultime siamo arrivati a quasi 200 adozioni.

Come abbiamo sottolineato varie volte queste adozioni aiutano, eccome, questi bambini e adolescenti.

Occorre dire che purtroppo per problemi di comunicazione tra noi e gli adottanti alcuni di loro dopo aver scritto lettere di protesta per non ricevere notizie dei loro adottati hanno smesso di aiutare gli stessi.

Premesso che è nostro dovere rispettare qualsiasi decisione che ogni adottante prende, ci preme ancora una volta sottolineare che noi stiamo facendo di tutto per mantenere il contatto con gli adottanti e in generale con tutte quelle persone che ci hanno, in una maniera o nell'altra, aiutato, gli amici e altre persone.

Ogni tre mesi spediamo circa 200 lettere, di queste sembra che ne giungano a destinazione circa 30-40.

Ci era venuta l'idea di incominciare a spedirle come raccomandata però questo comporterebbe una spesa eccessiva per noi e non darebbe la certezza del risultato.

Diciamo questo perché lo scorso anno, a dicembre, abbiamo spedito a Fabrizio Carabelli, responsabile delle adozioni a distanza del PIME, una scatoletta contenente un CD di fotografie del progetto. Per avere la certezza che il CD arrivasse a destinazione, e rapidamente, l'abbiamo spedito con la posta celere raccomandata. Questo ci è costato 108 Reais, circa 35 Euro, che per noi corrisponde a un terzo di uno stipendio mensile.

A Milano è arrivata solo la scatoletta e la protezione del CD perché lo stesso era sparito.

Con queste premesse potete capire come siamo messi, sappiamo che anche monsignor Giuliano Frigeni, vescovo di Parintins, Amazonas, Brasile poco tempo addietro ha scritto a tutte le persone che aiutano la sua missione che tornando in Italia per un breve periodo avrebbe avuto il piacere di incontrarli a Milano.

Di tutte le lettere spedite solo cinque persone hanno ricevuto l'invito e hanno partecipato alla serata.

E nella sua diocesi sono molte le adozioni a distanza.

Come abbiamo scritto in un precedente notiziario, una soluzione sarebbe inviarvi notizie e anche noi riceverle attraverso la posta elettronica.

Noi nella missione non siamo collegati ad internet però abbiamo avuto il permesso di accedervi attraverso la scuola superiore di qui che essendo del governo federale ha a disposizione un'antenna parabolica.

Vi invitiamo quindi a mandarci attraverso e-mail il vostro indirizzo di posta elettronica.

Il nostro è alpamapa@libero.it con questo si dovrebbero risolvere buona parte dei problemi, per quelli che non hanno la posta elettronica manderemo il notiziario o attraverso raccomandata o attraverso sacerdoti o altre persone che vengono in Italia.


Sogni in Brasile

Anni addietro partecipai ad un'incontro missionario con un religioso in partenza per la sua missione in Asia.

Era presente un signore che aveva letto un libro scritto da questo missionario, questo signore ringraziò padre Pietro perchè il libro non parlava solo di quello che pur grave e triste succedeva in quelle terre, ma anche di quello che c'era di bello e soprattutto di quello che il suo popolo sognava.

Mi sono accorto che scrivo molto, in questo notiziario, delle cose tristi e poco di quello che di bello e di buono esiste e cosa più importante quello che il nostro popolo sogna e spera..

Sembra, dai miei scritti, che la missione sia un posto dove solo si soffre o succedono esclusivamente cose brutte.

Grazie a Dio di cose belle ne succedono tantissime e quello che più conta il nostro popolo, specialmente i più poveri, pur vivendo una vita molto dura e sofferta non ha mai perso la speranza di un futuro migliore, un futuro fatto di giustizia e di equità.

Il nostro paese è considerato dagli organismi mondiali, e a ragione, come il peggior paese al mondo per distribuzione di reddito, sempre i giornali e la televisione parlano di record frantumati nella produzione e vendita all'estero di carne bovina, suina e avicola. Il Brasile è anche il maggior produttore mondiale e esportatore di soia e di legname, il problema è che di tutto questo benessere alla maggioranza della popolazione non arrivano nemmeno le briciole.

Eppure questi poveri, questi ultimi, sono quelli che più hanno speranza, sono quelli che ci insegnano cosa vuole dire aver pazienza e perseveranza.

Quelli che sono considerati gli ultimi, nonostante la povertà e i problemi quotidiani che devono affrontare, vivono la vita con molta più gioia di noi.

Vedo i bambini che giocano sulla strada, di giocattoli veri e propri ce ne sono pochi, eccoli allora far lavorare la fantasia e trasformare le bottiglie di plastica in macchine e camion di cui i tappi sono le ruote, il pallone a volte non c'è e allora viene riempito un sacchetto di plastica con altri sacchetti ed ecco pronto il pallone.

E se non c'è il campo di calcio non importa, niente ferma i giocatori, è la strada stessa che diventa campo di calcio, due ciuffi d'erba, due pietre o le ciabatte di uno dei giocatori sostituiscono i pali delle porte e potete star certi che ogni partita è più animata di un derby milanese.

Il brasiliano, in generale, ama la musica e sa ballare molto bene. In casa ne abbiamo una prova lampante.

La nostra figlia più piccola (Anna Teresa, sei anni) sembra che abbia dentro di se un congegno automatico, non può sentire una musica che già stà "sambando" (ballando il samba).

E' un popolo che soffre però non è vinto ne ha abbassato la testa per sopportare tutto senza reagire.

E Dio ha voluto che noi fossimo parte di questo popolo, strumenti del Suo progetto d'amore e collaboratori della loro gioia.

E noi inchinando il capo umilmente ringraziamo chi ci ha chiamato, nonostante tutto, ad essere mani di chi non ha mani, voce di chi non ha voce.

Il compito non è facile e a volte sembra di caricare un carico greve, oltre le nostre forze, altre volte sembra di potersi librare in volo tanta è la felicità.

Altre volte bisogna stare con i piedi ben piantati per terra per non correre il rischio di sentirsi indispensabili, di avere la presunzione che se non ci fossimo noi qui...

Di una cosa soli siamo sicuri, Dio cammina sulle nostre strade e mai ci ha fatto mancare il Suo indispensabile aiuto.

E questo per noi è sufficiente per dire il nostro sì ogni giorno, in fondo con quale coraggio potremmo reclamare? Quello che più desideravamo fare nella nostra vita lo stiamo facendo, tutti i progetti che sognavamo di realizzare per aiutare il nostro popolo con l'aiuto di Dio e il vostro sì sono tornati realtà.

E ora stiamo incominciando a lavorare attorno all'ultimo sogno: la scuola agricola.

Ieri parlando al telefono con un nostro amico italiano, Manolo, che assieme alla moglie è venuto a fare un'esperienza missionaria di un mese qui da noi, mi diceva che la scuola agricola la dobbiamo fare per forza perché loro due hanno deciso che torneranno a visitarci quando la inaugureremo e non vogliono perdere questa occasione.

Neanche noi vogliamo perdere l'occasione di avere con noi, anche se solo per un mese, questi due grandi amici e, soprattutto, non vogliamo che i nostri adolescenti e giovani non possano più poter sognare un futuro migliore. Un futuro fatto di strada, di alcol, di apatia, di violenza non è una buona prospettiva per nessuno.

Come diceva monsignor Helder Camara: beati quelli che sognano, faranno la gioia di molti uomini e correranno il dolce rischio di veder i loro sogni realizzati.

E quest'ultima frase la auguriamo anche a tutti voi perché anche i vostri sogni e i vostri desideri hanno diritto di diventare realtà.

E con un apertado abbraccio vi ringraziamo e salutiamo.


Con affetto e riconoscenza in Cristo e Maria,


Carlo, Niuza, Lorena, Francisca, Wellen e Anna Teresa.


Eco da Pororoca
Numero 10 -- Marzo 2004


Carissimi,
di solito quando ci prepariamo a intraprendere un viaggio in Italia, con scadenza triennale come il nostro, si programmano tante cose, si pensa di visitare amici, parenti, benefattori, adottanti e via di seguito.

[…] però le cose sono andate in maniera molto differente da quelli che erano i nostri “piani”.

Molti avvenimenti accaduti ci hanno di fatto modificato i nostri progetti, e quello che più conta, ci hanno fatto pensare e riflettere molto su quello che succede intorno a noi.

A volte anche la malattia può essere un dono del Signore; io, che ho dovuto subire un piccolo intervento chirurgico alla gola ho potuto toccare con mano cosa vuole dire ammalarsi e guarire in un paese del cosiddetto 1° mondo.

L’abbiamo ripetuto anche nei vari incontri e serate che abbiamo fatto, sembra che lo sport nazionale in Italia sia la critica; noi che siamo abituati a toccare con mano cosa vuol dire non avere un’assistenza medica adeguata non abbiamo potuto che apprezzare la gentilezza e la professionalità del personale medico e paramedico.

Per questo ci sentiamo di esortarvi a ringraziare il Signore per il dono che vi fa della salute, ringraziatelo però, perché quando siete ammalati, avete la possibilità di avere a disposizione strutture e personale veramente di prima qualità.

Volete un paragone, eccovi due casi successi due settimane addietro: padre Dennis, il nostro “nuovo” vice-parroco ha pensato bene di inaugurare il suo arrivo ad Amapà con una rovinosa caduta mentre lavava la sua auto.

Assieme a padre Sisto lo portiamo in ospedale, è il sabato pomeriggio e l’unico medico che abbiamo si è concesso un meritato riposo andando nel suo podere situato fuori città, andiamo alla ricerca del medico che una volta trovato va in ospedale e visita padre Dennis.

La diagnosi è che il padre non ha niente di rotto, solo una slogatura al polso, il mercoledì successivo però la mano e l’avambraccio sono gonfi e danno molto dolore così padre Dennis prende la corriera di linea e va a Macapà, il responso delle lastre fatte in città diranno che c’è un osso (il radio) rotto in due punti, un mese di gesso e via. La signora Elzira invece è caduta in casa e si è rotta un braccio, in ospedale le hanno steccato il braccio con due pezzi di tavoletta e una benda, perché di benda gessata qui non ne hanno e ora, col braccio rotto e storto, aspetta.

Di andare a Macapà neanche a parlarne perché la signora Elzira non ha neppure i soldi per mangiare, e così, armata di una santa pazienza e gran sopportazione, aspetta che il braccio guarisca da solo.  

RECORD?

La domanda che da vari giorni ci frulla per la testa è questa: abbiamo sì o no il diritto di essere citati nel libro dei Guinnes dei primati?

Vi spieghiamo subito il perché di questa domanda: venerdì nell’ospedaletto d’Amapà è nata una bambina di sette mesi, benché non esista culla termica o altre attrezzature del genere, la piccola, di dimensioni veramente da “bambolina”, ha dimostrato una voglia di vivere veramente notevole ed è già stata dimessa dall’ospedale assieme alla madre.

E non è la piccola a dover finire sul libro citato prima, ma la madre perché alla “veneranda” età di diciassette anni è diventata mamma per la terza volta! Certamente sarà una lotta serrata per la conquista del titolo tra lei e Lauziane che d’anni ne ha ventidue e di figli ne ha sette! L’abbiamo già detto varie volte che qui molte ragazze rimangono incinte giovanissime, attualmente ce ne sono due d’undici anni; così si ritrovano a vent’anni con quattro o cinque figli, conosciamo una signora che ha ventiquattro figli.

[…] Come vedete qui di “materiale” per le adozioni non ne manca, anzi.  

ADOZIONI

Il giorno 30/01/2004 sono rimasto a Milano al PIME per ricevere telefonate e visite delle persone che hanno sottoscritto adozioni dei nostri bambini, ragazzi e ragazze, alla sera abbiamo fatto un incontro con la visione di fotografie; è stata veramente una bellissima giornata. Alcuni adottanti mi hanno invitato a casa loro per conoscermi e per parlare degli adottati. Dalle vostre telefonate e dalle vostre visite ho avuto ancora una volta la certezza che per tutti voi l’adozione a distanza di un bambino non è un gesto fatto per mettersi la coscienza in pace, ma un gesto d’amore sentito e partecipato.

Un grazie di cuore per quello che fate, molti di voi mi hanno detto che il loro aiuto sembra veramente poca cosa, io vi dico ancora una volta che a voi potrà sembrare poco l’aiuto che date però per noi che vediamo di persona quello che il vostro contributo riesce a fare possiamo garantirvi che trecento euro all’anno possono cambiare la vita di un bambino.

Tutti i bambini e i ragazzi in età scolare, che sono aiutati attraverso l’adozione a distanza, vanno a scuola solamente perché, attraverso il vostro aiuto, possono comperare il materiale scolastico e la divisa della scuola. Alcuni ragazzi, che per vari motivi sono stati tolti dalle adozioni a distanza, hanno smesso subito di studiare: senza quest’aiuto è difficile per loro continuare.

E permettetemi, da questo piccolo notiziario, di ringraziare anche Fabrizio Carabelli, responsabile al PIME di Milano dell’ufficio che si occupa delle adozioni a distanza, e assieme a lui voglio anche ringraziare i suoi due collaboratori; sono tre persone che fanno il loro lavoro con amore ed entusiasmo e senza il loro indispensabile e disinteressato contributo le adozioni a distanza non potrebbero esistere.

[…]  

Progetto Andiroba

Così è stato chiamato il nuovo progetto che stiamo iniziando.

L’andiroba è un albero dell’Amazzonia, appartiene alla famiglia del mogano ed è una pianta di cui si usa tutto: le foglie per fare tisane, dal frutto si ricava un olio molto usato nella medicina omeopatica, il legno è un’essenza molto pregiata, mentre dalla corteccia bollita si ricava un decotto. Come potete ben vedere è un albero di cui non si butta via proprio niente, e cosi vuole essere questo nostro progetto: utile a tutti.

Il progetto é dedicato a monsignor Giovanni Risatti, missionario del PIME e poi vescovo di questa diocesi, morto prematuramente il 9 settembre scorso.

Il nostro viaggio in Italia ci ha permesso di trovare ulteriori aiuti e tutto lascia ben sperare che per settembre s’inaugurerà il centro, manca ancora la copertura finanziaria per il progetto agricolo però l’H.O.P.E. d’Angera ci ha promesso aiuto e di solito la Provvidenza fa anche lei la sua parte, così abbiamo buone speranze di realizzare il progetto che c’eravamo preposti.

Dobbiamo ringraziare anche le numerose persone che, attraverso donazioni personali, ci stanno aiutando, qui preferiamo non fare nomi perché altrimenti dovremmo fare un notiziario di nomi, però li abbiamo scritti su di un quadernetto e ci ricordiamo di voi nelle nostre preghiere.

Il progetto in alcune parti è gia operante, per esempio nella pastorale del bambino, Niuza ha fatto annunciare alla radio locale che servono volontari per visitare le famiglie in vari rioni ove la pastorale non è ancora operante e, per dire la verità, varie persone si sono presentate per dare la propria disponibilità.

Questo lascia ben sperare per capillarizzare sempre più questo importante strumento d’aiuto ai bambini.

Anche le adozioni a distanza sono operanti già da tre anni, con le ultime adozioni che abbiamo inviato in Italia sono 120 i bambini aiutati attraverso quest’importante strumento d’aiuto alle famiglie più povere. Niuza ha incominciato anche ad incontrare alcune ragazze incinte, bisognerà presto iniziare a visitare le loro famiglie e con loro vedere quello che è meglio fare per il loro futuro.

E questo è tutto, speriamo che anche nel prossimo Eco da Pororoca di giugno possiamo darvi buone notizie, per intanto vi ringraziamo ancora una volta e vi auguriamo ogni bene.


Con affetto e stima in Cristo e Maria,


Carlo, Niuza, Lorena, Francisca, Wellen e Anna.


P.S.:Abbiamo dovuto cambiare indirizzo di posta elettronica, il nuovo è: alpamapa@libero.it Dato che ad Amapà non è più possibile collegarsi ad internet lo faremo solamente quando andremo a Macapà; di conseguenza sarà circa una volta al mese che potremo aprire la nostra cassa postale di posta elettronica.





Eco da Pororoca
Numero 8 -- Settembre 2003

Carissimi,

eccoci ancora tra di voi per portare nelle vostre case la nostra esperienza missionaria.

Questa volta però vogliamo portare un’esperienza diversa vista non con i nostri occhi ma con gli occhi di una giovane coppia di Grandate (CO) che dopo aver terminato il corso missionario di due anni all’ALP (Associazione Laici PIME) e nove mesi di matrimonio ha deciso di fare un’esperienza di un mese nella nostra missione.

Questa loro esperienza è stata per noi un bagno di freschezza e di gioventù, è stato un altro grande dono che Dio ci ha fatto. Alla fine della loro esperienza, al ritorno in Italia ci hanno scritto i loro pensieri, sono stati troppo buoni con noi tanto che fanno venire il sospetto che li abbiamo pagati per parlare bene di noi. Leggere per credere.

Grandate 25/08/2003. La nostra esperienza in missione con Carlo, Niuza e Padre Sisto e la gente di Amapà ha sicuramente segnato la nostra vita. Ci sono dei momenti particolari, in cui un uomo, incontra sul proprio cammino, persone e situazioni tali che lo mettono di fronte a domande e a scelte. La nostra esperienza ad Amapà ha portato alla luce una visione reale e concreta di che cosa possa essere la missione in mezzo ai poveri e ai bisognosi.

Pensavamo che la povertà fosse solo una questione pratica, fatta di cose materiali, invece a volte si riesce ad intuire che la povertà più grande e dolorosa è quella interiore. Ci siamo trovati davanti ad una situazione indubbiamente di povertà materiale, fatta di case di legno fatiscenti essenziali all’interno per non dire vuote di ogni strumento elementare per poter vivere. Molti bambini malnutriti, abbandonati a se stessi, ad un destino comune, che non si sa dove porta, a sporcizia, e ad altre situazioni concrete inaccettabili.

Crediamo però che tutto questo sia solamente la punta di in iceberg, che la vera povertà sia quella interiore, quella che non ti dà la speranza, quella che non ti permette di credere in un futuro migliore. Qualche tempo fa mi è capitato di leggere questa frase:"Se i ricchi diventeranno sempre più ricchi i poveri diventeranno sempre più poveri".

Questa è un po’ la condizione in cui le persone che abbiamo incontrato vivono, si trovano nell’incapacità di poter crescere. Da una parte nessuno li aiuta, e dall’altra molti preferiscono mantenerli nell’ignoranza riempiendoli di promesse false. Immaginate di trovarvi in una stanza enorme, fatto di vetro, con la possibilità di vedere all’esterno cosa bellissime, ricchezze enormi disponibili per tutti. All’interni solamente il nulla, ma tante porte che se lasciate aperte permetterebbero di uscire e rientrare portando miglioramenti per tutti. Purtroppo le chiavi le tengono in mano i ricchi e i politici che non hanno nessuna intenzione di usarle per aprire queste porte.

E allora la speranza diventa utopia, portando le persone a vivere solo il presente. Questa visione limitante della propria vita porta a conseguenze devastanti per la persona e per la comunità. I pochi soldi che guadagnano vengono spesi in alcolici, divertimenti, acquistando per lo più prodotti che riescono a soddisfare un bisogno presente.

Le ragazze vivono la maternità molto precocemente, qui è "normale" vedere una bambina di 12 anni incinta. Non esiste una visione e un concetto di maternità e di paternità responsabile. A molti verrebbe da rabbrividire pensando a situazioni di questo genere, qui però è così, e sarebbe estremamente sbagliato giudicare la cultura di un popolo dove noi siamo stranieri.

E’ vero però che alcuni valori prescindono da religioni, credo, culture, l’amore è un sentimento universale riconosciuto da tutti come positivo. Torniamo allora al principio, la missione, Carlo e la sua famiglia, padre Sisto, persone capaci di donare speranza e amore a queste persone. Ecco cosa abbiamo capito da questa esperienza missionaria, siamo riusciti ad intuire che è necessario partire dalla donazione di se stessi come ha fatto Gesù Cristo per noi per poter dare speranza a molti.

Ognuno a seconda dei propri talenti, è chiamato a donare, sia che decida di farlo ai confini del mondo, sia sotto casa. Carlo e la sua famiglia insieme a P. Sisto hanno scelto di amare il prossimo proprio qui ad Amapà, in mezzo a questo popolo. Carlo è un po’ il tuttofare, educa alcuni ragazzi attraverso un progetto chiamato "Scuola Agricola" ad allevare galline, quaglie, conigli, maiali e a coltivare. Segue scrupolosamente tutte le famiglie che ricevono aiuti con le adozioni a distanza, porta la comunione agli ammalati, e misura la pressione, e mille altre cose.

Niuza insegna a una cinquantina tra donne e ragazze a ricamare e a cucire. Questo corso ha molteplici finalità educative, insegna un lavoro permettendo alle ragazze di guadagnare qualche soldino vendendo i propri lavori, le toglie dalla strada, crea una cultura che valorizza la figura della donna, cosa che qui è ancora poco sentita. Si dedica ad un progetto in aiuto ai bambini chiamato "Pastorale del bimbo" che ha come finalità promuovere all’interno di famiglie povere una linea basse da seguire per crescere correttamente i figli. La pastorale oltre a promuovere teoricamente comportamenti da adottare con i bambini, distribuisce un composto nutritivo da integrare all’alimentazione quotidiana, che aiuta il piccolo a crescere ricevendo un’alimentazione completa dal punto di vista nutrizionale. Fa la catechista, prepara i ragazzi per la Cresima, e oltre a tutto questo è mamma a tempo pieno di quattro piccole e grandi pesti.

P. Sisto svolge un lavoro veramente encomiabile, crediamo che solamente il Signore possa donargli la forza e la pazienza che questo uomo possiede. Con il suo Toyota gira per tutte le comunità della parrocchia di Amapà portando la parola di Cristo. Un missionario veramente bravo, di poche parole, ma di una profondità d’animo straordinaria. Insieme a Carlo e Niuza è riuscito a creare una sintonia e una comunione molto forte, cosa che non va data per scontata quando laici e sacerdoti lavorano insieme.

La nostra piccola esperienza (un mese) ha potuto farci sfiorare solamente una realtà così vasta come è quella brasiliana, vogliamo ringraziare il Signore che attraverso tutte la persone che abbiamo incontrato ci ha trasmesso un chiaro messaggio. Ora tocca a noi comunicarlo attraverso la nostra vita, nel quotidiano e con gesti concreti.

Un grosso saluto a tutti.

Con amicizia.

Manolo e Claudia.

Progetto dispensario medico, Centro di ascolto e di accoglienza.

Con l’arrivo dei primi aiuti stiamo comperando il materiale per rifare il tetto della struttura che ospiterà sia il dispensario che il centro di ascolto. Purtroppo qui in Brasile l’inflazione ha ripreso a galoppare e la spesa che era stata preventivata per il tetto intero ora basta solamente per comprare le lastre grecate per la copertura.

All’inizio di ottobre arriverà per la visita di un mese Emanuela, un’infermiera diplomata di Mantova che secondo i piani del progetto dovrebbe venire a lavorare con noi per occuparsi del dispensario, per coordinare il lavoro della pastorale della criança (pastorale dei bimbi) e se le avanzerà del tempo seguirà il parroco nelle sue "pellegrinazioni" a visitare le piccole comunità dell’interno dove la gente vive in condizioni incredibili. Diciamo meno male che viene ad ottobre così possiamo ingannarla bene, ad ottobre siamo nel bel mezzo della stagione secca così non riuscirà a vedere cosa vuol dire rimanere infangati nelle nostre strade. La giovane coppia di Grandate in un mese ha fatto più volte questa esperienza.

Siamo sicuri che il Signore continuerà ad aiutarci come ha sempre fatto e questo ci lascia tranquilli pur in mezzo a tanti problemi e necessità. La nostra esperienza in questi sei anni di missione ci porta a guardare avanti con fede, coraggio e determinazione. Dio è fedele e questo ci dovrebbe bastare e avanzare, poi però ci siete tutti voi che con le adozioni, le offerte quaresimali, le offerte municipali, le lettere e le e-mails e soprattutto con le vostre preghiere e i vostri esempi ci spronate ad essere strumenti di amore e fratellanza per questa nostra gente.

In fondo il nostro dovere si riduce a questo: dire ai nostri fratelli brasiliani che Dio li ama anche attraverso di voi, la consapevolezza di essere figli di Dio è la più grande ricchezza dell’uomo, questo cerchiamo di dire attraverso il nostro essere missionari.

Se fossimo santi forse riusciremmo a fare ottime cose e condurre al Signore al nostro popolo, purtroppo siamo quel che siamo anche dopo gli elogi di Manolo a Claudia. Siamo strumenti nelle mani del Signore, lasciamo a Lui il nostro tempo perché Lui lo possa usare nel miglior modo possibile, come solo Lui sa fare.

In questi giorni nella parrocchia di Angera don Rino festeggia i 50 anni di sacerdozio, a giugno un ex chierichetto è diventato sacerdote, quanti doni e quanti esempi Dio ci dà, tocca a ognuno di noi seguirli.

In Cristo e Maria. Carlo, Niuza, Lorenza, Francisca, Anna Wellen. P.S. Ai primi di dicembre verremo in Italia per passare due mesi di "ferie", sarebbe bello potervi incontrare. Se volete, potete mettervi in contatto con noi dopo il 10 dicembre, telefonando a questo numero 0332-766750 Inizio pagina    

Dal Brasile: Eco da pororoca Dicembre 2001 

Grazie In questi giorni ci sono giunte varie lettere da parte di amici e di persone che hanno sottoscritto le nostre adozioni di amore.

Sinceramente siamo rimasti molto stupiti e commossi di come state seguendo la scuola e i vostri ragazzi; sono arrivate anche alcune telefonate di persone che vogliono sapere come fare per aiutare ulteriormente la scuola.

In tutto questo vediamo una volta di più la mano del Signore e della sua divina Provvidenza; questo Signore che non solo ci ha dato di poter essere nella vita quello che più desideravamo: una famiglia missionaria ma ci accompagna quotidianamente facendosi carico delle fatiche più pesanti, lasciando a noi di essere considerati da qualcuno alla stregua di eroi.

No, cari amici, noi siamo una semplice famiglia che è né più né meno come una delle vostre, abbiamo solo scelto questa vita perché Lui ci ha fatto amare la Missione ed abbiamo imparato ad avere fede in Lui e sappiamo che ci è dato da fare solo quello che la nostra fragile natura umana può fare; il resto per fortuna è Dio che lo fa e guai se non fosse così.

Il Natale e le feste di fine anno sono ormai alle porte, anche se è sempre un po’ difficile abituarsi ad un Natale sotto un sole cocente che ti porta ad asciugarti il sudore in ogni momento. Però lo spirito di attesa grazie a Dio è rimasto intatto. Ci sono nel cuore molte cose da chiedere a Gesù che nasce: innanzitutto la pace per questo mondo sempre più dilaniato da guerre, odi e violenze. E noi guardandoci intorno e osservando la realtà che ci circonda, potremmo aggiungere molte altre cose vedendo quante sono le necessità della nostra gente. Però non chiederemo nulla se non di far conoscere a tutti quanto Dio nella sua infinita misericordia ci ama e vede e provvede per tutti i suoi figli. E non possiamo ringraziarvi ancora una volta per il vostro interessarvi della nostra missione e per l’aiuto che ci date.

A suor Stefania Berrini, missionaria dell’Immacolata che per molti anni ha lavorato qui in Brasile, abbiamo inviato il primo numero di questo informatore; ci ha risposto dicendo che inviando anche a lei il notiziario ci perdiamo economicamente perché lei non ha niente da darci in cambio, se non la sua preghiera. Ecco, questo è “l’investimento” più proficuo per la missione, perché senza questo tipo di carburante non si può andare avanti.

La missione, come il mondo intero, ha bisogno di preghiere per andare avanti sulla strada della pace e dell’amore. Ce lo ha detto anche Gesù che senza di lui non possiamo far nulla. A tutti voi carissimi amici, adottanti e benefattori auguriamo un Santo Natale ricolmo di pace, amore e serenità e un nuovo anno pieno delle grazie del Signore.

Ragazze madri

Uno dei problemi più seri che affligge la comunità in cui viviamo è assieme all’alcol, l’altissimo numero di ragazze madri. Sono tantissime e di età sempre più giovane, a volte addirittura ragazzine di dodici, tredici anni. Può succedere anche in Italia che una ragazza giovanissima rimanga incinta, però è un caso isolato in un contesto che tutto sommato tiene, anzi ha il problema di poche nascite. Qui la famiglia già non esiste come istituzione, figuriamoci come modello cristiano. Il matrimonio civile non lo contraggono nemmeno il dieci percento delle coppie che si mettono insieme, quello cattolico forse non raggiunge il cinque percento. Di solito un ragazzo e una ragazza si piacciono e subito vanno a vivere insieme. Passano un periodo più o meno lungo assieme e mettono al mondo vari figli, poi di solito il ragazzo trova una più giovane, lascia la compagna e se ne va con l’altra. È un circolo vizioso dal quale non si vede una via d’uscita. È la mentalità? È il mondo in cui vivono? È perché la famiglia non è vista come un valore? È perché il brasiliano del nord ha una visione della vita che lo spinge a vedere solo il presente e non il futuro?

Le domande possono essere infinite, come lo possono essere le risposte, il problema però è serissimo anche perché molte gravidanze indesiderate portano all’aborto o a casi limite come quello successo all’inizio di questa settimana. Una ragazza dopo aver dato alla luce il figlio in casa, lo ha strangolato con un pezzo di corda e soffocato con un sacchetto di plastica e ne ha gettato il corpicino in un pozzo. I vicini insospettiti per il comportamento strano della ragazza, hanno chiamato la polizia che ha fatto la macabra scoperta. Vedendo la realtà bisognerà che in un prossimo futuro si organizzi qualche cosa per non permettere che succedano fatti terribili come quello accaduto questa settimana e i molti aborti che vengono praticati.

Istituire un centro di ascolto e di accoglienza per ragazze madri?

Vedremo, preghiamo intanto il Signore perché ci dia un’idea su cosa è meglio fare.

Parroci

L’otto dicembre avremo nella nostra parrocchia il cambio del parroco. Se ne va padre Ilario Bianchi da tre anni alla guida della parrocchia e arriva padre Sisto Magro. È il terzo parroco che cambiamo in quattro anni. Un po’ tanti direte voi, è la stessa cosa che pensiamo anche noi però qui bisogna considerare che è molto differente che in Italia. Su una quarantina di preti che lavorano nella diocesi di Macapà, trenta sono missionari del PIME e il missionario a volte viene mandato in altri luoghi per necessità dell’Istituto. Padre Ilario ne è un esempio; è stato chiamato dal PIME in Italia per essere rettore della casa di Rancio di Lecco, ove vi sono i Padri anziani o ammalati. La nostra parrocchia è considerata, a ragione, una ammazza preti. È la più vasta della diocesi, da un capo all’altro sono ben trecento e ottanta chilometri. Tutte le strade per raggiungere sia i centri più importanti sia le piccole comunità sparse per tutta l’area sono tutte in terra battuta, il che vuol dire una polvere rossa che penetra per ogni dove nella stagione secca e fango a volontà nella stagione delle piogge. Il parroco è quasi sempre in giro al volante di un camioncino 4X4 che gli permette di raggiungere quasi tutte le comunità della parrocchia. Le spese del gasolio e della manutenzione del mezzo sono notevoli e le entrate della parrocchia sono tanto scarse che non si riesce nemmeno a pagare le bollette della luce. Per fortuna che dall’Italia gli amici, i parenti e le parrocchie di origine danno un aiuto altrimenti i missionari qui farebbero la fame. Certo che qui i nostri preti fanno una vita dura, però è una vita che vale la pena di essere ben spesa.

Testimoni

Nel nostro tempo e nella società di oggi sempre di meno abbiamo bisogno di parlatori e sempre più di testimoni. E noi qui di testimoni di vita per fortuna ne abbiamo abbastanza.

Di due persone in particolare dobbiamo rendere grazie a Dio per la testimonianza di vita missionaria che rendono anche a noi laici. I due sono padre Lino Simonelli casse 1913 e padre Angelo Negri classe 1917. Guardando l’anno di nascita si potrebbe dire che sono anziani, vedendoli con quale freschezza ed entusiasmo parlano, possiamo dire che sono e resteranno sempre giovani.

Padre Lino è il buon umore in persona, sempre allegro e disposto alla battuta: è il giullare della comunità dei padri; giullare nel senso buono perché con lui la malinconia non si sa neanche che esista. L’unico problema semmai è che quando racconta le barzellette durante il pranzo, si corre il rischio di sputare il boccone a chi sta di fronte. Dire però solo di questo suo lato sarebbe fargli un torto. Infatti è un uomo di grande esperienza e di grande prudenza; è arrivato qui col primo gruppo di missionari del PIME giunti nell’Amapà nel 1948. Tutti i giorni visita gli ammalati all’ospedale e lì celebra la S. Messa. È l’orticoltore e giardiniere della casa regionale.

L’altro testimone di vita è padre Angelo Negri, milanese purosangue di Porta Romana, anche lui giunto in queste terre col primo drappello di missionari nel 1948. Alla verde età di 84 primavere, ricopre ancora la carica di cancelliere della curia diocesana, ed è rettore della casa regionale del PIME a Macapà. Inoltre è sempre in giro ad aiutare i preti della città di Macapà per confessare e celebrare le S. Messe. E come se questo fosse ancora poco va a fare la spesa per la casa regionale.

Quando si va a Macapà e si pernotta nella casa regionale, potete stare tranquilli che in qualsiasi ora si arriva si troverà sempre padre Angelo a riceverci e sempre avrà lasciato qualche cosa da bere o da mangiare per l’ospite. Sono veramente due grandi testimoni per tutti noi, laici e consacrati; due persone che anche se come tutti noi non sanno fare miracoli, fanno bene quello che gli è chiesto di fare. Per fortuna che di andare in pensione non ci pensano, abbiamo troppo bisogno della loro testimonianza per lasciarli scappare.

È ora giunto il momento di salutarvi, speriamo che questo notiziario vi arrivi prima delle feste natalizi. Grazie ancora di cuore per tutto quello che fate e farete per noi. A voi e alle vostre famiglie auguriamo con gioia Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

In Cristo e Maria Carlo e Niuza Fumagalli Carlo e Niuza Fumagalli E.A.T.A Caixa Postal 11 68950-000 Amapà AP - Brasil -

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